Trionfo per il Barolo
Riserva 1989 di Collina Rionda di Bruno Giacosa ha superato i 4 mila euro. Brunello Riserva Biondi Santi crollato dopo l’acquisizione da parte dei francesi. Trenta rossi piemontesi tra i primi cinquanta
È dal 1998 che Milano Finanza, a fine anno, segnala le quotazioni più elevate ottenute alle aste dai vini italiani. In questa 22^ edizione la classifica presenta una novità: pone a confronto, ove possibile, i prezzi ottenuti quest’anno con quelli del 2018. Con una scoperta inaspettata: mentre sui grandi cru bordolesi che da sempre dominano le valutazioni il vento del ribasso è soffiato nel 2019 con implacabile rigore, ai grandi rossi made in Italy sono stati invece tributati consensi più caldi: le quotazioni dei 39 presenti in tabella per i quali il confronto è possibile hanno infatti ottenuto un aumento del 4,41%, che sale al 7% per le bottiglie più importanti, da 0,75 litri. Vale la pena di notare che la Riserva 1989 di Barolo Collina Rionda di Bruno Giacosa, prima in classifica, ha superato la soglia dei 4 mila euro come era successo l’anno scorso, per la prima volta, a un’altra Riserva, quella di Brunello di Montalcino 1955 firmata Biondi Santi.
Quest’anno l’azienda Il Greppo, dove i Biondi Santi crearono nel 1800 il Brunello di Montalcino, ha cambiato proprietà: è entrata a far parte del gruppo francese Epi di Christopher Descours. Come hanno reagito appassionati, collezionisti e investitori alle aste? Il Brunello Riserva Biondi Santi, che l’anno scorso era presente con quattro millesimi fra i 50 primi classificati, questa volta è riuscito a entrarci solo con l’annata 1955 e la sua quotazione è crollata addirittura del 72%. La sua imprevista eclisse ha sconvolto gli equilibri nel tradizionale confronto regionale: tra i 50 al top la Toscana è riuscita questa volta a piazzare soltanto 19 grandi rossi, mentre il Piemonte, così avvantaggiato, ha stravinto con 30 presenze. A trionfare sono state soprattutto le 20 annate di Barolo Monfortino, seguite a distanza dalle otto di Barolo e Barbaresco di Bruno Giacosa. Sul versante toscano, invece, a dominare è il Masseto che nonostante abbia alle spalle una vita più breve del Sassicaia è riuscito a collocare 14 millesimi tra i primi 50 classificati, mentre il decano dei SuperTuscan si è fermato a tre. Ultima sorpresa: tra le 80 bottiglie, mezze bottiglie, magnum, doppie magnum, imperial elencate nella tabella ce n’è soltanto una che non è piemontese né toscana: è quella di Amarone del 2000 di Giuseppe Quintarelli, diciassettesima tra i primi 50. (riproduzione riservata)
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