Terlaner Primo Grand Cuvée un vino da pazzi
Sulla capacità d’evoluzione dei vini bianchi nel tempo, Cantina Terlano ha sempre puntato. OTra rilancia con la linea di pregio Terlaner Primo Grande Cuvée
«Questo?», sorride Klaus Gasser con il calice da degustazione e, sullo sfondo, la brughiera di Château Lescombes, a un’ora di macchina da Bordeaux. «Questo è wine for crazy people, un vino da pazzi». È il Terlaner Primo Grande Cuvée, linea gioiello di Cantina Terlano di cui Gasser è direttore commerciale dal 1994 e che in Gironda ha tenuto banco in una degustazione da quattro selezioni (assaggiate anche Terlaner Nova Domus, Terlaner Rarity e due annate storiche, 1966 e 1955) e 12 calici. Gran finale questo blend di Pinot Bianco, Chardonnay e Sauvignon che Gasser definisce «senza dubbio estremo».

«Eravamo alla ricerca di una sintesi perfetta», come ha spiegato l’enologo Rudi Kofler, «un vino che rappresentasse la nostra secolare tradizione e riunisse in sé l’eccellenza dei nostri migliori vitigni e dei crus più pregiati. Questa è l’espressione dell’anima più pura della Cantina Terlano». «La sua eleganza e finezza olfattiva si fondono», continua Gasser, «con una potente mineralità e salinità al palato che già lo rendono unico e, a differenza di altri bianchi di grande prestigio che affinano in legno, il Terlaner Primo è privo di qualsiasi nota di barrique».

Eppure è di sorso forte, chiaro, di singolare complessità: «il vino che ci eravamo ripromessi per esprimere Cantina Terlano al suo meglio e al massimo dei suoi tre valori fondanti: storia, tempo, eccellenza». E lo fa in tutte e tre le annate proposte (2021, 2019, 2013), descrivendo ciascuna a modo proprio le caratteristiche di una beva che può essere spavalda, tesa, elegantissima, speziata. Ci sono struttura, aromaticità, acidità, finezza, tutte le caratteristiche che hanno reso Cantina Terlano un punto di riferimento internazionale per i bianchi invecchiati e che ancora accumulano potenziale immenso grazie all’archivio della cantina: una collezione di oltre 100mila bottiglie di bianchi che datano fino al 1955 e si aggiungono alla preziosa selezione di etichette destinate a diventare linea Rarity composta da 17 annate, ancora oggi in fase d’invecchiamento, la più longeva è del 1979.

È la bandiera della lungimiranza dell’azienda, fondata nel 1893 e oggi cooperativa che conta 143 soci per un totale di 190 ettari in un terreno dell’eccellenza all’interno di un antico vulcano, nel bolzanino noto in tutto il mondo con un volume di un milione e mezzo di bottiglie l’anno.

Un secolo abbondante di storia che vive, sostenuta da una «filosofia di lavoro da sempre compresa e apprezzata anche in regioni di grande tradizione enologica come Piemonte e Toscana» prosegue Gasser, «e dai mercati europei più sofisticati come Londra e Amburgo, fino a quelli internazionali di Hong Kong e Stati Uniti. Dove ci sono solida competenza e cultura del vino, la capacità d’evoluzione dei vini bianchi nel tempo può diventare un fattore decisivo per suscitare interesse, ponendo le basi per un successo duraturo». E per questi primi cento e passa anni, la missione (da pazzi) è compiuta. (Riproduzione riservata)
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