Tignanello, volano gli anni 70
Rialzo medio superiore al 69% per le 18 annate grazie all’exploit di tre millesimi. A decretare il successo sono state le aste battute all’estero
È vero che hanno circa mezzo secolo di invecchiamento, ma alle aste le tre annate di Tignanello dei mitici anni 70 che compaiono in tabella si sono viste addirittura quintuplicare le quotazioni, e se le son viste quintuplicare in un momento negativo come quello attuale, segnato da un generale ribasso. E grazie alla loro incredibile moltiplicazione del prezzo tutti i Tignanello delle vendemmie del secolo scorso per i quali è possibile il confronto dei prezzi con quelli del 2023 (e sono 18, due in più di quelli elencati in tabella) hanno registrato quest’anno, collettivamente, un aumento incredibile, superiore al 69%. Alle aste di quest’anno, per la verità, sono aumentate anche le quotazioni dei Solaia delle annate 1900 ma, come visto due settimane fa, in misura stratosfericamente minore, del 2% netto.
Questa differenza così vistosa è singolare perché gli aumenti di quotazione sono stati decretati, sia per il Solaia che per il Tignanello, dalle aste battute all’estero: in quelle che si sono svolte in Italia i prezzi dei due rossi leader della gamma Antinori sono invece quasi sempre diminuiti. Ed è proprio questa la stranezza: all’estero, dove il gusto del vino più apprezzato è quello determinato dalle varietà d’uva bordolesi, il preferito dovrebbe essere Solaia, che è a base di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, e non il Tignanello, che è a base di Sangiovese. Ma il Tignanello, primo SuperTuscan che sorprese con la sua inedita miscela di uve autoctone e bordolesi, è un prototipo mentre il Solaia è probabilmente considerato all’estero una sua variante. (riproduzione riservata)
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