Si stima che circa 90 milioni di uomini al mondo abbiano assunto il Viagra da quando venne approvato per l’uso terapeutico nel 1998. Il farmaco, noto per il trattamento della disfunzione erettile, ha come principio attivo il sildenafil, che potrebbe ora avere un ruolo anche nel contrastare le metastasi tumorali attraverso un meccanismo biologico appena scoperto.
A questa conclusione è approdato uno studio condotto dai ricercatori del laboratorio della professoressa Ayelet Erez, dell’istituto israeliano Weizmann Institute of Science, pubblicato di recente su Cancer Research. Gli scienziati, guidati dal dottor Yarden Ariav, hanno dimostrato come il sildenafil riesca a limitare la capacità delle cellule tumorali di utilizzare il colesterolo, una componente essenziale delle membrane cellulari. Si è infatti visto che quando l’accesso delle cellule tumorali al colesterolo viene interrotto, esse hanno maggiore difficoltà a invadere organi distanti e formare metastasi.
Il sildenafil determina questa interruzione inibendo un enzima, la fosfodiesterasi di tipo 5, o PDE5, aumentando così i livelli di una molecola di segnalazione chiamata cGMP. I livelli elevati di cGMP provocano l’effetto classico del Viagra, ovvero dilatano i vasi sanguigni, aumentando il flusso di sangue verso il pene. Ma non solo. I ricercatori hanno scoperto che cGMP si lega anche con una proteina responsabile del trasporto del colesterolo all’interno delle cellule e riduce quindi il colesterolo disponibile per le esigenze delle cellule tumorali, che risultano particolarmente vulnerabili alla riduzione dell’apporto di colesterolo.
Emerge inoltre che la combinazione fra sildenafil e le statine, una delle classi di farmaci più prescritte per ridurre il livello del colesterolo nell’organismo, sembrerebbe potenziare l’effetto antimetastasi. Quest’associazione di farmaci, infatti, non limiterebbe solo l’accesso delle cellule tumorali al colesterolo già presente, ma impedirebbe loro di produrne di nuovo.
Il gruppo di ricerca si è basato su esperimenti in laboratorio con modelli murini di cancro, ovvero colture di cellule tumorali provenienti da pazienti umani e dati raccolti nell’arco di 20 anni dalle cartelle cliniche digitali di circa 5 milioni di pazienti inseriti nel database di Clalit, un’organizzazione sanitaria israeliana. Si tratta però solo di prime evidenze da prendere con cautela, che richiederanno ulteriori approfondimenti e validazioni su larga scala per confermare le potenzialità benefiche di sildenafil per la limitazione delle metastasi e quindi per poter essere utilizzate nelle terapie.
«Al di là delle loro potenzialità terapeutiche, i nostri risultati evidenziano che la biologia del cancro è determinata non solo dalle mutazioni nelle cellule tumorali, ma anche dallo stato metabolico del paziente e dai farmaci che sta già assumendo per altre patologie», ha affermato la professoressa Erez. (riproduzione riservata)