Primo trimestre in forte calo a livello di utili e ricavi per Tenaris, che riesce comunque a battere le attese del consenso nei due parametri finanziari principali. La multinazionale italiana, che produce tubi per l’industria petrolifera e del gas, ha chiuso i tre mesi con un utile netto di 518 milioni di dollari, cioè 0,47 dollari per azione, in calo del 31% rispetto allo stesso periodo del 2024, ma in linea con il trimestre precedente.
Il risultato ha superato le attese di mercato, che stimavano 465 milioni di profitti. Nonostante ciò il titolo, quotato a Milano ma anche a Wall Street, nel corso delle prime fasi di negoziazione di giovedì primo maggio a New York perde quasi il 2%.
I ricavi, pari a 2,92 miliardi, hanno mostrato una flessione del 15% su base annua, battendo anche in questo caso le previsioni degli analisti, che prevedevano un fatturato tra i 2,89 e i 2,91 miliardi.
Solidi i risultati operativi: l’ebitda del trimestre si è attestato a 696 milioni di dollari, in flessione rispetto ai 987 milioni di un anno fa ma superiore alle attese di 669 milioni, mentre l’ebitda margin è stato del 23,8%, in calo rispetto al 28,7% del 2024 ma sopra il consenso che stimava un 23%.
A sostenere il fatturato, ha spiegato l’azienda in una nota, sono stati i volumi stagionali in Canada e l’aumento delle vendite onshore negli Stati Uniti, mentre il prezzo medio di vendita è diminuito, penalizzato anche da minori vendite di prodotti premium in Messico, Turchia e Arabia Saudita.
La società segnala una domanda stabile a livello globale nel comparto drilling (cioè le trivellazioni), ma evidenzia un recente peggioramento delle prospettive sul fronte della crescita economica e dei prezzi del petrolio, complice anche l’annuncio di Opec+ sull’incremento della produzione. Da inizio anno il prezzo del Brent è sceso di oltre il 20%.
Tenaris prevede per il secondo trimestre un leggero aumento delle vendite, grazie al recupero dei prezzi medi e al mantenimento di volumi simili a quelli del primo trimestre. Anche l’ebitda margin dovrebbe restare stabile. La società conferma quindi una visione moderatamente positiva, pur riconoscendo la possibilità che le compagnie energetiche rivedano i propri piani di investimento nel breve periodo. Tuttavia, prevede la società, gli investimenti strutturali di lungo termine sembrano destinati a proseguire, sostenendo la domanda di prodotti per grandi progetti.
Gli analisti di Jefferies, che sul titolo hanno dato raccomandazione buy (comprare) con prezzi obiettivo fissati a 22 euro (a Milano) e 47 dollari (al Nyse), hanno accolto positivamente i risultati del gruppo superiori al consenso.
Anche la posizione di cassa netta, salita a 4 miliardi (+11% trimestre su trimestre), «ha battuto le previsioni grazie a un forte contributo del capitale circolante». Jefferies vede quindi una possibile revisione al rialzo del consenso per il secondo trimestre.
Sul fronte dei dazi infine gli esperti evidenziano che «l’aumento dei prezzi Octg (Oil Country Tubular Goods, cioè i prodotti metallici laminati per l’industria di petrolio e gas, ndr) negli Stati Uniti dovrebbe compensare gran parte dell’impatto negativo derivante dai dazi estesi a tutti i prodotti siderurgici e dai maggiori costi di acciaio e rottami». (riproduzione riservata)