Geopolitica finanziaria. Da anni - fin dal libro The Grand Alliance del 2007 - invoco la creazione di una metamoneta del G7, chiamata credit, per tre scopi: rafforzare la convergenza economica e la fluidità degli scambi commerciali tra le nazioni del capitalismo democratico sfidate da quelle del capitalismo autoritario, non con una moneta unica che sarebbe prematura, ma con una meta-moneta che ne sia precursore; creare uno strumento finanziario stabile nel tempo per favorire investimenti internazionalmente condivisi in sostituzione parziale della centralità del dollaro, ma rafforzandolo – come le altre monete - via inclusione combinatoria, e per bilanciamento dell’indebitamento erosivo della solidità delle monete fiat nazionali; mantenere elevata o perfino aumentare la massa monetaria – per impieghi di investimento - senza effetti inflazionistici, cioè una massa monetaria aggiuntiva registrabile dalle banche centrali con classificazione separata e autoliquidante.
Questi obiettivi ipotetici di 20 anni fa mi sembrano non solo ancora attuali, ma prioritari in relazione a un ordine finanziario internazionale con instabilità crescenti per motivi sia geopolitici sia di indebitamento non contenuto. Per tale valutazione trovo che la recente decisione di 21 banche – il progetto iniziò nel 2025 con 10 istituti - perlopiù euroamericane, di lanciare una stablecoin agli inizi del 2027 agganciata a un paniere di monete fiat del perimetro G7, possa diventare un precursore del credit detto sopra. Non è intenzione dichiarata del gruppo, ma qui mi permetto di segnalare tale possibilità stimolativa di ricerca finalizzata.
Per inciso, grazie agli insegnamenti di Paolo Savona sono ostile alle monete private per loro insufficienza fiduciaria, ma gli stessi insegnamenti di Savona e mia attività di ricerca personale mi portano a vedere come soluzione e non problema la co-evoluzione tra finanza, tecnologia ed architetture regolatorie innovative.
La tokenizzazione quotabile in mercati trasparenti eventualmente combinati con altri registri visitabili dalla regolazione e da qualsiasi valutatore, tipo blockchain nonché l’aggancio a monete fiat regolamentate fa uscire la nuova stablecoin detta sopra dalla definizione di moneta privata. Come lo ecu, moneta virtuale precursore dell’euro, non era moneta privata.
Vedo la nuova stablecoin come l’ecu? Non ancora perché un accordo di convergenza monetaria tra governi non è vicino. Ma ne ipotizzo lo status di precursore del credit come moneta specializzata per (grandi e lunghi) contratti di investimento meno vulnerabile a crisi di qualche moneta sottostante perché bilanciabile con la tenuta del complesso.
E la specializzazione della nuova stablecoin per investimenti con un orizzonte sufficientemente definito di ritorno rende possibile la classificazione di massa monetaria autoliquidante nel tempo e quindi non di debito strutturale. Per intanto vedo i motivi per una stagione di ricerca in questa direzione. (riproduzione riservata)