Si chiama daridorexant ed è un farmaco di una nuova classe che promette di assicurare un buon riposo ai tanti italiani che soffrono d’insonnia cronica (si stima siano fra i 6 e i 9 milioni). Questa terapia, da poco disponibile nel nostro Paese e basata su un nuovo meccanismo di azione, è stata sviluppata da Idorsia con un buon profilo di sicurezza ma anche di efficacia. Gli studi condotti in doppio cieco contro placebo hanno dimostrato la capacità della molecola di funzionare sulla quantità e qualità del sonno anche se assunta per lunghi periodi. Negli studi di fase 3 e nello studio di estensione a 12 mesi con daridorexant è inoltre emerso un buon profilo di sicurezza anche nel paziente anziano e non sono stati rilevati effetti di intolleranza, dipendenza e abuso.
«Fino a ora abbiamo utilizzato farmaci che agiscono sul sistema del Gaba (neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale ndr) creando sedazione. Da oggi con questa nuova classe di farmaci si cerca di impedire ai centri della veglia di continuare a funzionare», spiega Luigi Ferini Strambi, professore ordinario di neurologia all’Università Vita-Salute di Milano, direttore del Centro di medicina del sonno Irccs ospedale San Raffaele di Milano. «Daridorexant agisce sull’orexina, neurotrasmettitore della veglia, inibendone il funzionamento poiché si lega ai suoi due recettori. Il suo grande vantaggio è l’emivita ottimale di otto ore: questo vuol dire che impedisce il funzionamento dell’orexina per un periodo di tempo coincidente con il sonno. Al mattino l’orexina ricomincia a funzionare e di conseguenza il farmaco non dà sedazione dopo il risveglio. Gli studi controllati hanno infatti dimostrato l’assenza di sonnolenza diurna e di problemi cognitivi. Altro vantaggio di daridorexant è che non serve solo a ridurre il tempo di addormentamento, ma facilita anche il mantenimento del sonno. Inoltre, rispetto ad altri composti ipnotici, si è dimostrato sicuro in studi di fase 1 anche nei soggetti che soffrono di apnee durante il sonno. È questo un dato importante, perché quasi la metà dei pazienti che soffrono della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno ha un problema di insonnia, soprattutto con difficoltà di mantenimento del sonno».
L’insonnia è un problema sanitario diffuso a livello globale, con picchi nella popolazione femminile e in età avanzata. E con un impatto spesso significativo sulla vita quotidiana, personale, sociale, lavorativa a cui si aggiungono le possibili ricadute a lungo termine sulla salute cardiometabolica e cognitiva. L’approccio emergente è quello di considerare l’insonnia cronica non come sintomo secondario, ma a tutti gli effetti come una patologia a sé stante, che va diagnosticata e trattata in maniera appropriata, senza ricorrere al fai da te che può avere conseguenze dannose. (riproduzione riservata)