Gli ultimi dati sull’inflazione in Uk mostrano un quadro di generale rallentamento dell’ondata inflazionistica. A giugno il tasso di inflazione Cpi si attestava al 7,9%, il più alto tra i paesi G7. I dati di luglio pubblicati il 16 agosto mostrano invece una situazione economica in miglioramento, con gli indici Cpi e Cpih in calo.
L’indice Cpih è un indice dei prezzi al consumo che include i costi associati alla proprietà di una casa, come le tasse sulla casa e le spese di manutenzione, ed è considerato più rappresentativo del classico Cpi. Ha registrato un aumento del 6,4% su base annua, in discesa dal 7,3% di giugno.
Il Cpi core resta invece invariato a 6,9% deludendo le aspettative degli economisti, che lo davano al 6,8%.
I prezzi del gas e dell’elettricità sono scesi del 15% nel mese, contribuendo per 0,4 punti percentuali alla flessione osservata rispetto a giugno.
I prezzi di alimenti e bevande analcoliche sono aumentati dello 0,1% tra giugno e luglio 2023, rispetto a un incremento del 2,3% tra gli stessi due mesi di un anno fa. Ciò ha comportato un rallentamento del tasso annuo al 14,9% nel luglio 2023, in calo dal 17,4% nel giugno 2023 e dal massimo del 19,2% di marzo 2023.
A preoccupare la BoE è l’aumento dei prezzi dei servizi, +0,8% su base mensile a luglio, salendo al 7,4% di luglio dal 7,2% di giugno.
Dopo lo sconcertante dato di giugno, che dava l’indice dei prezzi al consumo al 7,9% – il valore più alto tra i paesi G7 – in data giovedì 3 agosto il Monetary Policy Committee, l’organo che delibera sulla politica monetaria della BoE, aveva stabilito un rialzo di 25 punti base del tasso bancario principale, portandolo al 5,25%.
Dall’esito della votazione dei membri, il quadro su come si muoveranno i tassi in futuro appare chiaro: in 6 hanno votato per l’aumento di 0,25 punti, in due hanno votato per un raddoppio a +50 punti base mentre un solo votante si è espresso neutrale sui rialzi.
Secondo le stime, il tasso di rifinanziamento principale in Uk arriverà a toccare quota 5,75% entro la fine dell’anno.
Per la BoE rimanere falco è una necessità: l’inflazione è persistente ed è supportata da pressioni interne e il mercato del lavoro si è rivelato resiliente alle bordate della politica monetaria.
Nel trimestre aprile-giugno 2023 l’aumento su base annua dei salari, esclusi i bonus, è stato del 7,8%. L’aumento tocca quota 8,2% considerando anche i bonus. I dati sono stati diffusi dall’ufficio statistico nazionale del Regno Unito, e segnalano il più alto aumento in un trimestre tra i dati comparabili disponibili (che risalgono al 2001).
“Buone notizie” per i lavoratori inglesi? Ni. Questo è il primo trimestre in cui la crescita nominale dei salari supera la crescita del livello dei prezzi. Ciò implica che i salari reali, ossia i salari calcolati scontando la “tassa” dell’inflazione, sono per la prima volta in aumento dopo la lunga ondata inflazionistica che ha colpito i risparmiatori post Brexit e Covid.
La preoccupazione degli economisti è che questo aumento del potere d’acquisto dei lavoratori porti a nuove pressioni inflazionistiche, questa volta dal lato domanda. La preoccupazione si fa concreta data la solidità del mercato del lavoro nel paese, che è stato resiliente ai colpi della Boe. Il tasso di disoccupazione UK si attesta al 4,2%, in lieve aumento dal 3,5% toccato nel 2022. Inflazione e disoccupazione sono inversamente correlate: ciò comporta che fintanto che ci sarà un alto livello di impiego e un trend di aumento dei salari, l’inflazione sarà dura a morire. E ora il ruolo di guastafeste spetta alla BoE. (riproduzione riservata)