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L'amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel
L'amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel
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Unicredit ha un jolly per Commerzbank. Ecco il piano di Orcel per convincere Berlino su sede, dipendenti e quotazione

11 settembre 2026, 22:00 Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2026, 08:59

Il banchiere può sbloccare subito la trattativa con Berlino sull’integrazione di Commerzbank con una fusione inversa fra la banca di Francoforte e Hvb. L’operazione farebbe contento il governo Merz che vuole rassicurazioni su quotazione e sede

In Germania è arrivato il momento del faccia a faccia fra l’amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel e il governo tedesco che mantiene una quota del 12,7% in Commerzbank, pacchetto che molti al di là delle Alpi, a cominciare dal presidente della seconda banca tedesca, l’ex Buba Jens Weidmann, sperano venga mantenuta nel nuovo gruppo per puntellare gli interessi nazionali.

L'incontro a Berlino e la pressione politica

Lunedì 14 settembre, il numero uno di Unicredit vedrà a Berlino il ministro delle Finanze Lars Klingbeil, che è anche vicepremier nel governo Merz. La visita arriva in un momento in cui l’esecutivo deve fronteggiare l’ascesa nei sondaggi di Alternative fur Deutschland (Afd).

La vittoria dell’estrema destra in Sassonia, che potrebbe registrare risultati importanti fra una decina di giorni anche nei Lander di Berlino e del Meclemburgo-Pomerania alimentati dal momento di rallentamento economico del Paese, rischia di irrigidire le posizioni del governo tedesco che quest’estate ha dovuto prendere atto della riuscita della scalata di Unicredit a Commerzbank.

Al termine dell’ops, la banca guidata da Orcel è arrivata a detenere il 47,6% del capitale grazie anche al pacchetto di partenza di circa il 30%, fra partecipazione diretta e derivati. Una posizione che vale il 49,65% dei diritti di voto dopo la cancellazione di qualche settimana fa delle azioni proprie post-buyback di Commerz.

Alla vigilia dell’incontro fra il banchiere romano e il vicepremier tedesco, il portavoce di Klingbeil ha sottolineato come Commerzbank svolga un ruolo chiave nel finanziamento dell’economia della Germania, delle pmi e di Francoforte come centro finanziario, un «ruolo che deve esser garantito anche in futuro».

Dunque, in cima alle richieste che il numero due del governo di Berlino metterà sul tavolo di Unicredit, già presente in Germania da oltre 20 anni con la bavarese HypoVereinsbank (Hvb), c’è il mantenimento dei livelli di credito al Mittlestadt. È il sistema di pmi cuore trainante dell’economia tedesca.

Le condizioni di Berlino per la superbanca

Poi secondo le indiscrezioni trapelate a 48 ore dal faccia a faccia che avrà un peso rilevante sulle prossime tempistiche e sulle modalità della campagna di Germania di Unicredit, il governo Merz spingerà affinchè Commerz resti quotata su Dax, siano tutelati i circa 38 mila posti di lavoro, sia mantenuta la sede a Francoforte e sia garantito il diritto di nominare due consiglieri non esecutivi, conservando una certa influenza nel board della nuova superbanca. Dunque, le condizioni aggiuntive sono: quotazione, sede, livelli occupazionali e governance. Questi sono anche i desiderata del primo ministro dell’Assia, Boris Rhein che Orcel ha incontrato a inizio settembre.

L’Assia è il Lander che ospita Francoforte, la sede legale della seconda banca tedesca e anche i circa 9 mila bancari Commerz che lavorano nel centro finanziario. Dipendenti che a maggio all’assemblea del gruppo avevano accolto il nuovo azionista italiano con i cartelli «Unicredit go away!».

I nodi del credito alle PMI e dell'occupazione

Ai nastri di partenza i nodi credito alle pmi e dei livelli occupazione non sono ostacoli insormontabili. Anzi. Per quanto riguarda i livelli di credito, quella dei prestiti alle imprese tedesche resterà una delle principali leve di crescita della nuova superbanca. Anche se in rallentamento, la Germania resta di gran lunga la prima economia dell’Eurozona. Il mercato bancario tedesco è il più frammentato del Vecchio Continente, con le tre maggiori banche che rappresentano il 15% dei prestiti totali.

