Listini americani contrastati in apertura in quest'ultima seduta settimanale, in cui rimane viva l'incertezza relativa all'estensione della legge di spesa che scadrà a mezzanotte. Il Dow Jones avvia la giornata in ribasso dello 0,09% a 25.994 punti, mentre fanno meglio l'S&P500 (+0,14% a 2.801 punti) e il Nasdaq (+0,16% a 7.307 punti).
Dopo l'approvazione della Camera, oggi il Senato voterà per evitare la parziale chiusura degli uffici governativi a partire da domani. Sebbene in passato gli Stati Uniti abbiano già rischiato lo shutdown, mai come questa volta "i mercati hanno assunto un atteggiamento così noncurante", sostiene Stephen Innes, head of trading in Asia di Oanda. "L'economia resta in buona salute e servirebbe una chiusura prolungata degli uffici per avere un impatto significativo sulla crescita", aggiunge Craig Holke, investment strategy analyst di Wells Fargo Investment Institute, puntualizzando che "generalmente in passato la reazione a questi eventi è stata pacata e così dovrebbe essere anche questa volta".
Mentre Derek Halpenny, head of global markets research di Mufg, avverte che sul fronte valutario, "Un eventuale shutdown potrebbe spingere ulteriormente al ribasso il dollaro". Il biglietto verde continua infatti a perdere terreno, con il Wsj Dollar Index che frena dello 0,05%, sui minimi dal 2014, mentre il cambio euro/dollaro staziona sopra quota 1,22 a 1,224. Per l'esperto, l'incertezza legata alle questioni politiche potrebbe iniziare a impattare sulle aspettative di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed a marzo e la probabilità di un aumento del costo del denaro tra due mesi è per il momento pari all'80%.
Il rendimento del Treasury decennale sale al 2,614% dopo aver chiuso la giornata di ieri sui massimi da oltre tre anni. "I dati macro potrebbero mettere pressione alla Federal Reserve e c'è quindi la prospettiva concreta di quattro rialzi dei tassi di interesse quest'anno", sostiene Mike Bell, global market strategist di Jp Morgan Asset Management. "Al momento però gli investitori assegnano una probabilità del 14% a 4 aumenti del costo del denaro nel 2018 e del 50% a tre rialzi dei tassi". E proprio sul fronte macro, l'indice di fiducia dei consumatori elaborato dall'Università del Michigan relativo al mese di gennaio ha deluso le attese degli analisti. Il dato preliminare si è attestato a 94,4 punti, dopo i 95,9 punti della fine dello scorso mese e i 96,8 punti di metà dicembre, mentre gli analisti attendevano una lettura a 97 punti.
I riflettori rimangono sempre puntati sulle trimestrali. Ibm, che in apertura cede il 3,55%, ha riportato nel quarto trimestre un aumento dei ricavi su base trimestrale per la prima volta dopo 23 cali consecutivi. Nel dettaglio, il dato ha registrato una crescita del 3,6% a 22,54 miliardi di dollari grazie soprattutto alle vendite dei computer, (+32% a 3,33 miliardi di dollari) e al cloud (+30% a 5,5 miliardi di dollari). I tassi di cambio valutario hanno giocato a favore di Ibm, con un impatto positivo di 3 punti percentuali sulla crescita dei ricavi. Il gruppo tech ha reso noto di aver iscritto a bilancio un onere da 5,5 miliardi di dollari derivante dalla riforma fiscale approvata negli Usa, che ha portato a chiudere il trimestre con una perdita di 1,05 miliardi di dollari.
Anche American Express ha dovuto fare i conti con gli oneri straordinari dovuti alla riforma fiscale appena approvata, e il titolo cede l'1,66%. Il gruppo delle carte di credito ha annunciato infatti di avere archiviato l'ultimo trimestre del 2017 con una perdita di 1,12 miliardi di dollari, a causa di oneri pari a 2,6 miliardi. Quella di ieri è stata l'ultima trimestrale firmata dal ceo uscente Kenneth Chenault, che a fine mese sarà sostituito dall'attuale vicepresidente del gruppo Steve Squeri.
Nel frattempo Google guarda alla Cina e apre in rialzo dello 0,15%. Il colosso del web ha firmato un accordo di licenza con Tencent Holdings per sviluppare un‘ampia serie di prodotti nel paese asiatico, dove il suo app store, il suo motore di ricerca e il servizio mail Gmail sono bloccati dalle Autorità. Le due società hanno siglato un accordo per la concessione reciproca di licenze a lungo termine, ma i dettagli finanziari della transazione non sono stati rilasciati.
Infine, Coca-Cola (+0,44%), si sta impegnando a raccogliere e riciclare il 100% del packaging dei suoi prodotti entro il 2030. L'obiettivo fa parte di un'iniziativa di sostenibilità che il gigante delle bibite gassate ha chiamato "World Without Waste." La società non ha rivelato quanto intende spendere per raggiungere l'obiettivo, sebbene abbia dichiarato che queste mosse potrebbero portare a futuri risparmi. Coca-cola ha anche annunciato che intende produrre, entro il 2030, bottiglie per circa il 50% da materiale riciclato.