Un talento da 50 mila euro può costare al vivaio 11 mila euro di Iva. La cessione di un atleta dal dilettantismo al professionismo entra infatti nel perimetro delle operazioni imponibili e non beneficia dell'esenzione prevista per l'attività sportiva. In altre parole, per il Fisco il trasferimento del diritto alle prestazioni di un giovane calciatore non è soltanto sport: è un'operazione economica. E come tale sconta l'Iva al 22%.
Questo perché, la cessione del diritto alle prestazioni sportive non presenta quel collegamento diretto e indispensabile con l'esercizio dello sport richiesto dalla norma. Il beneficiario dell'operazione, inoltre, non è l'atleta che pratica l'attività, ma la società acquirente, che acquisisce la disponibilità delle sue prestazioni e dei relativi diritti. Da qui la qualificazione della cessione come operazione rilevante ai fini Iva.
Il chiarimento arriva dalla circolare 7/E dell'Agenzia delle Entrate e può avere un impatto diretto sui bilanci di associazioni e di società sportive dilettantistiche.
Il nodo è la gestione del contratto. Stabilire se il prezzo della cessione dell’atleta sia al netto o al lordo dell'Iva diventa una variabile finanziaria dell'operazione e può modificare sensibilmente il rendimento della cessione per chi ha formato l'atleta.
Continuando con l’esempio originario, se un vivaio cede un atleta a una società di Serie A per 50 mila euro più Iva, il conto per l'acquirente sale a 61 mila euro, con 11 mila euro di imposta. Se, invece, i 50 mila euro pattuiti sono Iva inclusa, nelle casse della società dilettantistica entrano in realtà poco più di 40.980 euro, mentre 9.016 euro sono destinati all'Erario. Quasi un quinto del corrispettivo nominale, dunque, viene assorbito dall'imposta.
Il chiarimento dell'Agenzia offre una regola più definita agli operatori, ma apre anche una questione di politica economica. Il rischio è che la fiscalità pesi soprattutto sull'anello più piccolo della catena: quello che sostiene i costi della formazione, dell'impiantistica, degli allenatori e della crescita sportiva del giovane prima che il suo valore venga monetizzato sul mercato.
Nondimeno, senza mettere in discussione la qualificazione tecnica dell'Agenzia, resta da capire se il trattamento fiscale sia coerente con gli obiettivi della riforma dello sport. Anche perché, per molti vivai, la vendita di un talento non è soltanto un'operazione straordinaria: è una delle poche leve per finanziare la formazione di quello successivo. (riproduzione riservata)