Il gruppo bancario svizzero Ubs, guidato dal ceo Sergio Ermotti, ha superato le aspettative sugli utili del primo trimestre 2025, trainato dai risultati dell’investment banking. Tuttavia, la banca ha avvertito dei rischi legati alle nuove tariffe commerciali imposte dagli Stati Uniti che hanno già fatto perdere al titolo oltre il 10% da inizio anno. Il titolo sale dell’1,5% a 25,34 franchi mercoledì 30 aprile, dopo i conti alle ore 9:20 circa.
L’utile netto agli azionisti si è attestato a 1,692 miliardi di dollari, superando la media delle stime degli analisti (1,359 miliardi, secondo Lseg). I ricavi del gruppo nel trimestre sono stati pari a 12,557 miliardi di dollari, leggermente sotto delle attese di 12,99 miliardi.
Il colosso svizzero, che ha salvato Credit Suisse, ha registrato una redditività (Return on tangible equity, Rote) all’8,5%, in forte aumento rispetto al 3,9% del quarto trimestre 2024 e un Cet1 ratio stabile al 14,3%, indicando una buona solidità patrimoniale.
I ricavi dell’investment banking sono volati del 32% su base annua, grazie all’incremento degli investimenti sui mercati azionari e sulle valute, con performance positive in tutte le aree geografiche.
Il margine da interessi (NII), legato all’andamento dei tassi, si è attestato a 1,629 miliardi di dollari, in calo del 16% su base annua e dell’11% rispetto al trimestre precedente. Ubs ha previsto un’ulteriore flessione nel secondo trimestre. In leggero calo il Wealth management.
Ubs ha confermato il completamento di un programma di acquisto di azioni proprie da 500 milioni di dollari e intende proseguire con un piano di buyback da 2,5 miliardi di dollari per il resto del 2025.
Dopo essere stata superata da Banco Santander come la banca più capitalizzata d’Europa, Ubs ha registrato un calo del 10% del titolo da inizio anno, in gran parte dovuto all’imposizione delle tariffe statunitensi del 2 aprile. La Svizzera, infatti, è soggetta a dazi del 31% se non raggiungerà un accordo commerciale entro luglio con gli Usa.
Ubs ha spiegato che i dazi stanno generando una significativa volatilità di mercato e una maggiore incertezza macroeconomica: «L’aumento delle tariffe rappresenta un rischio concreto per la crescita globale e l’inflazione, oscurando le prospettive sui tassi».
La redditività futura di Ubs è messa sotto pressione anche da possibili nuove normative sul capitale. Le autorità svizzere stanno valutando requisiti più severi per le banche di rilevanza sistemica, in seguito all’assorbimento di Credit Suisse da parte di Ubs. «Il nostro obiettivo è che una banca importante come Ubs possa essere gestita in modo sicuro anche in scenari di crisi», ha avvertito la presidente svizzera Karin Keller-Sutter. (riproduzione riservata)