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Un cortometraggio sul melanoma per informare su immunoncologia
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Un cortometraggio sul melanoma per informare su immunoncologia

di Cristina Saja
17 ottobre 2022, 10:34 Ultimo aggiornamento: 10:43

‘Amici per la pelle’ è un’idea dell’oncologo Paolo Ascierto: un cortometraggio scritto da Chiara Macor e diretto da Angela Bevilacqua, con il contributo non condizionato di Bristol Myers Squibb per informare sul melanoma

Tutti i progressi della scienza per la cura del melanoma e le sfide ancora da affrontare racchiusi in un cortometraggio dal titolo: ‘Amici per la pelle’. Lo hanno realizzato la Fondazione Melanoma e l’Istituto Tumori Pascale di Napoli con gli attori Gigi & Ross, che nella produzione cinematografica diventano Tony e Flavio, due persone colpite da melanoma metastatico e trattate con l’immunoncologia.  Il finale è lieto solo a metà: uno sopravvive, l’altro invece no. Il cortometraggio, nato da un’idea dell’oncologo Paolo Ascierto, rispecchia quanto accade nella realtà. Il 50 per cento delle persone colpite da questo tumore della pelle in forma metastatica risponde all’immunoncologia e riesce a cronicizzare la malattia. L’obiettivo della ricerca è raggiungere l’altra metà che ancora ‘sfugge’ al meccanismo d’azione delle terapie innovative. Il cortometraggio, prodotto da Bronx Film con il contributo non condizionato di Bristol Myers Squibb, è stato presentato in una conferenza stampa a Roma ed è dedicato a Gabriele Murgolo, un ragazzo di 17 anni, originario di Taranto, morto di melanoma metastatico nel 2020 e che appartiene a quel 50 per cento di pazienti che per la scienza rappresenta ancora un fallimento.

“In questi anni la Fondazione Melanoma ha utilizzato diversi strumenti, dai calendari, ai video e ai fumetti fino ai social, per sensibilizzare il maggior numero di cittadini – spiega Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli – Con il cortometraggio ci poniamo l’obiettivo ambizioso di arrivare nelle sale dei festival nazionali del cinema e sulle principali piattaforme di streaming, per raggiungere una platea ancora più ampia. Nella pellicola è impresso lo stato dell’arte della ricerca sul melanoma, che in un decennio ha compiuto passi da gigante. Prima dell’immunoterapia, la speranza di vita dei pazienti con la malattia metastatica era di circa 6 mesi e meno del 10 per cento era vivo a 5 anni. Oggi la storia della malattia è cambiata. Nel cortometraggio, trasmettiamo un messaggio positivo ai cittadini, senza nascondere le difficoltà del percorso di cura. Infatti, mostriamo anche gli effetti collaterali delle terapie, che siamo in grado di gestire garantendo una buona qualità di vita. Tra dramma e ironia, ‘Amici per la pelle’ può arrivare al cuore delle persone. Diffondere quest’opera cinematografica aiuta a prendere coscienza dei pericoli del melanoma e a intraprendere comportamenti sani che preservino la salute della pelle”.

“Grazie alla combinazione delle molecole immunoncologiche, oggi circa il 50 per cento dei pazienti riesce a cronicizzare il melanoma e, in alcuni casi, è possibile parlare di guarigione – continua il professor Ascierto – In particolare, lo studio internazionale di fase III CheckMate -067, sulla combinazione di nivolumab e ipilimumab in prima linea nel melanoma metastatico, ha evidenziato che quasi la metà dei pazienti (48 per cento) è vivo a 7 anni e mezzo. La duplice immunoterapia evidenzia inoltre un significativo ‘effetto memoria’: la sua efficacia si mantiene a lungo termine, anche dopo la fine delle cure. La sfida immediata è aumentare l’efficacia delle terapie per superare la resistenza all’immunoncologia, che impedisce a circa la metà dei pazienti di beneficiarne. ‘Amici per la pelle’ è dedicato a Gabriele e a tutti i pazienti che non ce l’hanno fatta”. 

