Sarà la fine dei tassi bassi in Turchia? È la domanda che si pongono gli analisti dopo l’ultima mossa del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. A poco meno di due settimane dalla sua rielezione Erdogan ha nominato l’ex dirigente bancario Hafize Gaye Erkan come nuovo governatore della Banca Centrale Turca. Una mossa che potrebbe segnare la fine dei tassi di interesse ultra bassi e dei continui interventi del governo per sostenere la lira.
Hafize Gaye Erkan, 40 anni, è la prima donna governatrice della banca centrale della Turchia. Ha lavorato presso Goldman Sachs per quasi un decennio ed è stata co-amministratore delegato della First Republic Bank con sede a San Francisco fino a circa 18 mesi prima del suo crollo a maggio. Erkan, che ora sostituirà Sahap Kavcioglu, ha vissuto negli Stati Uniti per più di due decenni.
Nel frattempo, le politiche economiche non ortodosse di Erdogan hanno causato una crisi del costo della vita e hanno portato gli investitori stranieri a ritirare miliardi di dollari dai mercati obbligazionari e azionari turchi negli ultimi anni. A causa della politica monetaria della banca centrale del Paese che ha tagliato progressivamente i tassi di interesse portandoli all’8,5%, l’inflazione ha raggiunto quasi il 90% l’anno scorso, anche se dal 2023 sembra aver intrapreso un trend discendente che l’ha portata attorno al 40% il mese scorso.
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La capacità di Erkan di rallentare l’aumento dei prezzi e riportare gli investitori di portafoglio dipenderà in gran parte da quanta autonomia le darà Erdogan, che si autodefinisce «nemico» degli alti tassi di interesse. Erdogan ha infatti licenziato i precedenti governatori per aver inasprito troppo la politica monetaria e recentemente, il 19 maggio, ha affermato che i tassi di interesse sarebbero scesi ulteriormente.
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Nonostante questo, dopo la nuova nomina, gli investitori aspetteranno un forte aumento dei tassi alla prossima riunione della banca centrale il 22 giugno. Jp Morgan e Barclays prevedono un aumento del tasso base di 16,5 punti percentuali al 25%. Jp Morgan afferma che la banca potrebbe scegliere di effettuare la mossa anche prima. «Si spera che la nomina di Erkan segni un miglioramento rispetto alle politiche del suo predecessore», sottolinea Nick Stadtmiller, responsabile del prodotto presso Medley Global Advisors. «La domanda persistente è se Erdogan consentirà alla banca centrale di aumentare i tassi in misura sufficiente a ridurre l’inflazione».
Gli analisti di Bloomberg Economics dubitano che ci sarà una riunione di emergenza prima della fine di giugno, ma si aspettano che la banca centrale rilasci una dichiarazione prima di allora sottolineando il suo impegno per la stabilità dei prezzi e accennando a un aumento dei tassi. «Questo darebbe una mano alla lira», spiega Selva Bahar Baziki di Bloomberg Economics.
Dopo la vittoria per la rielezione del presidente Erdogan a maggio, il cambio tra dollaro e lira ha superato per la prima volta la quota di 21,5, estendendo il deprezzamento da inizio anno della lira al 13%. In effetti, la moneta turca è stata a lungo una delle valute meno favorite tra gli investitori, avendo perso circa due terzi del suo valore solo negli ultimi tre anni. Questo rende la lira di gran lunga una delle peggiori tra tutte le valute. Adesso, secondo gli analisti di Ebury, anche in caso di rialzi aggressivi dei tassi la lira potrebbe non ricevere altro che un sostegno temporaneo data la serie di sfide che l’economia turca deve affrontare, in particolare riserve valutarie inadeguate e livelli di indebitamento vertiginosi. (riproduzione riservata)