Unicredit detiene una partecipazione azionaria pari al 4,1% nel capitale di Generali, acquisita nel tempo sul mercato. Alla banca fa riferimento anche un ulteriore 0,6% che viene però gestito per conto di clienti e dunque non prevede diritti di voto esercitabili da parte dell’istituto. Lo comunica la banca in una nota diffusa domenica 2 febbraio, confermando le indiscrezioni riportate anche da Milanofinanza.it sabato 1° febbraio.
Dunque è Unicredit il cavaliere bianco su Generali su cui hanno nuovamente deciso di passare al contrattacco il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin per impossessarsi della governance del Leone. «La quota è un puro investimento finanziario della banca che supera in modo significativo le sue metriche di rendimento e ha un impatto trascurabile sul Cet1», spiega la banca nella nota.
«Una quota addizionale pari a circa lo 0,6% è detenuta come sottostante dell’ordinaria attività per i clienti e relative coperture». Ciò significa che per quella quota la banca non può esercitare diritti di voto, come invece è possibile sul 4,1% detenuto direttamente.
«Unicredit non ha un interesse strategico in Generali e rimane pienamente concentrata sull'esecuzione del piano Unicredit Unlocked, sull'offerta di scambio in corso su Banco Bpm e sull'investimento in Commerzbank», conclude la nota.
Non è detto quindi che Orcel mantenga la quota fino all’assemblea dell’8 maggio per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Leone. Nell’assise si prospetta uno scontro di liste tra Mediobanca - che ricandiderebbe il ceo Philippe Donnet - e Caltagirone-Delfin, che starebbero vagliando una rosa di nomi tra i quali il banchiere Marco Morelli.
La partecipazione potrebbe essere messa in vendita a uno dei due schieramenti, prima dell’assemblea che il prossimo 8 maggio rinnoverà il board del Leone. E potrebbe anche essere fatta pesare nel prosieguo delle autorizzazioni all’ops di Unicredit su Banco Bpm che deve passare, fra le altre cose, il controllo del golden power che comunque non sembra preoccupare particolarmente Orcel.
L’ingresso in Commerzbank, la seconda banca tedesca leader sul mercato delle Pmi e nel cui azionariato, come in Italia il Tesoro fra i soci del Montepaschi (all’11,7%), c’è lo Stato tedesco (al 12%) risale alla scorsa estate. Poi Unicredit è uscita allo scoperto l'11 settembre quando, con la vendita da parte della Germania di una quota delle proprie azioni, il gruppo italiano è salito al 9% ed ora ha «prenotato» il 28% dell'istituto di Francoforte.
Vista l’opposizione dell’attuale governo tedesco (a fine mese ci sono le elezioni politiche) tutte le opzioni sono aperte. Anche la stessa Commerz, che nel frattempo ha cambiato ceo affidando le redini della banca all’ex cfo Bettina Orlopp, ha comunque alzato le difese lanciando un acquisto di azioni proprie e raddoppiando il dividendo, per evitare che gli azionisti vendano altre quote.
Mentre Banco Bpm si lanciava alla conquista di Anima e metteva le basi per la creazione del terzo polo rilevando il 5% del Monte, a fine novembre Orcel ha aperto un nuovo fronte del risiko bancario, ma stavolta in Italia. Con un’offerta pubblica di scambio su Piazza Meda, Unicredit ha varato un’operazione contro cui il gruppo guidato da Giuseppe Castagna rovinando i piani del Banco.
Piazza Meda ha subito alzato le barricate definendo l’offerta di Orcel ostile e presentando un esposto alla Consob per chiedere di fermarla. L'operazione è ancora in corso ed è sottoposta anche alla valutazione del governo per il golden power. (riproduzione riservata)