Il cortometraggio, che dura poco più di dieci minuti, è diretto da Angela Bevilacqua e scritto da Chiara Macor. Il direttore artistico è Romano Montesarchio e, tra gli attori, uno dei protagonisti di ‘Made in Sud’, Alessandro Bolide. Le comparse sono tutti infermieri di professione e lo stesso corto è stato realizzato negli ambulatori dell’Istituto dei tumori di Napoli e nel presidio ospedaliero Ascalesi, da due anni accorpato al polo oncologico. “La realizzazione di ‘Amici per la pelle’ è stata un’esperienza emozionante – affermano Gigi e Ross – È una piccola favola che parla di amicizia, speranza e amore. Tre sentimenti fondamentali destinati a vivere per sempre. Prevenzione e ricerca sono le armi per sconfiggere il cancro. Da tempo collaboriamo con la Fondazione Melanoma, con questa iniziativa vogliamo far capire a tutti il ruolo centrale della ricerca scientifica, che ha permesso in pochi anni di raggiungere risultati davvero importanti. Tutti devono esserne consapevoli e supportare il lavoro degli scienziati”.

Nel 2020, in Italia, sono stati stimati quasi 15 mila nuovi casi di melanoma. “Come mostrato nel cortometraggio, la diagnosi di cancro rappresenta un momento di rottura fra il prima e il dopo, in cui è coinvolta tutta la famiglia - evidenzia Monica Forchetta, presidente dell’Associazione Pazienti Italia Melanoma APaIM – È importante che i pazienti abbiano fiducia nella scienza, nei clinici e nella ricerca per affrontare il percorso di cura. C’è bisogno di più informazione sul cancro e sui suoi fattori di rischio. Soprattutto è necessario aumentare il livello di consapevolezza e sensibilizzare i più giovani, che ancora troppo spesso ricorrono alle lampade abbronzanti o non usano la crema solare al mare o in montagna. La comunicazione con tutti gli strumenti, incluso il cortometraggio, è fondamentale anche per i pazienti che hanno continuamente necessità di essere aggiornati sulla malattia. Le Associazioni, inoltre, devono sensibilizzare i pazienti sull’importanza della ricerca clinica, per far capire loro che, entrando in una sperimentazione, è possibile accedere in anticipo a terapie innovative”.

La ricerca di laboratorio è cruciale per comprendere le nuove frontiere della lotta al melanoma. “Servono studi sui meccanismi di resistenza e la chiave per scoprirli si trova nel microambiente tumorale, cioè nell’ambiente in cui le cellule malate vivono – aggiunge il professor Ascierto – Va anche analizzata la giusta sequenza di terapie, obiettivo dello studio internazionale SECOMBIT, coordinato dal ‘Pascale’. Sono state arruolate 209 persone di 30 centri in 10 Paesi europei. SECOMBIT ha confrontato tre opzioni e ha dimostrato che la sequenza migliore è costituita dall’avvio con la duplice immunoterapia per proseguire con la terapia mirata dopo l’eventuale progressione di malattia. Con questo approccio è stata raggiunta una sopravvivenza globale del 63 percento a 4 anni”.

Nel nostro Paese vivono quasi 170 mila cittadini che hanno scoperto di avere un melanoma. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è molto elevata, pari al 91 per cento nelle donne e all’88 per cento negli uomini. “L’immunoncologia rappresenta lo standard di cura del melanoma non solo in fase metastatica, ma anche nello stadio III e IV resecato, cioè in una fase in cui la malattia è stata completamente asportata – conclude il professor Ascierto – Trattare i pazienti in questo stadio aumenta la possibilità di evitare una recidiva e, quindi, potenzialmente di guarire la persona. Se individuato precocemente ed eliminato con una corretta asportazione chirurgica durante la fase iniziale, il melanoma è del tutto guaribile. Purtroppo una parte delle diagnosi avviene già in fase avanzata o evolve in questo stadio progressivamente. Le regole della prevenzione da seguire sono semplici: non bisogna esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, la crema protettiva deve sempre essere applicata, anche d’inverno in montagna, e le lampade solari vanno assolutamente evitate. E ogni anno è necessario sottoporsi al controllo dei nei da parte del dermatologo”. 



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