L’azienda di batterie del colosso tedesco dell’auto Volkswagen, PowerCo, guarda con maggiore attenzione alla possibilità di finanziamenti esterni - inclusa anche un’eventuale ipo in borsa - mentre il gruppo di Wolfsburg stringe la cinghia sugli investimenti.
A spiegarlo è stato l’amministratore delegato Frank Blome, sottolineando che la società è «adeguatamente finanziata», ma che con la casa madre sotto pressione occorre valutare nuove opzioni: dall’ingresso di investitori a joint venture fino alla quotazione. Un’ipo «potrebbe funzionare in linea di principio», ha detto Blome, ma la decisione finale spetta a Volkswagen.
Il contesto è complesso: il gruppo ha chiuso il terzo trimestre con una perdita di 1,3 miliardi di euro e il ceo Oliver Blume ha annunciato un budget di investimenti più restrittivo, tra concorrenza crescente (soprattutto in Cina), dazi Usa e costi della transizione elettrica. Non a caso il budget di PowerCo è stato ridotto negli ultimi mesi da 15 a meno di 10 miliardi di euro.
Le valutazioni finanziarie arrivano però in un momento chiave sul fronte industriale, all’indomani della scelta dell’Ue di rivedere il target del 2035, riammettendo anche le auto con motore termico e non soltanto elettrico. PowerCo ha appena avviato ufficialmente la produzione delle prime celle Unified Cell nella gigafactory di Salzgitter, primo impianto europeo del gruppo per batterie sviluppate e prodotte internamente.
Le celle - inizialmente basate su tecnologia Nmc - saranno testate su strada e debutteranno nel 2026 sui modelli elettrici compatti dei marchi Volkswagen, Škoda e Seat/Cupra. L’obiettivo è coprire internamente circa il 50% del fabbisogno del gruppo, per rafforzare la sovranità tecnologica e recuperare terreno rispetto a Byd e Tesla.
Salzgitter partirà con una capacità fino a 20 GWh, espandibile a 40 GWh, e farà da impianto guida per le altre fabbriche in costruzione a Valencia e a St. Thomas, in Canada. In origine PowerCo puntava a sei gigafactory in Europa entro il 2030, ma i piani sono stati ridimensionati per il rallentamento della domanda di auto elettriche nel continente.
Ora l’apertura a capitali esterni può diventare una leva chiave per sostenere lo sviluppo della filiera batterie senza appesantire ulteriormente i conti della capogruppo Volkswagen. (riproduzione riservata)