Tocca, ancora una volta, al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, fare chiarezza sulla posizione del governo in merito all’ops lanciata da Unicredit su Banco Bpm. Il titolare di Via Venti Settembre, poco prima di entrare in Senato, ha chiarito ai giornalisti che sull’operazione tra le due banche «fin dal primo giorno c’è coordinamento tra Palazzo Chigi e il Mef, tra Giorgetti e Meloni».
Anche perché, ha proseguito, «se ci fosse un minimo di disallineamento non trovereste l’annuncio delle dimissioni, ma trovereste le dimissioni, perché le dimissioni non si annunciano ma si fanno. È chiaro?».
Incalzato dunque rispetto alla vicenda dimissioni-Consob, il ministro ha risposto: «Ho appena detto come si fa». L’authority ha sospeso per 30 giorni l’ops di Unicredit che terminerà, quindi, il prossimo 23 luglio. Una decisione che ha suscitato molte polemiche, soprattutto nella maggioranza, tanto che il presidente della Consob, Paolo Savona, si è detto disponibile a fare un passo indietro «se non più gradito».
Davanti Palazzo Madama, il ministro ha poi richiamato l’esecutivo all’unità sulle risposte da dare all’istituto guidato da Andrea Orcel su Piazza Meda. «C’è un golden power che prevede una procedura di monitoraggio, che è stata avviata. Nella procedura di monitoraggio Unicredit e Banco Bpm hanno fatto le loro osservazioni. Noi dovremo dare una risposta a queste osservazioni nell’ambito del monitoraggio».
«Nel frattempo», ha proseguito, «hanno deciso, ed è un loro diritto, di andare in tribunale (tutti vanno in tribunale in questo Paese, la causa non si nega a nessuno) e la cosa si incasina. Noi andremo avanti nel monitoraggio e gli daremo le risposte che dovremo dare, in assoluto coordinamento tra Mef e Palazzo Chigi, assoluto».
Intanto, come ricorda l’agenzia MF-Newswires, resta il nodo di una possibile riapertura del dossier golden power dopo la spaccatura all’interno della maggioranza sul decreto per fissare i paletti all’ops (approvato dal Cdm il 18 aprile) con Forza Italia che vuole riportare il dossier al tavolo del Cdm.
La linea del Mef resta abbastanza netta: il Dpcm è e resta quello già approvato. Tuttavia le perplessità sull’assetto del provvedimento trapelano da fonti di Palazzo Chigi. La premier Giorgia Meloni teme un forte richiamo dall’Europa: martedì 27 maggio sono circolate voci su un invio da parte di Unicredit dei possibili «rimedi» alla DgComp, nell’ambito del processo autorizzativo sulla concorrenza.
Intervenendo in Aula al Senato, dopo la discussione generale sulle mozioni sulla riforma della legge di contabilità, Giorgetti ha detto: «Credo che per quanto riguarda la politica economica di questo governo, in un contesto come quello che stiamo vivendo, testimoniano i giudizi obiettivi non solo delle agenzie rating, ma anche quello più sostanziale dei risparmiatori che continuano ad avere fiducia nella Repubblica e continuano a sottoscrivere il nostro debito». (riproduzione riservata)