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L'Ue taglia le stime di crescita dell’Italia, ma promuove i conti: possibile uscita dalla procedura d’infrazione già nel 2026

17 novembre 2025, 11:30 Ultimo aggiornamento: 18 novembre 2025, 12:38

Nelle previsioni economiche d’autunno la Commissione bacchetta l’Italia sulla crescita. Bruxelles rivede al rialzo le stime sul pil dell’Ue nel 2025 grazie alle maggiori esportazioni per anticipare i dazi di Trump. L’avvertimento di Dombrovskis: ora rilanciamo la nostra competitività

L’Europa crescerà più delle attese nel 2025 ma con qualche vistosa eccezione, a partire dall’Italia. Nelle previsioni economiche d’autunno la Commissione ha alzato le stime sia dell’Eurozona che dell’Ue, un cambio di passo frutto delle maggiori esportazioni verso gli Usa per anticipare l’effetto dazi.

La corsa per aggirare le tariffe di Donald Trump dovrebbe spingere il pil dei 20 Paesi dell’Area euro (da gennaio ci sarà anche la Bulgaria) al +1,3% dal precedente +0,9%, mentre per l’intera Unione Europea si sale al +1,4% dal +1,1% indicato nelle previsioni di primavera. Il trend positivo proseguirà nel 2026, anche se con minore forza perché la crescita scenderà all’1,2% (dall’1,4%) nell’Eurozona e all’1,4% (dall’1,5%) nell’Ue per poi irrobustirsi nel 2027 (+1,4% e +1,5%).

La ricetta di Dombrovskis

Sul futuro pesano diverse incognite esterne, a partire dai dazi in media più alti da un secolo. Ecco perché «dobbiamo considerare i fattori interni per alimentare la crescita», spiega il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis. «L’Europa deve fare affidamento sui propri punti di forza e svilupparli. Ciò significa raddoppiare gli sforzi per migliorare la nostra competitività e liberare il pieno potenziale dell’Ue».

L’Italia rallenta

L’Italia, invece, è già in difficoltà. La Commissione ha quasi dimezzato le sue stime su Roma e ora si aspetta un pil in salita solo dello 0,4% nel 2025 rispetto al precedente +0,7%. La colpa è dell’incremento «moderato» dei consumi privati, dovuto all’incertezza che spinge le famiglie a risparmiare di più, e dell’aumento «considerevole» delle importazioni rispetto alle esportazioni.

C’è chi sta peggio, come Finlandia (+0,1%), Germania (+0,2) e Austria (+0,3%), ma dal 2026 anche questi Paesi torneranno a premere sull’acceleratore. Berlino, per esempio, crescerà dell’1,2% grazie al maxi piano d’investimenti del governo Merz, mentre per Roma si prospetta solo un +0,8%, di nuovo in calo dal +0,9% ipotizzato in primavera.

Il dato è comunque migliore di quello del 2025 e sarà figlio della messa a terra finale del Recovery Fund, che spingerà gli investimenti pubblici. Nel 2027 scadrà il Pnrr, rimpiazzato in parte dai fondi di coesione, e i consumi privati dovrebbero essere il principale motore dell’economia. Non a sufficienza, però, per evitare all’Italia di diventare l’unico Stato membro con una crescita (+0,8%) inferiore all’1%.

Questione di decimali sul deficit

Le buone notizie riguardano invece i conti pubblici, rimessi su un percorso virtuoso dal ministro all’Economia, Giancarlo Giorgetti, come dimostrano le recenti promozioni delle agenzie di rating. Nel 2025 il disavanzo pubblico dovrebbe scendere sotto il 3%, di preciso al 2,98% (la Commissione ha indicato il 3% perché arrotonda le cifre). E, se sarà così, l’Italia potrebbe uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo già nel 2026.

«Le autorità italiane ci hanno più volte confermato l’intenzione che il disavanzo sia leggermente inferiore al 3% del pil», spiega Dombrovskis. «Dobbiamo vedere i dati finali, verificati da Eurostat, che saranno disponibili ad aprile. Se confermeranno la discesa sotto al 3%, l’uscita dalla procedura d’infrazione potrebbe avvenire nella prossima primavera con il pacchetto del semestre europeo». (riproduzione riservata)



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