L’atteso incontro a Bruxelles tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner è stato annullato. A darne notizia è il Kyiv Post, che cita proprie fonti e parla di un improvviso rientro dei due emissari a Washington. Zelensky, secondo il quotidiano, avrebbe già lasciato la capitale belga per fare ritorno in Ucraina.
Le ragioni della cancellazione del vertice – previsto per oggi mercoledì 3 dicembre 2025 – non sono state al momento rese note.
In realtà, però, come previsto, l’incontro di ieri, 2 dicembre, tra Vladimir Putin e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, non ha portato ad alcuna svolta. Dopo quasi cinque ore di colloqui non si è arrivati a nessun compromesso per porre fine al conflitto in Ucraina. Il nodo resta sempre lo stesso: i territori.
La Russia chiede il riconoscimento delle regioni che ha unilateralmente annesso, comprese le parti che non ha ancora conquistato, a partire dal 20 per cento della regione di Donetsk ancora sotto il controllo delle forze ucraine. Ma per Kiev e i suoi alleati l’integrità territoriale è intoccabile.
Il colloquio tra Putin, Witkoff e Kushner aveva alimentato aspettative su un possibile passo avanti nei negoziati. Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva parlato di «alcuni progressi» nelle discussioni con Mosca, mentre il segretario generale della Nato Mark Rutte aveva confermato che «il processo negoziale per la pace in Ucraina a trazione Usa è in corso».
In realtà lo stop di oggi all’incontro con Zelensky sembra restituire un quadro ancora più incerto con gli Stati Uniti e l’Ucraina che non hanno potuto confrontarsi direttamente dopo il passaggio a Mosca degli emissari americani.
Nemmeno le ultime dichiarazioni di Donald Trump hanno giustificato l’ottimismo. La guerra in Ucraina è un «disastro», ha detto. «La nostra gente è in Russia per risolvere la situazione, non è una situazione facile, lasciatemelo dire», ha riconosciuto il capo della Casa Bianca. Mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ammesso che qualcuno degli alleati di Kiev «è stanco» e lui teme che Washington possa perdere interesse ai negoziati. «L’obiettivo della Russia è quello di far perdere interesse all'America in questa situazione», ha affermato il leader ucraino.
Arrivando alla riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Bruxelles, Mark Rutte ha ribadito il sostegno all’Ucraina nel caso in cui i colloqui non portassero a risultati concreti.
«È un bene che il processo di pace sia in corso e solo gli Usa sotto la guida del presidente Trump potevano rompere lo stallo», ha dichiarato. «Ma se non ci saranno risultati è essenziale che le armi continuino ad arrivare in Ucraina, come con l’iniziativa Purl e gli aiuti bilaterali, e che le sanzioni economiche contro la Russia continuino a mordere. È la cosa migliore per far cambiare idea a Putin».
Sulla possibilità che l’Italia acquisti armi statunitensi per inviarle a Kiev si mostra invece più prudente il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
«Per adesso è prematuro», ha affermato arrivando alla ministeriale Nato. «Speriamo che nei prossimi mesi non servano più armi, perché se si raggiunge un accordo e un cessate il fuoco, servirà fare altro».
Tajani ha anche commentato la posizione della Banca Centrale Europea sull’utilizzo dei beni russi congelati: «Se la Bce si è schierata contro si complica il lavoro. Bisogna fare uno studio giuridico approfondito e considerare la stabilità dell’eurozona. Politicamente siamo favorevoli, ma resta da capire se si possa fare senza creare scosse».
La cancellazione dell’incontro tra Zelensky e gli emissari americani apre nuovi interrogativi sul percorso negoziale. Mentre gli Usa valutano i prossimi passi e la Nato ribadisce il proprio sostegno militare e sanzionatorio, l’Europa resta divisa sulla gestione dei beni russi e
Mosca continua a lanciare segnali di sfida. In questo clima, l’equilibrio tra tentativi di dialogo e pressione militare sembra diventare sempre più delicato. (riproduzione riservata)