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Cina contrastata, petrolio in rialzo in vista dell’accordo Iran-Oman, yen in corsa

08 settembre 2026, 07:50 Ultimo aggiornamento: 07:52

Si amplia il surplus commerciale della Cina grazie al settore tech, mentre l’import è sotto le attese. Gli operatori smontano le posizioni di carry trade sullo yen

L’Asia replica l’andamento incerto di Wall Street, martedì 8 settembre, alle ore 7:40 italiane il Nikkei cede lo 0,4% come Hong Kong, mentre Shanghai sale dello 0,3% e il Kospi dell’1,3%. In rialzo anche il petrolio, mentre i futures sul Nasdaq viaggiano positivi (+0,3%).

Il surplus commerciale della Cina si allarga

Il surplus commerciale della Cina è salito a 119,1 miliardi di dollari ad agosto, dai 101,1 miliardi dello stesso mese dell'anno precedente, in linea con le attese. Le esportazioni sono aumentate del 25% a 401,4 miliardi di dollari, centrando le previsioni, sostenute dalla forte domanda di componenti ad alta tecnologia. Le importazioni sono cresciute del 28,2% a 282,4 miliardi di dollari, al di sotto delle attese di un incremento del 30%.

Yen ai massimi da sette mesi

Lo yen si è rafforzato martedì oltre quota 153,49 per dollaro, raggiungendo il livello più alto da febbraio e invertendo la tendenza ribassista che aveva spinto la valuta ai minimi da 40 anni a luglio. Il rialzo è stato favorito dallo smontaggio delle operazioni di carry trade, dalle aspettative di rimpatrio dei capitali e dalla crescente pressione politica degli Usa affinché il Giappone sostenga lo yen attraverso una politica monetaria più restrittiva.

I mercati ora si aspettano che la Bank of Japan aumenti i tassi già questo mese. Un consigliere economico della premier Sanae Takaichi ha affermato che la banca centrale dovrebbe procedere a un rialzo a settembre e a un ulteriore incremento entro gennaio del prossimo anno. Le dichiarazioni evidenziano una crescente consapevolezza all'interno dell'amministrazione Takaichi, finora orientata verso una politica monetaria accomodante, della necessità di un ulteriore irrigidimento da parte della BoJ per frenare l'eccessiva debolezza dello yen.

Nel frattempo, i dati hanno mostrato che i salari giapponesi sono aumentati al ritmo più rapido dal 1997, rafforzando le aspettative per un orientamento più restrittivo della politica monetaria della BoJ.

Pil giapponese del secondo trimestre rivisto al rialzo

Il Pil del Giappone è cresciuto dello 0,4% su base trimestrale nel secondo trimestre del 2026, leggermente al di sopra della stima preliminare dello 0,3% e in linea con le previsioni del mercato. Si tratta del terzo trimestre consecutivo di espansione, sostenuta dalla revisione al rialzo della spesa pubblica, cresciuta dell'1,7% contro l'1,6% della prima stima, dopo il +0,4% del primo trimestre.

Anche gli investimenti delle imprese sono diminuiti meno del previsto, registrando un calo dello 0,9% contro il -1,2% della stima preliminare, dopo il -1% del primo trimestre, a indicare una relativa tenuta della spesa societaria.

La domanda estera ha contribuito positivamente per 0,5 punti percentuali, con esportazioni in aumento dello 0,4%, dopo il +1,7% del primo trimestre, e importazioni in calo dell'1,7%, dopo il +0,3%.

I consumi privati, che rappresentano oltre metà dell'economia giapponese, sono rimasti invariati, in linea con la prima stima e in frenata rispetto alla crescita dello 0,4% del primo trimestre, a causa dell'impatto dell'aumento dei costi sulla spesa delle famiglie.

Petrolio in rialzo in vista un accordo Iran-Oman sullo Stretto di Hormuz

Il petrolio viaggia in rialzo medio dello 0,7% con il Wti a 93,4 e il Brent a 97,9 dollari, vicino ai massimi degli ultimi tre mesi, dopo che l'Iran ha dichiarato che un accordo con l'Oman per la gestione del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è vicino alla conclusione. La prospettiva ha alimentato i timori per il controllo di Teheran su una delle principali rotte energetiche mondiali.

I mercati guardano inoltre alla possibile risposta degli Usa dopo l'attacco a petroliere iraniane nello Stretto durante il fine settimana. I prezzi del greggio sono aumentati di quasi il 10% la scorsa settimana, quando la ripresa degli scontri tra Usa e Iran ha alimentato i timori di nuove interruzioni delle forniture energetiche dal Medio Oriente.

Nel fine settimana entrambe le parti hanno intensificato gli attacchi, prendendo di mira navi e unità militari nell'area dello Stretto di Hormuz. Anche gli impianti di Saudi Aramco a Jazan, vicino al Mar Rosso, sono stati nuovamente attaccati lunedì, sebbene i danni siano stati limitati.

Nonostante l'aumento dei rischi geopolitici, il petrolio continua a transitare dal Golfo Persico: secondo le stime, attraverso lo Stretto di Hormuz passano circa 7 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati rispetto a 18 milioni in media prima del conflitto. (riproduzione riservata)



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