Tosse, naso che cola in continuazione, difficoltà a dormire, a respirare e a concentrarsi sono i principali disturbi che affliggono chi soffre di rinosinusite cronica con poliposi nasale. Una patologia infiammatoria cronica dei seni nasali e paranasali, particolarmente debilitante sia a livello fisico sia psicologico, che oggi però può essere curata con una nuova terapia. Si tratta di omalizumab, un farmaco biologico anti-IgE approvato per gli adulti con una forma grave della malattia, con polipi non adeguatamente controllati dai corticosteroidi intranasali. Uno degli agenti fondamentali alla base dell'infiammazione della mucosa in questa patologia sono proprio le IgE (immunoglobuline E), che causano la risposta continua del sistema immunitario con la formazione delle escrescenze nella mucosa dei seni nasali e della cavità nasale. In molti pazienti questa condizione si associa anche ad altre patologie, in primis all'asma. Gli standard terapeutici finora in uso prevedono l'utilizzo soprattutto di farmaci antinfiammatori locali (corticosteroidi intranasali), spesso tuttavia non sufficienti a controllare adeguatamente il problema.
«I farmaci biologici sono l'opportunità terapeutica che ha migliorato, negli ultimi dieci anni, la gestione dell'asma non ben controllata e che, proprio per meccanismi immunologici simili alla poliposi nasale, possono essere efficaci anche per questo problema», afferma Giorgio Walter Canonica, docente di medicina respiratoria di Humanits University e responsabile del Centro di medicina personalizzata asma e allergologia dell'Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Mi). «Essi interagiscono con i meccanismi che sono alla base delle due malattie e sono in grado di cambiare la qualità di vita dei pazienti, migliorando significativamente i sintomi».
Efficacia, sicurezza e mantenimento degli effetti a lungo termine sono elementi cruciali nel trattamento della poliposi e sono stati valutati anche per omalizumab negli studi di fase tre Polyp 1 e 2 (24 settimane di trattamento) e nello studio Open Label Extention (52 settimane di trattamento). «Omalizumab ha dimostrato di ridurre in modo significativo, oltre alla congestione nasale, la dimensione e l'estensione dei polipi, migliorando così l'olfatto, la qualità del sonno e la rinorrea anteriore», spiega Paolo Castelnuovo, professore ordinario di otorinolaringoiatria dell'Università dell'Insubria di Varese e direttore della Struttura complessa di otorinolaringoiatria, Asst dei 7 Laghi, ospedale di Circolo Fondazione Macchi di Varese. «I benefici sono tangibili sulla qualità di vita dei pazienti che vedono ridursi le possibili situazioni di imbarazzo e di disagio che possono essere causate da questi sintomi. Proprio la dimensione dei polipi e la qualità di vita del paziente sono i criteri che determinano il grado di severità della patologia e, quindi, la prescrivibilità del nuovo farmaco». (riproduzione riservata)