Le prospettive del mercato restano difficili da prevedere a causa della natura erratica dello scenario tariffario statunitense. Comunque, Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity di Lemanik, ritiene che i mercati asiatici siano l'asset class più interessante tra le azioni globali e che continueranno a essere sostenuti dall'espansione regionale.
I mercati globali hanno reagito alla sospensione per 90 giorni dei dazi dell’amministrazione Trump con un forte contro-rally in tutte le classi di attività, chiudendo parzialmente il sell-off iniziale. I mercati azionari asiatici più colpiti sono stati Taiwan, la Cina e in parte l'Asean. Gli indici coreani e giapponesi hanno resistito meglio, nota Zimmermann.
I dati economici pubblicati nel mese di aprile sono rimasti relativamente stabili, in quanto il front-loading degli ordini di esportazione dall'Asia agli Stati Uniti ha spinto l'attività manifatturiera in Asia. Tuttavia, gli economisti si aspettano che i dazi abbiano un effetto deflazionistico su Asia ed Europa, poiché parte della produzione sarà dirottata fuori dagli Stati Uniti. L'economia americana dovrebbe, invece, subire una spinta all'inflazione importata, poiché i dazi si aggiungeranno ai prezzi delle importazioni.
Fatte queste premesse, a livello operativo, nel corso del mese di aprile il gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity ha chiuso l’esposizione alle azioni cinesi quotate negli Stati Uniti. Perché? Semplice «esiste il rischio potenziale che gli Stati Uniti delistino le società cinesi che operano negli Usa nell'ambito della loro retorica anti-cinese», avverte Zimmermann, che durante il sell-off ha, viceversa, aggiunto posizioni in Indonesia e Giappone e aumentato il peso della Cina nel segmento domestico, come bio-tech, banking e real estate. (riproduzione riservata)