«Siamo vicini al livello al quale fermare l’incremento dei tassi» della Bce. Lo ha detto ieri il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco a un incontro dell’Ispi a Milano. Lo stesso messaggio è stato espresso in un’intervista dal banchiere centrale francese Villeroy de Galhau, secondo cui la durata della restrizione monetaria conterà più del livello dei tassi (come indicato in passato anche dal membro del comitato esecutivo Bce Fabio Panetta). Visco e Villeroy, come in precedenza il capoeconomista Philip Lane, hanno evidenziato i progressi dell’inflazione nell’Eurozona.
Queste posizioni fanno pensare che si stia rafforzando l’ipotesi di un mancato rialzo dei tassi della Bce nella riunione del 14 settembre, dopo nove aumenti consecutivi. Anche il portoghese Mario Centeno ha evidenziato i rischi per la crescita. Nel frattempo però alcuni falchi hanno ribadito, seppure con toni meno accesi che in passato, una preferenza per un’altra stretta che porterebbe i tassi sui depositi dal 3,75 al 4%.
In tal senso si sono espressi l’austriaco Robert Holzmann e lo slovacco Peter Kazimir. Nei giorni scorsi anche la tedesca Isabel Schnabel è sembrata pronta a un aumento, mentre il presidente della Bundesbank Joachim Nagel è stato più cauto. Il governatore olandese Klaas Knot ha detto che «forse» i mercati stanno sottostimando un rialzo: così ieri le probabilità secondo gli operatori sono salite dal 25 al 33%. Di conseguenza i mercati sembrano scommettere maggiormente su uno stop.
Ieri è stato l’ultimo giorno prima del quiet period che impone ai governatori il silenzio sulla politica monetaria nella settimana che precede il consiglio direttivo Bce. Tutti i banchieri centrali europei hanno evidenziato che «le opzioni sono aperte» per una delle riunioni più in bilico degli ultimi anni. L’incertezza potrebbe riguardare anche i meeting successivi: una pausa non escluderebbe un rialzo a ottobre. Molti governatori hanno allontanato nel tempo un eventuale taglio dei tassi.
Secondo Visco nell’area euro «ci sono segnali che possono essere rassicuranti rispetto ai forti rischi di inflazione che si temevano un anno fa». In futuro, secondo il governatore, servirà essere «aperti alla possibilità di muoversi in caso di nuovi shock inattesi sui prezzi», ma anche essere «prudenti nel guidare il ritorno dei tassi su livelli in linea con l’evoluzione dell’economia attesa in un equilibrio di medio periodo». Secondo il governatore della Banca d’Italia, in ogni caso, «le condizioni monetarie dovranno restare sufficientemente restrittive» per il tempo necessario per garantire il ritorno dell’inflazione al 2%.
Visco ha criticato di nuovo la posizione di chi (in primis Schnabel) sostiene che sia meglio fare troppo sui rialzi dei tassi, piuttosto che troppo poco. «Credo sia veramente sbagliato», ha detto il governatore. «Il rischio è evidente perché ci sono effetti ritardati» della politica monetaria, in particolare sui prestiti. «Stiamo già osservando che il credito sta andando giù. E la stretta non è ancora arrivata del tutto». Per Visco i tassi sono stati «fatti salire molto rapidamente, a volte un po’ troppo rapidamente a mio giudizio, ma sono andati dove dovevano andare», ha aggiunto. Però «le aspettative di inflazione si sono riportate al 2%. I mercati credono alla banca centrale».
Rispondendo a una domanda sul Superbonus, Visco ha detto che «ci sono stati degli interventi necessari durante la pandemia, ma non possono essere strumenti permanenti da tenere nel tempo. Il Superbonus doveva finire presto, che sia cresciuto con meccanismi un po’ strani lo abbiamo detto noi ma anche altri». (riproduzione riservata)