Jens Weidmann cambia registro nella partita tra Commerzbank e Unicredit. Dopo quasi due anni di battaglia per difendere l’indipendenza della banca tedesca, il presidente del consiglio di sorveglianza della seconda banca tedesca di cui Piazza Gae Aulenti ha conquistato dopo l’ops il 47,59% (e 49,65% dei diritti di voto) apre al confronto diretto con Andrea Orcel.
In un’intervista alla Süddeutsche Zeitung, l’ex presidente della Bundesbank riconosce che l’operazione di UniCredit ha avuto un esito diverso da quello auspicato e prende atto che il gruppo italiano controlla ormai circa la metà del capitale di Commerzbank. Una settimana fa parole di apertura erano arrivate anche dalla ceo Bettina Orlopp.
«L’indipendenza non è un fine a sè stesso», afferma Weidmann, indicando nell’interesse della banca e dei suoi stakeholder il criterio che dovrà guidare la nuova fase. «Ora ci sono sicuramente alcuni punti che devo discutere con lui», dice riferendosi a Orcel. Un confronto che, spiega, dovrà partire soprattutto dalla governance. Finora i contatti con l’amministratore delegato italiano erano avvenuti soprattutto attraverso la Orlopp.
Il cambio di tono non significa però una resa. Weidmann difende la strategia seguita da Commerzbank, sottolineando come il titolo sia passato da circa 13 euro, quando Unicredit entrò nel capitale nel settembre 2024, agli attuali 39 euro. «Abbiamo dimostrato il potenziale di creazione di valore» della banca, osserva, ricordando che l’offerta italiana era stata giudicata finanziariamente poco attraente.
Ora, però, secondo Weidmann è necessario guardare avanti. Le discussioni con Unicredit «sono appena iniziate» e la narrativa del gruppo italiano, osserva, «è cambiata più volte». Da qui la necessità di «capirsi meglio attraverso il dialogo» e di non fermarsi alle dichiarazioni pubbliche.
Sul tavolo ci sono le sinergie, il modello di business, la governance e l’integrazione culturale. Weidmann insiste in particolare sulla necessità di preservare le competenze e le relazioni con i clienti costruite da Commerzbank. Anche l’eventuale riduzione dei costi da 1,3 miliardi indicata da Unicredit dovrà quindi fare i conti con la struttura della banca tedesca.
L’ex numero uno della Bundesbank mette inoltre in guardia dai rischi delle fusioni ostili: la letteratura sulle operazioni di m&a, osserva, offre risultati contrastanti, mentre le acquisizioni ostili tendono ad avere risultati ancora meno positivi. «L’integrazione è significativamente più difficile quando management e personale non collaborano».
Weidmann conferma infine il sostegno a Orlopp e respinge l’ipotesi di una sua sostituzione: «Il consiglio di amministrazione gode del pieno supporto del consiglio di sorveglianza». Quanto al proprio futuro, con il mandato in scadenza nel maggio 2027, taglia corto: «La mia preoccupazione riguarda il futuro di Commerzbank, non il mio futuro personale».
Il messaggio a Orcel è dunque chiaro: la battaglia sull’indipendenza è ormai alle spalle, ma il futuro della banca dovrà essere costruito attraverso un confronto reale. «Guardare indietro con rabbia non è assolutamente d’aiuto», conclude Weidmann. (riproduzione riservata)