Il 2025 sarà un anno cruciale per l’Ue. Il 20 gennaio Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca e con i suoi dazi rischia di rallentare la già debole economia europea, basata sulle esportazioni. Negli ultimi anni, invece, la guerra in Ucraina ha evidenziato l’importanza della transizione energetica, che però non deve avvenire a discapito delle industrie europee, soprattutto dell’auto.
Le mosse di Vladimir Putin e il ritorno di Trump hanno reso evidente anche quanto l’Europa sia rimasta indietro nella difesa. Secondo il segretario generale della Nato, Mark Rutte, occorrono più investimenti per rafforzare l’industria militare europea, non tanto per scatenare eventuali guerre quanto per dissuadere chi è intenzionato a farle scoppiare.
Insomma, le sfide non mancano e l’Europa dovrà rafforzare la sua competitività se vorrà evitare «una lenta agonia» (parole di Mario Draghi) e non perdere altro terreno da Stati Uniti e Cina. «La nuova Commissione e il nuovo Parlamento devono iniziare a correre», spiega Vincenzo Celeste, rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione Europea.
L’ambasciatore è intervenuto all’evento Connact, organizzato per mettere in contatto aziende e delegazione italiana all’Europarlamento: «La competitività può giungere solo con una correzione dell’approccio alle transizioni e grazie alla capacità di saper pensare fuori dagli schemi. L’Ue deve correre al ritmo delle sfide che l’attendono».
Il contributo dell’Italia sarà determinante per affrontare le prove che attendono l’intero continente. A differenza di Parigi e Berlino, Roma si affaccia in Europa con un governo stabile. La premier Giorgia Meloni (vedi la vicenda di Cecilia Sala) ha dimostrato di avere un rapporto privilegiato con Trump e potrebbe fare da ponte tra Usa e Ue.
«L’Italia si presenta a questa partita con le migliori carte», chiarisce Celeste. «Ha ottenuto un portafoglio di peso e il coordinamento di deleghe strategiche, all’altezza del nostro ruolo di Stato fondatore dell’Ue, seconda manifattura d’Europa e terza economia del continente. Nel 2024 la nostra centralità si è rafforzata, anche grazie al G7 a presidenza italiana».
Per Celeste «il primo grande cantiere a cui il nostro Paese può concorrere è lo sviluppo di una vera e propria politica industriale europea. Nella visione italiana l’Ue dovrà conciliare il percorso verso un’economia decarbonizzata con il rilancio dell’industria europea.
La transizione ecologica va governata tenendo conto di chi produce, di chi lavora e del contesto globale: dobbiamo essere protagonisti senza aggravare vecchie dipendenze o crearne di nuove».
Questi obiettivi secondo Celeste si possono raggiungere solo con maggiori investimenti, da realizzare grazie a «un uso mirato dei fondi pubblici e incentivando i finanziamenti privati». Per trovare queste risorse bisognerà «completare l’Unione dei mercati dei capitali e quella bancaria».
E con i nuovi fondi l’Europa dovrà colmare quel gap a «livello di digitalizzazione dell’economia e dei servizi» di cui ha parlato anche Draghi nel suo report. La Commissione ne è consapevole e ha già «annunciato delle iniziative per non perdere il treno dell’intelligenza artificiale».
L’ultima sfida, non meno importante, è quella della difesa. «Per la sicurezza dell’Europa è imprescindibile un deciso, concreto rilancio della cooperazione Ue-Nato, a partire da uno stretto coordinamento in materia di industria».
Ancora una volta saranno centrali le risorse. «Rinnovare in maniera radicale la difesa europea richiede investimenti industriali e infrastrutturali enormi, che gli Stati membri non possono sostenere con i soli bilanci nazionali. Serve unire le forze e agire con risorse comuni». (riproduzione riservata)