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Matteo Del Fante, ceo Poste Italiane
Matteo Del Fante, ceo Poste Italiane
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Opas Poste su Tim, ora è fatta: Del Fante arriva al 66,6%. E con la riapertura punta al 90% per lo squeeze-out

11 settembre 2026, 19:33 Ultimo aggiornamento: 19:35

Dopo il rilancio di 30 centesimi, decollano le adesioni all’opas nelle ultime due sedute arrivando al 58%. L’offerta riaprirà dal 21 al 25 settembre

In queste settimane è stato difficile non imbattersi nella campagna pubblicitaria di Poste Italiane che, da un campo di tennis o da uno studio medico, sottolineava i vantaggi di aderire all’opas lanciata dal 20 luglio su Tim. Ma c’è voluto un ritocco di 30 centesimi cash per mettere il turbo alle adesioni e convincere gli azionisti della società tlc a consegnare le azioni all’offerta.

Il rilancio dell’opas, deciso lunedì 7 e che per ogni titolo Tim offre 1,97 euro e 0,218 azioni Poste, è stata la mossa vincente per attrarre i piccoli risparmiatori che hanno poco meno del 20% del gruppo tlc e ha spinto all’azione i grandi fondi internazionali che di Telecom hanno la fetta più grande del 60%.

Un lungo elenco, non esaustivo, che va da Barclays a Morgan Stanley, passa per i fondi dei vari Blackrock, Bnp Paribas o Goldman Sachs e arriva a investitori come Canada Pension Plan Investment Board (soci anche di Fibercop), Davide Leone (ex grande socio delle risparmio) e Norges Bank.

Obiettivo 90%

Venerdì 11, giorno di chiusura dell’opas, le adesioni erano cresciute al 58,23%, con il pagamento fissato al 18 settembre. Considerando la quota del 20% già detenuta in Tim dal gruppo postale, la presa di Poste sulla società tlc è oggi del 66,63% a un soffio dal controllo dell’assemblea straordinaria grazie al quale Poste potrà avviare rapidamente il delisting di Tim e l’integrazione nel gruppo.

A questo punto l’obiettivo è arrivare al 90%, soglia che consentirebbe a Del Fante di utilizzare lo strumento dello squeeze out, previsto dalle norme del Testo Unico della Finanza che obbliga i soci di minoranza a vendere le azioni residue.

La settimana decisiva sarà quella che andrà dal 21 al 25 settembre, quando si riaprirà l’offerta per l’ultima settimana (dopo una di stop). Il pagamento, per queste nuove adesioni, sarà il 2 ottobre. In ogni caso l’obiettivo di Poste è chiaro, come ricordato nei giorni scorsi da Del Fante. L’intenzione è creare un unico gruppo ampiamente diversificato (dalle polizze al risparmio, dai buoni postali alle tlc), mettendo insieme l’operatore postale e Tim, ritirata da Piazza Affari. Un aggregato che avrà 5 miliardi di margine operativo, 50 miliardi di capitalizzazione e 150 mila dipendenti, con 700 milioni di sinergie stimate all’anno.

Le opportunità per gli azionisti

«Salveremo, rivaluteremo e porteremo avanti l'attuale strategia di Tim dandole un bilancio importante», ha detto Del Fante, «creeremo un colosso non solo nazionale ma europeo e potremo tornare a dire che in Italia abbiamo un operatore che accompagna il Paese nella transizione digitale e nella transizione dell'intelligenza artificiale. Non solo. Se ci saranno opportunità fuori dall'Italia, in un processo di consolidamento europeo, potremo sederci al tavolo e valutarle». In questa direzione va anche l’intenzione di Poste di salire nel capitale del Polo Strategico Nazionale, l'infrastruttura cloud dedicata alla digitalizzazione e alla sicurezza dei dati della Pubblica Amministrazione italiana. Tim ha già il 45% e il gruppo postale è al lavoro per prendere un altro 20%.