E nel dettaglio del segmento Mittelstand Unicredit e Commerz non si fanno concorrenza: entrambe sono relativamente forti nella fascia 50-100 milioni di fatturato, che però sono aziende locali e riflettono la differente dislocazione geografica delle due banche. Nella fascia superiore, 100-500 milioni, invece è più forte Commerz, mentre Hvb è maggiormente focalizzata sulla fascia oltre 500 milioni di fatturato. Insomma, non ci sono fattori che lasciano presagire una sforbiciata a qesto tipo di impieghi. 

Per quanto riguarda l'occupazione, Unicredit punta a ridurre la forza lavoro di 7 mila unità, con circa il 60% dei risparmi ottenuti da attività non core della rete internazionale e non da licenziamenti nelle filiali commerciali, dunque in Germania.

Si tratta dello stesso ammontare delle uscite annunciate dalla ceo di Commerz, Bettina Orlopp, negli ultimi due anni: 6.900 entro il 2030. L’orizzonte coincide con quello dei tagli di Unicredit. Inoltre gli esuberi sarebbero volontari e il robusto sistema degli ammortizzatori in Germania rappresenta una tutela in più per i dipendenti Commerzbank. Quindi anche questa condizione posta da Berlino può essere facilmente smarcabile.

Su quotazione e mantenimento della sede della nuova Hvb-Commerzbank infine c’è un jolly che Orcel potrebbe giocare e che gli consentirebbe di mettere in cassaforte il successo della campagna di Germania. L’effetto sarebbe anche quello di abbreviare le discussioni che lo aspettano con la controparte tedesca e la stessa messa a terra dell’integrazione.

Secondo fonti vicine al dossier, ai piani alti della torre Unicredit in piazza Gae Aulenti si starebbe ragionando su una fusione inversa tra la controllata tedesca Hvb e Commerz. Un «reverse merger» che in un colpo solo gli permetterebbe di rispettare anche gli altri due desiderata di Berlino (quotazione e sede) e di preservare il mix di vantaggi finanziari, industriali e strategici dell’operazione Commerzbank per Unicredit.

Interpellato a fine luglio sulla possibilità di non delistare l’istituto target, Orcel aveva sottolineato come Unicredit avrebbe agito nel modo economicamente più sensato. E la fusione inversa si profila proprio come la soluzione più efficiente e vantaggiosa per il gruppo guidato da Orcel, rispetto all’acquisto diretto della quota governativa in Commerzbank.

Tant’è che la stessa Mediobanca in un report sul tema ha recentemente rilanciato l’ipotesi, giustificandola con una serie di razionali finanziari. A partire dai benefici sul capitale: un reverse merger comporterebbe un’erosione del Cet1 di Unicredit di soli 20-40 punti base, contro circa un punto percentuale in caso di acquisto diretto del 12,7% dello Stato tedesco. Inoltre consentirebbe ad Hvb la distribuzione di un extra-dividendo a Unicredit, riducendo ulteriormente l’impatto sul capitale dell’operazione.


Un altro vantaggio sarebbe l’incremento della partecipazione di Unicredit al 70% della nuova superbanca, con gli altri soci al 30%, fra cui Berlino all’8%. Inoltre le sinergie pre-tasse salirebbero a 2 miliardi di euro (da 1,2 miliardi della sola acquisizione), grazie all’integrazione operativa e commerciale tra le due banche.

Gli effetti ci sarebbero anche per gli azionisti di Commerzbank: crescerebbero sia l’utile per azione e il Rote che passerebbe dal 15% al 22% nel 2028. Gli analisti di Mediobanca sottolineano poi i vantaggi del reverse merger anche per la Germania e il governo tedesco: «Il brand Commerzbank resterebbe centrale e la banca continuerebbe a essere quotata, con sede a Francoforte, rafforzando il ruolo della città come hub finanziario nazionale».

Proprio quanto vanno chiedendo da Berlino. Infine, la fusione inversa permetterebbe a Orcel di consolidare la governance sulla banca tedesca, accelerando la nomina di un supervisory board targato Unicredit già con il rinnovo dell’anno prossimo. Qui l’ultima chiusura del cerchio per Orcel: il governo Merz potrebbe inserire due rappresentanti nel nuovo consiglio di sorveglianza. È un presidio simile a quello che la Germania aveva ottenuto nel 2005 ai tempi dell’acquisizione di Hvb da parte di Piazza Gae Aulenti. (riproduzione riservata)



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