Una tredicesima più pesante in busta paga fino a un massimo di 500 euro, possibilmente già in tempo per il prossimo Natale. Questo è l’obiettivo a cui stanno lavorando, in vista della legge di Bilancio, le forze politiche di maggioranza che sostengono il governo guidato da Giorgia Meloni.
Per capire la ratio dietro la misura è necessario partire dalle caratteristiche della tredicesima: non è uno stipendio in più ma ogni mese dell’anno il datore di lavoro trattiene un dodicesimo dello stipendio al lavoratore e questi soldi vengono poi ridati al lavoratore a dicembre.
Da segnalare inoltre un’anomalia fiscale: la tredicesima non beneficia delle detrazioni riconosciute al lavoro dipendente, che riducono il peso dell’Irpef sulle retribuzioni mensili standard. Ecco che a parità di retribuzione lorda, la tredicesima genera oggi un netto proporzionalmente inferiore rispetto a una mensilità ordinaria, proprio perché non beneficia dello stesso alleggerimento fiscale. Il risultato è un prelievo più pesante proprio sulla mensilità aggiuntiva, quella che dovrebbe invece sostenere le spese di fine anno.
Per il governo si tratta quindi di intervenire in manovra direttamente sul netto. Non sarebbe un aumento contrattuale né un bonus una tantum, ma una minore trattenuta fiscale su una somma già spettante al lavoratore. Al di là di questa certezza, si cerca ancora una quadra sulla specificità della misura, visto che le opzioni sul tavolo sono diverse e ovviamente legate al nodo risorse. Qualche dubbio dovrebbe scioglierlo l’incontro, anticipato da MF-Milano Finanza, tra la premier Meloni e il leader forzista, Antonio Tajani.
Intanto il titolare della Farnesina in un’intervista a Milano Finanza ha segnalato che «vogliamo detassare le tredicesime fino al 100%, se possibile». O comunque priorità ai redditi più bassi.
C’è però il tema coperture. Basti pensare che, secondo le stime della Ragioneria Generale dello Stato, eliminare completamente la tassazione sulla tredicesima per tutti i lavoratori dipendenti comporterebbe un minor gettito compreso tra 3 e 5 miliardi di euro.
Per far quadrare i conti di una manovra che dovrebbe essere all’incirca di 28 miliardi di euro (se ai 14 miliardi di necessità iniziale si aggiungono altri 14 legati alla flessibilità energetica ottenuta dall’Italia a Bruxelles), emergono altre opzioni.
L’idea sarebbe un’imposta forfettaria o del 10% a favore di beneficiari con redditi fino a 30 mila euro o del 15% per i redditi sotto i 15 mila euro annui. Così il costo della misura di alleggerimento fiscale scenderebbe verso una forbice di 1,5-2 miliardi di euro. E soprattutto la previsione di un tetto massimo di reddito per i beneficiari della detassazione concentrerebbe le risorse sulle fasce retributive più basse, escludendo i redditi più alti.
Il tutto da coordinare con la riforma degli scaglioni Irpef ordinari per evitare sovrapposizioni. L’obiettivo politico è chiaro: rendere più ricca la busta paga di dicembre. Resta da capire quante risorse il governo sarà disposto (o meglio riesca) a mettere sul piatto per ridurre le tasse sulla mensilità aggiuntiva di stipendio o pensione. (riproduzione riservata)