Think pink. I migliori vini rosati secondo la classifica di Gentleman
In testa alle tendenze di consumo ora ci sono bianchi e rosati che hanno segnato un sorpasso storico sui rossi. Lo confermano le guide con ben 81 etichette in rosa promosse a pieni voti
L’anno scorso, per la prima volta nella storia, il consumo di vini bianchi e rosati ha superato la metà del totale globale. Un trend al quale i rosati hanno contribuito più ancora dei bianchi, crescendo del 17% dal 2000 ad oggi. Questa domanda ha comprensibilmente spinto le cantine italiane a investire nella produzione «in rosa» e il risultato trova conferma nelle pagine delle cinque principali guide enologiche del Paese.

Dal consueto lavoro di confronto effettuato da Gentleman sulle edizioni 2024 emerge, infatti, che i vini rosati giudicati con un voto di eccellenza da almeno una delle guide sono 81, mai così tanti. Solo sette, però, sono quelli presenti in tutti i volumi e che dunque, nella nostra graduatoria, ottengono le posizioni di rilievo.
Nella top ten (che comprende 11 vini perché c’è un pari merito), si contano quattro vini abruzzesi, cinque pugliesi e due lombardi.
La graduatoria è guidata dal Cerasuolo d’Abruzzo di Valentini, una delle cantine più antiche della regione, gestita fin dal 1600 dalla famiglia nobile di origine spagnola proprietaria di una vasta tenuta a Loreto Aprutino (Pe). Il Cerasuolo, chiamato così appunto per le sfumature intense che ricordano la ciliegia, è ottenuto da uve Montepulciano ma senza alcuna macerazione sulle bucce. Il rosa è ottenuto con un paziente lavoro in vigna, cercando di inspessire la buccia dell’acino in modo che vi sia una concentrazione maggiore di colore e pressando queste a parte per poi miscelare il liquido ottenuto al mosto fiore. È poi vinificato con fermentazione spontanea in grandi botti di rovere, dove matura per 12 mesi prima di riposare altri 1-2 anni in bottiglia.
Se tutti gli abruzzesi presenti in classifica sono Cerasuolo, seppure con le loro diversità, la compagine dei pugliesi riassume il caleidoscopio di gradazioni rosacee della produzione regionale: l’EstRosa di Pietraventosa, al secondo posto, è espressione del Primitivo di Gioia del Colle, il Torre Testa di Rubino deriva da un Susumaniello, il Rohesia di Cantele nasce da uve Negramaro. Tra questi, sul terzo gradino del podio a pari merito, si insinua il Chiaretto Valtènesi Rosamara di Costaripa, un blend a base di Groppello che nasce sulla sponda bresciana del Lago di Garda.
Native Content