Novecento euro lordi al mese in più in busta paga per gli oltre 15 milioni di dipendenti pubblici e privati con redditi tra 25 mila e 50 mila euro. Una misura strutturale - non un bonus o un sussidio - a carico delle imprese, che però vedrebbero ridursi del 4% l’Ires e dell’1% l’Irap a loro carico. Questo è il contenuto della proposta di legge che il movimento «Io sono Democristiano», fondato dall’imprenditore Gianluca Pellino, presenterà tra circa un mese alla Camera dei Deputati.
Puntare sui salari genererebbe un circolo virtuoso. Il costo in termini di minor gettito per lo Stato, ha spiegato Pellino a MF-Milano Finanza, sarebbe controbilanciato dall’incremento delle entrate Irpef e dei contributi dei lavoratori, nonché dalle imposizioni dirette sui consumi che andrebbero a crescere, visto che i redditi più alti tendenzialmente incentivano le spese, non il risparmio. La ricaduta di maggior domanda interna andrebbe ad alimentare i fatturati delle imprese, che, per di più, pagando meno Ires e Irap avrebbero più spazio di manovra per investire in competitività.
Si è scelto di proporre 900 euro lordi in più in busta paga al mese (ossia 10.800 euro lordi all’anno) «per far sì che gli stipendi italiani facessero almeno un passo verso l’adeguamento ai salari europei».
Da notare, inoltre, ha aggiunto Pellino, che la fascia dei lavoratori selezionata (dai 25 mila ai 50 mila euro annui) corrisponde al ceto medio dipendente «che negli ultimi quindici anni ha perso potere d’acquisto più di ogni altro segmento della società italiana». (riproduzione riservata)