E per gli azionisti Tim? «Per loro l’opas vuol dire due cose: l'opportunità di ridurre il rischio e di tornare ad avere dividendi (con l’acconto fissato a novembre, ndr). Significa non essere più azionisti di una cosa che fa solo tlc e che in passato ha visto il titolo passare da 5 euro a 22 centesimi. Entreranno in un gruppo che ha quintuplicato il valore per i propri azionisti», ha detto Del Fante.

Gli analisti di Equita, nei giorni scorsi, gli hanno dato ragione pubblicando un report che proietta Poste verso i 31 euro se riuscirà a prendere il 100% di Tim. Una crescita potenziale di quasi il 19% rispetto ai 26,06 euro di chiusura di venerdì 11, di cui potranno beneficiare anche gli azionisti arrivati da Tim. Secondo Equita ci sarebbero 10 buone ragioni per aderire all'opas, tra cui il fatto che, se non si consegnano le azioni, il rischio è di rimanere investiti in un titolo che nel frattempo è diventato poco liquido. Oltre al fatto che, una volta chiusa l’opas, Poste potrebbe fare nuovi acquisti di azioni Tim sul mercato, a quel punto senza premio di controllo. E anche il mercato sembra dargli ragione: ai valori di chiusura di venerdì 11, consegnare le azioni all’opas valorizza Tim 7,65 euro rispetto ai 7,61 euro di Piazza Affari.

Le sfide operative di Tim

In ogni caso, conclusa l’opas e al netto dell’integrazione con la messa a terra delle sinergie, Poste erediterà diversi dossier operativi aperti in Tim. In primis si attende il closing della cessione di Sparkle, valutata 700 milioni e atteso ormai da quasi un anno e mezzo. La long stop date per l’operazione è stata spostata al 15 ottobre in attesa del via libera della Fcc americana, ultimo tassello mancante.

L’operatore tlc, inoltre, ha dei tavoli aperti, operativi e legali, con entrambi gli operatori infrastrutturali, Inwit e Fibercop, in relazione ai master service agreement (msa), i contratti che regolano i rapporti tra le parti. Sul fronte mobile, dopo le tensioni primaverili e di inizio estate, è calato il silenzio: il Tribunale di Milano ha bocciato il ricorso cautelare della towerco per la disdetta dell’msa arrivata da Tim, su cui Inwit ha presentato appello, e rimarrà aperto il giudizio di merito. Tra le parti è aperta anche una negoziazione assistita, ma finora non sono arrivati passi avanti.

Al contempo resta sullo sfondo l’accordo non vincolante siglato ad aprile con Fastweb+Vodafone per lanciare una joint venture dedicata alla costruzione di 6 mila nuove torri, proprio in ottica di sostituire parzialmente la rete di Inwit. La trasformazione dell’accordo in vincolante era attesa secondo alcune fonti nei mesi estivi, ma nessun annuncio è arrivato, sintomo di come forse si stia aspettando di capire dove andranno le trattative con Inwit e, magari, anche l’opas.

In occasione dei risultati semestrali si è ampliato anche il fronte con Fibercop. Complici forti lamentele sulla qualità dei servizi di connessione fissa, Tim ha evidenziato la necessità di ricevere i servizi al livello previsto dai contratti e, come rivelato da MF-Milano Finanza a fine luglio, si va nella direzione di un arbitrato tra le parti. Le frizioni con Fibercop sono anche dovute alla futura applicazione del nuovo listino prezzi (per il momento congelato da Agcom, che ha respinto la prima proposta della società della rete) nelle aree regolamentate anche a Tim, mentre per l’operatore dovrebbero applicarsi quelle concordate nell’msa.

Sullo sfondo resta il rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029, con la terza e ultima consultazione di Agcom avviata a fine luglio. L’orientamento di un congelamento della attuale distribuzione sarebbe favorevole a Tim, ma resta ancora da giocare la partita con il governo sul metodo di pagamento. Se il principio di investimenti in cambio di sconti pare essere condiviso anche sul fronte politico, bisognerà capire se la parte cash possa arrivare fino a zero e quali investimenti verranno richiesti agli operatori. Fattori non banali e che potrebbero incidere sul ritorno che Poste potrà avere dall’integrazione con Tim. (riproduzione riservata)



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