L’Italia stringa accordi insieme all’Ue e non aspetti gli Usa. Jozef Síkela porta a Roma un messaggio chiaro, recapitato ai ministri Urso e Tajani ma anche a Giorgia Meloni: «Con la premier abbiamo parlato dei più importanti temi geopolitici, dal nuovo approccio degli Usa con l’arrivo di Donald Trump all’aggressione russa dell’Ucraina. Ci siamo confrontati anche sull’export e su come aiutare le vostre aziende a penetrare nei mercati esteri».
Il commissario ceco per i Partenariati Internazionali è il responsabile del Global Gateway, la strategia nata per agevolare la crescita sostenibile dei Paesi emergenti. Allo stesso tempo il programma apre nuove rotte commerciali per le imprese Ue e secondo Síkela può generare «importanti sinergie» con il Piano Mattei.
Una maggiore integrazione tra i due potrebbe aiutare le aziende italiane anche in caso di guerra commerciale con gli Usa. E magari convincere il governo a non compiacere Trump per sperare in un trattamento di favore sui dazi. «Global Gateway è la risposta europea alla Via della Seta e ha una potenza di fuoco di 300 miliardi tra risorse pubbliche, garanzie di istituzioni come la Bei e investimenti privati», spiega il commissario ceco. «Entro il 2027 la metà di questi fondi sarà destinata all’Africa, inoltre investiremo con forza nel Sud America, nei Caraibi e in Asia Centrale».
Domanda. Come funziona il piano?
Risposta. Portiamo le imprese europee nei Paesi emergenti per aiutarli a diventare più sostenibili e a contrastare il cambiamento climatico. Così creiamo posti di lavoro, sosteniamo l’agricoltura e rafforziamo la produzione di energia rinnovabile. Questa strategia offrirà un futuro alla popolazione locale e permetterà di frenare la migrazione. Ma i vantaggi sono reciproci perché Global Gateway garantisce all’Europa nuove opportunità di business e un approccio sicuro alle materie prime.
D. In quali progetti è coinvolta l’Italia?
R. Uno dei più importanti è quello del corridoio di Lobito, pensato per connettere Zambia, Repubblica Democratica del Congo e Angola, ma con risvolti positivi per tutta l’Africa. L’Italia ha ben chiaro il valore strategico dell’area lato materie prime ed energia, quindi ha deciso di investire 320 milioni con Cdp.
D. Con quali aziende italiane lavorate?
R. Abbiamo avviato dei progetti nel caffè con il contributo decisivo di Lavazza e Illy. E in generale cooperiamo con realtà come Eni, Enel, Snam, Leonardo e Webuild. Si tratta di giganti dotati di una forte esperienza e di grandi competenze, richieste ovunque.
D. Quali sono le tecnologie italiane più apprezzate?
R. Di recente ho accompagnato la presidente Ursula von der Leyen in India. Il Paese del premier Modi collabora già con Tim-Sparkle per realizzare il Blue Raman Submarine Cable: si tratta di un progetto strategico perché connette l’India all’Europa via Africa e garantisce comunicazioni sicure, oltre a rafforzare la nostra posizione nell’economia digitale.
D. Chi sono i migliori partner per l’Ue?
R. I Paesi dell’Asia Centrale, dell’Africa e dell’America Latina sono gli alleati ideali perché non vogliono governare le nostre vite e hanno in mente una relazione commerciale con benefici reciproci. Starei più attento invece alla Cina. Pechino ha bisogno del mercato europeo e dei suoi 450 milioni di consumatori, ma quando si parla di tecnologie o materie prime prova a controllare il business per scopi geopolitici. Lo abbiamo imparato durante la pandemia con la strategia «Zero Covid», che ha privato le nostre aziende dei semiconduttori necessari alla produzione.
D. Come evitare che accada di nuovo?
R. Dobbiamo rafforzare ancora Global Gateway, che in questi anni ci ha permesso di incrementare la sicurezza nel commercio grazie alla diversificazione di fornitori e compratori.
D. Su cosa deve concentrarsi l’Europa?
R. L’Ue necessita di nuovi mercati e di più partner soprattutto per le materie prime e le terre rare: il nostro continente ne è carente e deve importarle dall’estero. Con Global Gateway abbiamo stretto forti relazioni commerciali con i Paesi dell’Asia centrale, che con le nostre tecnologie stanno incrementando la produzione e accedendo con più facilità ai mercati finali. In cambio ci aiuteranno a soddisfare circa il 40% del nostro fabbisogno. (riproduzione riservata)