Prende forma l’offerta di Bper per i servizi di pagamento e la depositaria di Bff. Come anticipato da MF-Milano Finanza, il 10 settembre il gruppo emiliano guidato da Gianni Franco Papa e controllato da Unipol ha presentato una proposta non vincolante per le due divisioni dell’istituto milanese specializzato nel factoring. Fonti di mercato parlano di circa 400 milioni di euro, cifra lontana dai desiderata di quei soci di Bff (come Paolo Basilico e Marco Drago) che il 18 agosto hanno inviato una lettera al board della banca per evitare una svendita.
Nel documento gli azionisti avevano indicato una valutazione dei servizi di pagamento e della depositaria molto più alta: circa un miliardo alla luce dei 120 milioni di utile ante imposte generati dai due business. Ci sarebbe insomma un gap di circa 600 milioni con l’offerta recapitata da Bper, forbice che di certo verrà evidenziata dai soci di minoranza nell’incontro fissato con il consiglio di Bff tra questa e la prossima settimana.
L’offerta di Bper è condizionata a tre fattori. La prima: una piena due diligence di Bff, anche perché l’istituto è finito nel mirino di Bankitalia, che dal 2024 a oggi ha imposto la riclassificazione in crediti scaduti di circa 3 miliardi e a marzo ha imposto Francesco Fioretto e Raffaele Lener come commissari per affiancare il board capitanato dal ceo Giuseppe Sica. Poi Bper ha richiesto la presenza di garanzie sulla sussistenza di un adeguato livello di capitale.
Proprio il capitale è il principale problema di Bff, legato soprattutto al factoring, visto che dal 2028 la banca rischia di tornare sotto i requisiti regolamentari per la progressiva applicazione del calendar provisioning. La terza condizione è la presenza di un partner per la divisione factoring, business ad alto assorbimento di capitale che faticherebbe a restare in piedi senza la depositaria.
Da questo punto di vista tutti gli indizi portano ad Amco, che ha già presentato un’offerta. Il servicer del Tesoro guidato da Andrea Munari avrebbe però evitato di indicare un prezzo perché vorrebbe da Bff maggiori certezze sulla qualità del portafoglio esistente.
Una situazione che potrebbe favorire invece Cerberus: il fondo americano propone un aumento di capitale da 180 milioni per il 30% dell’istituto milanese, con diritto di opzione per i soci che non vorranno diluirsi. Si tratterebbe di un’iniezione di risorse che permetterebbe a Bff di guadagnare tempo con il calendar provisioning, dando nel frattempo modo al fondo di private equity di rimettere in carreggiata la divisione factoring, ad esempio vendendo la parte più problematica del portafoglio estero.
Altre offerte non vincolanti sono arrivate da CF+ e da Sella, ma per i soli servizi di pagamento, mentre Banco Bpm (che contattata risponde «no comment») non ha ancora presentato proposte formali.
Intanto Bper accelera sulla razionalizzazione del gruppo dopo l’integrazione del 2025 della Popolare di Sondrio a livello di fabbriche prodotto. La controllata Bibanca ha convocato per il 13 ottobre l’assemblea straordinaria per approvare la fusione di Bnt Banca (Banca della Nuova Terra), società già appartenente al gruppo valtellinese. L’operazione punta a semplificare il perimetro del gruppo emiliano. Di fatto si tratta di due fabbriche prodotto attive nel credito al consumo e, in particolare, nella cessione del quinto. La fusione sarà efficace dal 16 novembre. (riproduzione riservata)