Tignanello consolida i guadagni
Aumento medio del 3% per i 15 millesimi dopo la crescita nel 2018. Nove i rincari, solo quattro i cali e due annate invariate
Ciò che colpisce subito, nella tabella che illustra le quotazioni spuntate dalle bottiglie di Tignanello alle aste del 2019 mettendole a confronto con quelle registrate l’anno precedente, è che due di queste quotazioni sono rimaste invariate: è la prima volta che succede, e del resto è abbastanza raro che il segno «=» compaia nell’ultima colonna, quella delle variazioni annuali. La sensazione è che questi due insoliti = segnalino una sostanziale stabilizzazione dei prezzi per il Tignanello, ma l’ipotesi sembrerebbe smentita dal bilancio degli altri 13 millesimi: mentre quattro hanno subito una decurtazione, gli altri nove, cioè più del doppio, sono rincarati.
Ma facendo bene i conti si scopre che la prima sensazione non era sbagliata: un aumento c’è stato, però le quotazioni ottenute nel 2018 dai 15 millesimi di Tignanello sono cresciute soltanto del 3,02%, alle aste del 2019. L’aumento è minimo, però si somma a quello molto più consistente, del 13,42%, ottenuto l’anno prima. È vero che le aste hanno trattato i vini made in Italy meno severamente dei mitici Châteaux bordolesi, però sono pochi i grandi rossi italiani che si sono sottratti al vento del ribasso, che in tutti e due questi anni non ha mai smesso di soffiare. Non c’è riuscito nemmeno il Solaia, l’altro grande SuperTuscan firmato Antinori. Dipende probabilmente dal fatto che di Solaia si producono 84 mila bottiglie all’anno, di Tignanello 340 mila. Quest’ultimo non ha quindi il pregio della rarità, e perciò le sue quotazioni saranno sempre più contenute, ma meno soggette agli alti e bassi. (riproduzione riservata)
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