L’innovazione in medicina cambia il destino di milioni di persone. Malattie un tempo mortali sono oggi curabili, prevenibili o compatibili con una vita attiva. Dal 1995 la speranza di vita in Italia è salita da 78 a 84 anni. Merito anche di Servizio Sanitario Nazionale, professionisti, ricerca e industria farmaceutica.
I risultati si misurano in vita guadagnata. In Italia 3,7 milioni di persone vivono dopo una diagnosi di tumore e la metà di chi si ammala guarirà, con la stessa attesa di vita di chi non ha avuto il cancro. In dieci anni grazie ai nuovi farmaci la mortalità per epatite è diminuita di oltre il 50%.
Ma la ricerca apre nuove importanti prospettive. Anticorpi bispecifici, terapie geniche, farmaci a Rna e CAR-T consentono già una precisione impensabile. Le Protac degradano selettivamente proteine responsabili di malattie; le Til riattivano i linfociti nel tumore; CAR-NK e CAR-M potranno ampliare l’efficacia delle terapie cellulari contro i tumori solidi. Virus oncolitici, microbioma, intelligenza artificiale ed editing genetico aprono ulteriori prospettive. Promettenti sono i vaccini terapeutici contro il cancro. Il sequenziamento identifica i neoantigeni del tumore e consente di realizzare, anche con tecnologia a mRNA, vaccini personalizzati che addestrano i linfociti T. I primi risultati nel melanoma e gli studi nei tumori di pancreas, rene e polmone indicano una strada concreta.
L’Ebola Bundibugyo in corso nella Repubblica Democratica del Congo e il recente focolaio di hantavirus Andes dimostrano che la minaccia pandemica non appartiene al passato. Sorveglianza, diagnostica, ricerca, piattaforme vaccinali adattabili, scorte e capacità produttiva devono diventare infrastrutture permanenti di sicurezza. Prevenire costa meno dell’emergenza.
L’Italia parte da una posizione di forza. L’industria farmaceutica è prima in Italia per crescita di export e fatturato negli ultimi due anni e, a livello strutturale, per produttività e investimenti per addetto. Nel 2025 la produzione farmaceutica ha raggiunto 74 miliardi, con 69 miliardi di esportazioni. È una leadership condivisa nell’Ue con Germania e Francia, fondata su gruppi internazionali, imprese italiane, pmi, distretti, ricerca clinica e manifattura avanzata. Le pmi generano 11,5 miliardi di produzione, il 43% delle pmi europee. Siamo leader anche nella produzione conto terzi.
Gli ultimi dati Istat rafforzano il primato. Tra gennaio e giugno 2026 la farmaceutica ha generato 11 miliardi di surplus estero positivo, il 45% del totale in Italia.
Il Governo Meloni ha compiuto scelte importanti che hanno creato le condizioni per questi risultati: ha aumentato le risorse per il Ssn, riportato salute e farmaceutica al centro dell’agenda politica e industriale e avviato il percorso verso il Testo Unico farmaceutico. È una direzione positiva. Proprio perché la strada è quella giusta, ora occorre accelerare nei prossimi mesi con la Legge di Bilancio.
La sfida della clausola Usa della Most Favoured Nation aumenta l’urgenza. Se gli Stati Uniti collegheranno il valore dei medicinali ai prezzi degli altri mercati, Italia ed Europa non potranno più continuare a comprimere l’innovazione e rallentarne l’accesso. Investimenti e nuove terapie si orienteranno verso le Nazioni capaci di riconoscerne il valore e renderle rapidamente disponibili.
La prossima Legge di Bilancio deve segnare un salto di qualità: assicurare sostenibilità industriale e attrattività per l’innovazione, con superamento strutturale del payback, premialità per investimenti, tutela della proprietà intellettuale e drastica riduzione del tempo tra autorizzazione Ue e accesso effettivo alle cure, anche a livello regionale, perché l’innovazione ritardata è innovazione negata.
Alla sfida Mfn occorre rispondere con dialogo diretto con gli Usa, accesso rapido e omogeneo e certezza per chi investe. Non si tratta di proteggere un comparto, ma di difendere la capacità della Nazione di progettare e produrre le cure del futuro. (riproduzione riservata)
*presidente di Farmindustria