Asia in rosso, martedì 15 settembre, con i prezzi del petrolio ancora alti e il timore per una frenata nello sviluppo dell’AI. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei è sopra la parità, l’Hang Seng cede lo 0,5%, Shanghai lo 0,2%, il Kospi oltre l’1%. Il greggio guadagna l’1,5% con il Wti a 102,9 dollari e il Brent a 107,2. I futures sul Nasdaq lasciano sul terreno lo 0,4%. Il Treasury decennale ha sfondato nel frattempo il 5%.
L’indice Nikkei 225 è salito dello 0,1% interrompendo una serie di due sedute consecutive in calo, grazie al rimbalzo di alcuni titoli tecnologici, mentre gli investitori continuano a valutare le prospettive del settore dell’intelligenza artificiale. I titoli tecnologici erano stati sotto pressione lunedì dopo che il ceo di Anthropic, Dario Amodei, aveva chiesto di rallentare il ritmo dello sviluppo dell’AI per ridurre i potenziali rischi.
Gli investitori hanno inoltre continuato a concentrarsi sull’aumento dei prezzi del petrolio e dei rendimenti obbligazionari globali, insieme agli imminenti rialzi dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve statunitense e della Bank of Japan, entrambi attesi questa settimana. Tra i principali rialzi nel comparto tecnologico si segnalano SoftBank Group (+6,3%), Taiyo Yuden (+3,7%) e Lasertec (+3,8%).
Sul fronte societario, Kioxia Holdings è salita del 2,5% dopo le indiscrezioni secondo cui il produttore giapponese di chip di memoria starebbe valutando di raccogliere almeno 10 miliardi di dollari attraverso la quotazione di American depositary receipts.
Le vendite al dettaglio in Cina sono aumentate dello 0,4% su base annua ad agosto, rallentando rispetto al +0,6% di luglio e al di sotto delle attese del mercato, che indicavano una crescita dello 0,8%. Le vendite di automobili hanno continuato a diminuire, segnando un calo del 18,5%, mentre sono scese anche quelle di mobili (-7,9%), materiali da costruzione (-11,8%) e gioielli in oro e argento (-17,5%).
Gli indicatori dell’economia interna cinese si sono ulteriormente indeboliti il mese scorso, aumentando la pressione sul governo perché adotti misure incisive per rilanciare la crescita. Le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,4% su base annua ad agosto, secondo i dati diffusi martedì dal National Bureau of Statistics, in calo rispetto alla crescita dello 0,6% di luglio e al di sotto della previsione mediana degli analisti interpellati da Bloomberg, pari a un aumento dello 0,8%.
Gli investimenti in immobilizzazioni sono diminuiti del 7,2% nei primi otto mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, accentuando il calo del 6,7% registrato nei dodici mesi a luglio e risultando leggermente inferiori alle attese mediane degli analisti, pari a -7,1%.
La produzione industriale, invece, si è rafforzata, aumentando del 5,2% su base annua. Il dato ha superato la crescita del 4,5% registrata a luglio e le attese mediane degli analisti del 4,8%, mentre il motore delle esportazioni cinesi ha accelerato negli ultimi mesi.
«La divergenza all’interno dell’economia cinese ha continuato ad ampliarsi ad agosto, con consumi e investimenti entrambi inferiori alle previsioni del mercato, mentre esportazioni e produzione industriale hanno entrambe superato le attese», ha spiegato Lynn Song, capo economista di Ing.
Negli ultimi anni la Cina ha fatto affidamento sulla produzione industriale e sulle esportazioni — aumentate del 25% ad agosto — per sostenere l’attività economica, mentre il rallentamento del settore immobiliare durato cinque anni ha pesato sulla fiducia delle famiglie e frenato i consumi interni.
Gli ultimi dati suggeriscono che «il settore manifatturiero strategico continua a essere in grado di generare una forte crescita della produzione, ma la base della domanda interna necessaria ad assorbire l’espansione della capacità produttiva rimane debole»,il commento di Yuhan Zhang, principal economist del China Center della Conference Board. «L’economia dipende sempre più dai guadagni di produttività, dall’aggiornamento tecnologico e dalla domanda esterna per monetizzare la nuova capacità industriale».
La crescita delle esportazioni cinesi ha inoltre ampliato i surplus commerciali del Paese, in particolare nei confronti dell’Unione europea. Fatto che ha alimentato le tensioni, poiché i governi esteri temono che la concorrenza dei prodotti cinesi di alta qualità e a costi inferiori possa portare alla deindustrializzazione nei rispettivi Paesi.
Secondo Zhang, il rallentamento interno e la «globalizzazione della capacità industriale cinese» sono «due facce della stessa storia», con implicazioni per gli investimenti cinesi all’estero, le relazioni commerciali e la concorrenza manifatturiera a livello globale.
La crescita economica del secondo trimestre è stata indicata al 4,3%, uno dei livelli più bassi degli ultimi decenni, mentre la debole domanda dei consumatori e il calo degli investimenti hanno pesato sul sentiment. Secondo Song di Ing, l’introduzione da parte del governo di misure di sostegno all’economia è stata finora limitata, il che significa che «le pressioni al ribasso sulla crescita persistono».
A meno che l’economia non mostri una crescita «inaspettatamente forte» a settembre, ha aggiunto, la crescita del pil nel terzo trimestre sarà vicina o inferiore alla parte bassa dell’obiettivo di crescita fissato dal governo per l’intero 2026, pari al 4,5-5%.
Anche il settore immobiliare ha mostrato ulteriori segnali di debolezza. I dati diffusi martedì hanno evidenziato che i prezzi delle nuove abitazioni in 70 città sono diminuiti dello 0,17% rispetto a luglio, quando erano scesi dello 0,18%. I prezzi delle abitazioni esistenti sono invece calati dello 0,31%, dopo il -0,29% del mese precedente. (riproduzione riservata)