Var Group accelera l’espansione internazionale. L’ultima mossa, l’acquisizione dell’olandese Innofour, è un passo strategico per rafforzare la presenza nei mercati esteri. «Innofour ci permette di entrare in territori che fino a oggi non presidiavamo: Benelux, Danimarca, Paesi nordici, e di proseguire la nostra espansione internazionale, attualmente focalizzata sull'Europa», sottolinea Francesca Moriani, ceo del gruppo controllato da Sesa, attivo nel settore dei servizi e delle soluzioni digitali. Con un fatturato di 6 milioni e un ebitda margin del 10%, Innofour si integrerà con la business unit Var Industries, che insieme a Yarix, brand di competenza per la cybersecurity dell’azienda, vanta un’ampia presenza internazionale (giro d'affari di 65 milioni).
L’integrazione sarà veloce. «Ci aspettiamo di raggiungere sinergie nel medio termine. Anche a livello di piattaforme, l’incorporazione sarà molto rapida per poter poi incrementare il business localmente», prevede l’ad. Ma la strategia di crescita non si ferma qui. «Continueremo con acquisizioni verticali per espandere il portafoglio dell’offerta. Questo è uno step che richiederà più tempo perché implicherà ulteriori investimenti su quel territorio», continua Moriani.
L’approccio è chiaro: crescita esterna con una visione industriale, non finanziaria. «Accompagniamo le aziende nella trasformazione digitale, quindi cerchiamo competenze specifiche nelle società target», la premessa dell’ad. Var Group punta forte sul mercato europeo con investimenti mirati in Svizzera, Germania, Spagna, Francia, Benelux e Paesi nordici. In particolare, ha individuato opportunità nel mondo dell’intelligenza artificiale e della cybersicurezza.
Anche perché nei suoi viaggi in Europa l’ad ha scoperto che alcuni Paesi, come la Svizzera e un po’ a sorpresa la Germania, sono rimasti indietro nelle infrastrutture legate alla cybersicurezza. «Avendo un team molto performante dedicato a questo, il nostro obiettivo è riuscire a esportare questo tipo di competenza in territori dove oggi il tema è un nervo scoperto. Dunque, nei prossimi mesi investiremo sicuramente in Germania. Non abbiamo limiti di spesa e non ci precludiamo nulla. Ma in caso di acquisizione privilegiamo società più grandi e più strutturate rispetto a quelle più piccole», chiarisce la top manager.
Var Group ha chiuso l’ultimo esercizio fiscale al 30 aprile 2024 con un fatturato di 823 milioni e ha oltre 8 mila clienti. Tra questi figurano nomi di spicco come Leonardo e McDonald's, realtà importanti del settore automotive, come Ducati, Lamborghini e Audi, e della grande distribuzione organizzata, per esempio Conad. Da due anni lavora con Luxottica.
Parallelamente all’espansione internazionale, il gruppo continua a investire a livello nazionale. Solo nell’ultimo anno ha assunto 700 persone (4.100 i dipendenti totali nel 2025) e ha creato un team dedicato alla talent acquisition, con l'obiettivo di individuare risorse qualificate e aprire nuove sedi dopo quelle di Treviso, Bologna e quella vicino a Monaco in Germania. A brevissimo ne sarà inaugurata una nuova ad Andorra. Nel dna di Var c’è la ricerca e sviluppo. La società ha «un'anima» dedicata alle soluzioni applicative e gestionali per il segmento small business. È la business unit Pluribus, che sta per lanciare Nautilus, un sistema gestionale proprietario proattivo di nuova generazione. Un’interfaccia per la piccola azienda, semplice, funzionale di raccolta dati, ma anche di analisi della solvibilità di clienti e fornitori. «Un sistema che stiamo mettendo in produzione in questi giorni», aggiunge la ceo.
Il futuro è ancora più ambizioso: Var Group sta investendo sull’intelligenza artificiale generativa. «Dobbiamo far sì che l'AI generativa venga integrata all'interno dell'organizzazione di un’azienda, deve diventare a tutti gli effetti un collega, attivo 24 ore al giorno, capace di accedere e soprattutto correlare una quantità enorme di dati in modo immediato. In ogni caso ha bisogno dell'intelligenza umana», spiega Moriani.
Nonostante la rapida crescita, Var Group esclude, per ora, uno spin-off da Sesa. «Prendiamo in considerazione tutte le strade, ma non è una delle nostre strategie perché il gruppo Sesa è solido, ispirato dai tre soci fondatori e guidato da un management team coeso con le nuove generazioni di cui faccio parte. Poi la nostra non è mai stata una strategia guidata dalla finanza, ma da un approccio imprenditoriale e industriale. Quindi, non ne sentiamo l'esigenza». L’obiettivo di breve termine? Chiudere l’esercizio ad aprile con un fatturato intorno ai 900 milioni. E Moriani ha un traguardo ancora più ambizioso: «Nel 2027 festeggerò i miei 50 anni superando il miliardo di fatturato». (riproduzione riservata)