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Tudor celebra la donna che volò più in alto del suo tempo

La storia di Carina Massone Negrone, la marchesa che trasformò il cielo in un territorio femminile quando ancora non lo era. Con al polso un Tudor

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Nel 1935, mentre le donne erano ancora impegnate a conquistare spazi sulla terra, Carina Massone Negrone decise di cercarli nel cielo. Non era un gesto simbolico. Era un gesto letterale. A bordo di un biplano Caproni con abitacolo aperto, una rudimentale giacca riscaldata e una bombola d'ossigeno, raggiunse quota 12.043 metri. Più in alto di qualsiasi altra donna prima di lei. Più in alto di quanto i medici stessi ritenessero possibile. Quel record, nella categoria degli aerei ad elica, non è mai stato battuto.

Tudor celebra la donna che volò più in alto del suo tempo

È a questa figura straordinaria che Tudor dedica oggi La Pilota, il nuovo documentario della serie A Century of Tudor, riportando alla luce una storia che sembra appartenere a un romanzo d’avventura e che invece è accaduta davvero. La cosa più sorprendente di Carina Massone Negrone non è il record. Sono i dettagli.

Tudor celebra la donna che volò più in alto del suo tempo

Marchesa genovese, sportiva instancabile, sciatrice, nuotatrice, amante del mare e della velocità, ottenne nel 1933 il brevetto di pilota, diventando la prima donna italiana a ricevere la licenza rilasciata dalla Reale Unione Nazionale Aeronautica. Allenandosi per un anno intero con l’esercito. In un'Italia che immaginava le donne come custodi della casa, lei preferiva i motori e le correnti ascensionali. Due anni dopo arrivò l’impresa che la rese leggenda.

A oltre dodicimila metri di quota la temperatura sfiora i cinquanta gradi sotto zero. L'ossigeno diventa rarefatto, il corpo perde lucidità, la coscienza vacilla. Lei stessa parlò di una sensazione di euforia. Eppure continuò a salire. Fino a lasciare sotto di sé il record mondiale detenuto dalla francese Maryse Hilsz. Ma sarebbe riduttivo ricordare Carina Massone Negrone soltanto per un primato.

Prima ancora che il femminismo trovasse il lessico con cui raccontarsi, lei ne aveva già praticato la grammatica. Pilotava aerei, attraversava l’Europa, frequentava un mondo che la società considerava maschile. Non combatteva contro gli uomini. Più semplicemente, ignorava l’idea che alcune esperienze dovessero appartenere esclusivamente a loro.

Tudor celebra la donna che volò più in alto del suo tempo

Non cercava di dimostrare qualcosa. Volava perché voleva volare. Stabilì altri sette record internazionali e nel 1954 completò il volo Brescia-Luxor senza scalo, quasi tremila chilometri percorsi a una velocità media di 299 chilometri orari. Un’altra impresa che contribuì a costruire la sua leggenda.

È forse questa la ragione per cui la sua figura appare oggi sorprendentemente contemporanea. Non c'è nulla di programmatico nelle sue imprese, nessuna ricerca di consenso, nessuna volontà di trasformarsi in simbolo. Carina viveva come riteneva naturale vivere.

Per questo il documentario La Pilota arriva in un momento culturale particolarmente interessante. Dopo anni in cui il racconto dell’emancipazione femminile è stato spesso affidato a slogan, manifesti e hashtag, sceglie una strada diversa: raccontare una donna che non aveva bisogno di definirsi pioniera perché era troppo impegnata a esserlo. Ed è proprio questa assenza di retorica a renderla straordinariamente moderna. Carina Massone Negrone stava semplicemente vivendo il futuro.

Tudor celebra la donna che volò più in alto del suo tempo

Per i nipoti Jos Bendinelli Negrone e Madalena Negrone, Carina è semplicemente la nonna. Quella che distribuiva monetine ai bambini, che faceva guardare i film di Bud Spencer, che abitava al piano di sotto. Solo crescendo hanno compreso che quella figura familiare era stata una pioniera dell’aviazione mondiale. Ed è forse qui che il documentario trova la sua dimensione più elegante. Non racconta soltanto una primatista. Racconta il modo in cui il coraggio sopravvive alle generazioni.

Gli orologi Tudor appartenuti a Carina, custoditi ancora oggi dalla famiglia, diventano così testimoni silenziosi di una vita vissuta sempre un po' più avanti degli altri. Tracce quotidiane di una donna che aveva trasformato l’audacia in abitudine.

Oggi che la parola «empowerment» è pronunciata ripetutatemnte, la storia di Carina Massone Negrone ricorda una verità più sofisticata. Le donne che cambiano il mondo raramente parlano di rivoluzione. Di solito sono troppo occupate a decollare. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 23/06/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 23/06/2026 19:00
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