L’arte di essere James Bond
È quella dell’ex 007 Pierce Brosnan che, a Gentleman, ha svelato l’altro suo grande (e alquanto remunerativo) talento: dipingere...
«Pronto, sono Pierce... Pierce Brosnan».

«Pronto, sono Pierce. Pierce Brosnan».
Inizia così, con l’inconfondibile timbro baritonale che un tempo ordinava vodka Martini (agitato, non mescolato), la conversazione con l’ex James Bond. Gentleman lo ha raggiunto nel suo buen retiro sulla North Shore di Kauai, l'isola più selvaggia dell'arcipelago hawaiiano, dove da anni vive con la seconda moglie Keely in una grande casa fronte Oceano Pacifico.

C’è un vento forte che sferza la linea, ma il disturbo è interrotto da un altro rumore, decisamente più bizzarro.
«Sono le mie galline», spiega lui, divertito.
Galline?
«Ne abbiamo tantissime».
Le mangiate?
«Oh, no. Razzolano qui, libere e felici. Al massimo rubiamo qualche uovo».

Brosnan ha la voce calma e distesa di chi ha finalmente trovato la giusta sfumatura per far coesistere le sue anime. C'è il cinema, certo, quella porzione di vita da sempre sotto i riflettori: all'attivo, oltre alle quattro pellicole di 007 da lui interpretate, ha circa altri settanta titoli tra film e serie tv.
I successi più recenti lo confermano in uno stato di grazia: da The Thursday Murder Club, la produzione Netflix in cui recita accanto a Helen Mirren, fino all’acclamata serie MobLand, prodotta da Guy Ritchie, rinnovata per una seconda stagione e andata in onda in Italia su Paramount+.

E poi c'è la pittura. Una passione che tentò di percorrere giovanissimo, a sedici anni, dopo aver abbandonato il liceo, indeciso se diventare un poliziotto, un soldato nelle forze armate («Ero un ottimo tiratore») o vivere da artista, dipingendo in qualche soffitta malandata di Londra.
«Ma nessuno allora voleva le mie opere, e così tutto si risolse in un impiego come apprendista illustratore e grafico pubblicitario in una piccola agenzia a South London». Il destino ha voluto che proprio in quello studio un collega gli suggerisse di frequentare un laboratorio teatrale. Lì Brosnan scoprì la recitazione, lasciò la grafica, studiò per tre anni al Drama Centre London.

Il resto è storia. Con la pittura, però, sempre lì. Onnipresente, come un gesto intimo, terapeutico, quasi segreto. Diventato centrale nel 1987, dopo la diagnosi di un male incurabile della prima moglie, Cassandra Harris. «Quella notte dipinsi un quadro, One dark night. Pensavo di realizzare qualcosa di tetro; invece, venne fuori solo colore puro».

Un’arte che, da quel giorno, è diventata il suo contrappeso sempre. Anche durante i momenti felici, come quello della sua consacrazione planetaria nel 1995, quando debuttò in GoldenEye nei panni di 007, nel suo nuovo smoking firmato Brioni, lo stesso brand che ancora oggi lo accompagna sui red carpet, quando abbandona l’uniforme da isolano zen hawaiano fatta di pantaloncini, t-shirt, canottiere e le sue immancabili Birkenstock.
«Ricordo che girammo GoldenEye ai Leavesden Studios, che all'epoca erano una fabbrica della Rolls-Royce abbandonata e fatiscente», racconta Brosnan.
«Mi diedero un camerino pazzesco, che divenne il mio studio, con finestre esposte a nord e una luce meravigliosa. In genere, recitare è un mestiere solitario, ma quando si girano i film d'azione si passa ancora più tempo ad aspettare. Se conosci la scena e non hai battute da ripassare, ti ritrovi con ore vuote. E io non riesco a stare fermo, devo sempre fare qualcosa con le mani. Quella volta realizzai una tela, Earplugs (tappi per le orecchie, ndr).
Oggi l'ha acquistata uno dei miei collezionisti, ma ho ancora le fotografie di me in smoking, mentre dipingo tra un ciak e l’altro. Da allora, in qualsiasi set mi trovi in giro per il mondo, ricostruisco il mio studio: avere un cavalletto o un tavolo pieno di matite e pastelli a portata di mano calma la mia agitazione, mantiene viva la mia anima».

E non solo l’anima. Perché da qualche tempo, le tele dell’ex 007 hanno conquistato un solido mercato di collezionisti pronti a sborsare fino a 1,4 milioni di dollari per un singolo pezzo. È accaduto per il suo celebre ritratto di Bob Dylan, battuto all'asta a Cannes per la fondazione contro l'AIDS. «Guardi che la cifra della base d’asta l’aveva decisa mia moglie Keely. Io ero pronto a venderlo per qualche decina di migliaia di dollari. Però deve ammettere che quella sera siamo tornati a casa saltellando dalla gioia per la cifra raccolta...», precisa con la stessa serenità zen con cui l'ex 007 osserva anche i fantasmi della contemporaneità, come l'intelligenza artificiale. «Inutile combatterla, si rischierebbe solo di farsi del male; meglio coglierne le derive esaltanti», dice citando la lezione di uno dei suoi maestri preferiti, l’artista David Hockney, recentemente scomparso.

E così, a settantatré anni, con la saggezza di chi ha accumulato abbastanza vita da potersene fare una filosofia, Brosnan sembra proprio avere ancora la stessa spinta eclettica di quel ragazzino di sedici anni che voleva fare il pittore da grande. C’è del pragmatismo quasi pop nella sua energia, come quando ammette che: «Bisogna pagare l'affitto e le tasse, nessuno ti fa sconti, è una splendida lotta», infatti, anche per questo a breve volerà in Australia sul set di un nuovo thriller.
E poi c’è la sua vita pittorica: dopo il successo della sua prima retrospettiva So Many Dreams, 50 dipinti e cento disegni curati dalla moglie Keely come un'unica, monumentale opera d'arte, Brosnan sta per firmare la seconda collezione di vasi scultorei con Stephanie Herring e, come se non bastasse, si prepara a sbarcare anche all'Art Basel di Miami insieme al figlio Paris, anche lui pittore. «Gli ho trasmesso il mio amore per Matisse, Van Gogh, Bonnard, Basquiat. Dipingiamo insieme quando torno nella casa di Malibù. Ma lui è velocissimo: mentre io perdo tempo a pulire i pennelli, lui ha già preparato cinque grandi tele».

Dall'altro capo del telefono, la linea è di nuovo disturbata. Stavolta non sono le galline ma, come ammette lo stesso Pierce, una golf cart in movimento con degli amici verso il green per una partita. Giusto il tempo per un’ultima domanda: che cosa direbbe oggi a quel sedicenne che voleva fare l’artista?
«Continua a fare quello che stai facendo.
Tutto andrà bene.
Sii forte, e sii gentile con te stesso.
E ricordati che alla fine non serve molto: un buon letto in cui dormire, un bel tavolo per leggere, una finestra da cui guardare fuori.
E una buona bottiglia di vino».
(riproduzione riservata)
- Quali sono le principali produzioni cinematografiche e televisive in cui ha recitato Pierce Brosnan dopo le sue interpretazioni di 007?
- Genera un report programmato sugli sviluppi del mercato dell'arte contemporanea, con un focus sul segmento dei collezionisti di opere di personaggi pubblici.
- Esistono altre figure pubbliche che, come Pierce Brosnan, hanno intrapreso una carriera significativa nel mondo dell'arte oltre alla loro attività principale?
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