In attesa del meeting della Bce di giovedì 4 maggio 2023, i banchieri centrali iniziano ad avvertire i mercati di quello che li può attendere, fra tassi e inflazione. Secondo Philip Lane, capo economista della Banca centrale europea, i dati economici recenti suggeriscono la Bce dovrebbe alzare nuovamente i tassi. Parlando al quotidiano Le Monde, Lane ha spiegato che, in base ai «dati attuali, dovremmo alzare i tassi di nuovo» la prossima settimana. Perché non è ancora arrivato «il momento giusto per fermarsi. Oltre non posso dire, non posseggo la sfera di cristallo, dipenderà dai dati economici», ha aggiunto Lane. L'intervista è in linea con le osservazioni di altri esponenti della Bce e segnala che un altro aumento dei tassi è certo, resta da capire di quanto. Che si tratti di un quarto o di mezzo punto dipende dai dati sull'inflazione e sui prestiti bancari la cui pubblicazione è attesa due giorni prima del meeting della Bce. Lo stesso Lane non ha detto a Le Monde quanto preferirebbe aumentare il costo del denaro, piuttosto che «l'analisi suggerisce che sarebbe inappropriato lasciare i tassi all’attuale livello del 3%».
Sul tema dei tassi e di un possibile aumento di mezzo puntosi è espressa Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce in rappresentanza della Germania. «I dati ad oggi non escludono un aumento di 50 punti base», ha detto Schnabel alla testata Politico lunedì. Tuttavia, «esamineremo tutti i dati disponibili in quel momento», ha aggiunto Schnabel. «Quelli che abbiamo finora mostrano che l'inflazione è più alta e l'economia più resiliente del previsto». Schabel ha poi aggiunto che «è chiaro, sono necessari ulteriori aumenti dei tassi, ma l'entità dipende dai dati in arrivo» a inizio maggio. Il funzionario tedesco ha avvertito che, a causa della persistenza della crescita dei prezzi sottostanti (inflazione core), «è troppo presto per dichiarare vittoria». L’inflazione core non tiene conto dei beni soggetti a forte volatilità, esclude infatti i generi alimentari e i costi dell'energia. A marzo è cresciuta del 5,7% in Eurozona rispetto ad un anno prima dal +5,6% di febbraio, a livelli record. L’inflazione più ampia, invece, è salita del 6,9% dall’8,5% del mese precedente. Anche perché, ha avvertito Schnabel, «se l'inflazione core sta raggiungendo il picco, ma rimane molto alta e molto persistente», resta un problema. «Quindi ciò di cui abbiamo veramente bisogno è la fiducia che stia effettivamente scendendo in modo sostenuto», ha concluso l’esponente tedesca della Bce.
Una terza voce sui tassi è quella di Francois Villeroy de Galhau, governatore della Banca centrale francese e membro del board della Bce, secondo cui dobbiamo aspettarci una diminuzione dei prezzi. Villeroy ha detto alla francese radio Rtl che la Bce riuscirà a far scendere l'inflazione complessiva a circa il 2% entro il 2025, e «probabilmente» verso la fine del 2024. In un rapporto annuale al presidente francese Emmanuel Macron pubblicato lunedì, Villeroy ha scritto che la Banca centrale europea è giustificata nel mantenere una politica monetaria restrittiva dal momento che le pressioni inflazionistiche non si stanno allentando. La Banca centrale europea alzerà quasi certamente di 25 punti base il costo del denaro il 4 maggio e poi lo porterà al 3,50% o più oltre a giugno, dal momento che l'inflazione core rimane alta. E’ quanto emerge da un gruppo di economisti interpellati da Reuters. (riproduzione riservata)