Da quasi 33 miliardi di euro di interscambio nel 2022 l’interscambio commerciale tra Italia e Russia è crollato a poco più di 2 miliardi nel primo semestre del 2026.
Dall’invasione russa dell’Ucraina, infatti, l’asse economico tra Roma e Mosca ha cambiato radicalmente volto: le importazioni italiane sono crollate, la dipendenza dalle forniture russe si è progressivamente ridotta e anche l’export tricolore, pur mostrando una maggiore capacità di tenuta, si muove ormai su livelli ben lontani da quelli precedenti. Questo il quadro che emerge dai dati dell’Osservatorio InfoMercatiEsteri della Farnesina, aggiornati al 25 agosto.
Entrando nello specifico del tema dell’export italiano, le vendite verso Mosca sono passate da quota 1,75 miliardi nel primo semestre del 2025 a 1,6 miliardi nei primi sei mesi di quest’anno, con un calo del 4,1%. Una differenza che ha allargato il surplus commerciale italiano: il saldo è salito a 1,303 miliardi contro i 724 milioni dello stesso periodo del 2025.
Parallelamente si è ridotto anche il peso della Russia come mercato di destinazione del made in Italy: dal 23esimo posto nel 2022 al 37esimo nel gennaio-maggio di quest’anno, con una quota passata dallo 0,9% allo 0,5%. Comunque l’Italia resta il sesto fornitore per la Russia, anche se la quota di mercato è scesa dal 3,1% del 2022 al 2% del gennaio-maggio 2026. Nello stesso periodo la Germania mantiene una quota del 4,02%, contro il 2,05% dell’Italia, l’1,17% della Francia e lo 0,48% della Spagna.
Da segnalare, inoltre, che il made in Italy esportato in Russia si è concentrato soprattutto in alcuni comparti. Nel primo semestre del 2026, gli articoli tricolore più acquistati dalla Russia sono stati i prodotti tessili, dell’abbigliamento, nonché le pelli e gli accessori, per un valore di 411 milioni di euro e il 24,4% dell’export totale italiano. Seguono prodotti alimentari, bevande e tabacco con 305 milioni (il 18,1% del totale), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici con 252 milioni (il 15%), quindi macchinari e apparecchi con 209 milioni (pari al 12,4%).
Dall’Osservatorio del Maeci emerge, però, che a cambiare negli ultimi quasi cinque anni è stata soprattutto la posizione della Russia tra i fornitori dell’Italia. Il valore delle importazioni tricolori nel periodo tra gennaio e giugno si è fermano a 379 milioni, contro 1,03 miliardi un anno prima: una contrazione del 63,2% nel giro di dodici mesi.
Di conseguenza la Russia nel 2022 era il sesto Paese di provenienza delle importazioni italiane, con una quota del 4,1% del mercato, nella prima metà del 2026 è scivolata al 63esimo posto, con una quota dello 0,1%.
Spostando la lente di ingrandimento sui settori, dei 379 milioni di beni russi acquistati dall'Italia nel primo semestre, 337,9 milioni riguardano metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti: quasi nove euro su dieci dell’import totale. Le sostanze e i prodotti chimici valgono invece 25,6 milioni (il 6,8% degli acquisti effettuati dall’Italia), seguiti dai prodotti tessili e dell'abbigliamento, pelli e accessori che sono arrivati a quota 5,6 milioni (1,5%). Tra le righe si legge l’addio italiano alla sua dipendenza dall’energia russa. (riproduzione riservata)