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Tenaris una delle azioni più sottovalutate di Piazza Affari. E se crescesse in Medio Oriente?
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Tenaris una delle azioni più sottovalutate di Piazza Affari. E se crescesse in Medio Oriente?

23 maggio 2025, 10:02 Ultimo aggiornamento: 18:31

La quotazione di Tenaris si è scollegata dal prezzo del Brent, nota AlphaValue, ma la valutazione resta a forte sconto. Con una presenza significativa in America la società potrebbe considerare l’espansione in Medio Oriente e focalizzarsi di più sulla transizione verde

La situazione per il produttore italiano di tubi per l’industria oil & gas, Tenaris, non è cambiata granché: dopo una performance inizialmente positiva nella seconda metà del 2024, il titolo ha poi ritracciato ed è tornato ai livelli precedenti (-0,14% a 14,305 euro il 23 maggio in chiusura a Piazza Affari). Tuttavia, se si guarda la performance a cinque anni si nota una sorprendente indifferenza ai prezzi del greggio. Questo è l’aspetto interessante, secondo gli esperti di AlphaValue.

La quotazione di Tenaris si è scollegata dal prezzo del Brent

Le prospettive economiche globali si sono deteriorate a causa delle crescenti incertezze, attribuite in parte alle tensioni geopolitiche che coinvolgono Ucraina, Israele e Iran, nonché a un contesto macroeconomico debole e alle dinamiche di offerta dell’Opec+. Senza contare la Trumponomics. Di conseguenza, il prezzo del Brent è sceso da 85 a 65 dollari, un calo del 20% in 12 mesi, con impatti negativi su società come Tenaris. Una situazione che potrebbe perdurare ancora a lungo.

Inoltre, Tenaris è esposta in modo significativo al mercato nordamericano, in particolare al settore dello shale oil e gas, che rappresenta circa la metà dei suoi ricavi (Usa e Canada). E, secondo la società di servizi petroliferi Baker Hughes, il numero di impianti attivi negli Stati Uniti è sceso da 750 a 620 nell’ultimo anno, con una riduzione del 18%. Gli attuali prezzi del petrolio, spiegano gli analisti di AlphaValue, non sostengono il finanziamento e la redditività di nuovi impianti, in contrasto con l’ottimismo seguito all’elezione di Trump e al suo slogan «Drill, baby, drill». Un ritorno alla realtà.

Perché l’azione può rimbalzare

Innanzitutto, è piuttosto notevole che, nonostante un contesto più ostile, Tenaris sia riuscita a mantenere una redditività molto elevata, continuano ad AlphaValue. È vero che i ricavi sono calati del -16% nell’anno fiscale 2024, ma i margini ebitda hanno comunque raggiunto circa il 25% (così anche nel primo trimestre del 2025). Non male in un contesto simile, tanto più che il calo è stato dovuto principalmente alla riduzione dei prezzi (-12%). Questo ha comunque permesso di ottenere un Roce (rendimento del capitale investito) solido del 14%.

Detto ciò, nonostante il potenziale supporto dei dazi statunitensi che dovrebbero sostenere i prezzi locali (Tenaris produce localmente quasi il 100% delle sue vendite Usa), i prezzi non stanno ancora recuperando. Come accade anche per la concorrente francese Vallourec (coperta con un rating add), questo probabilmente è il principale fattore che il mercato aspetta prima di tornare ad acquistare.

Eppure la struttura finanziaria del gruppo è solida, con una posizione di cassa netta di 4 miliardi di dollari a marzo di quest’anno rispetto a una capitalizzazione di mercato di 17 miliardi di dollari. Questo nonostante i 2,1 miliardi spesi l’anno scorso in dividendi e riacquisto di azioni, pari a circa 90 milioni di azioni su un totale di 1,1 miliardi. La società resta, dunque, redditizia e continua a generare liquidità, permettendo ritorni agli azionisti e acquisizioni mirate.

Un’espansione in Medio Oriente?

A questo proposito, con una presenza significativa in Nord e Sud America (circa 75%), Tenaris potrebbe considerare l’espansione in Medio Oriente. «Questo riequilibrerebbe il business rendendolo meno volatile, offrendo al contempo un'opportunità per impiegare, almeno in parte, la sua enorme posizione di cassa», suggeriscono gli analisti di AlphaValue. Va anche ricordato che una buona parte del business del gruppo non dipende dagli investimenti in nuovi impianti, ma piuttosto dalla manutenzione e dall’ammodernamento di quelli esistenti. Un’attività che non sparirà improvvisamente, se i grandi operatori e quelli dello shale vogliono continuare a produrre nonostante l’effetto «esaurimento». Questo spiega in parte la resilienza del gruppo.

La transizione verde può essere di supporto

Anche se attualmente il mercato non sembra interessarsene molto, la transizione verde potrebbe portare benefici a Tenaris e al settore in generale, in particolare per quanto riguarda l’idrogeno. «Nessuno sembra preoccuparsene per ora, ma ci vorranno investimenti significativi per arrivare a un mondo più pulito. Pozzi geotermici, impianti di waste-to-energy, e sistemi per il trasporto e lo stoccaggio della CO2 rappresentano opportunità, poiché in tutti questi casi saranno comunque necessari dei tubi», precisano gli esperti di AlphaValue.

Il sistema THera™ Seal, ad esempio, è una soluzione di tenuta per lo stoccaggio di idrogeno gassoso ad alta pressione, che sfrutta l’esperienza del gruppo nelle connessioni metallo-metallo per condizioni estreme, consentendo un’integrazione perfetta tra il contenitore e il sistema di tenuta. Il gruppo segnala un crescente interesse da parte dei clienti, anche se per ora mancano numeri concreti. La rivale francese Vallourec ha fornito qualche dettaglio in più, stimando che potrebbe ottenere circa il 10% dei suoi profitti in questo campo nei prossimi 3-5 anni. Sebbene non sia un cambiamento epocale nel breve termine, va considerato come «la ciliegina sulla torta petrolifera».

Valutazione a forte sconto

Da quando gli analisti di AlphaValue hanno iniziato a coprire il titolo Tenaris nel 2007, non è mai stato così a buon mercato. Il rapporto ev/ebitda medio su 15 anni è pari a 9,5, contro un misero 4,5 atteso per il 2025. «Sembra un forte sconto, anche in tempi difficili. Tutte le metriche indicano un potenziale rialzo, tranne il nostro net asset value, che potrebbe essere un po’ conservativo. Il più significativo è il discounted cash flow, che riflette la forte capacità del gruppo di generare liquidità, nonostante un Wacc relativamente elevato del 9,5%, dovuto alla sua struttura finanziaria. Questo sottolinea la capacità di Tenaris di creare valore per gli azionisti (dividend yield stimato al 4,10% nel 2025, ndr)», puntualizzano gli esperti.

Tuttavia, il mercato è attualmente alla ricerca di opportunità di crescita e momentum, che il gruppo e il settore faticano a offrire. «Secondo le nostre previsioni, il 2025 sarà un anno di transizione con livelli di utile simili al 2024 (a 2,185 miliardi di dollari dai 2,117 miliardi del 2024, ndr), il che spiega la recente sottoperformance. Nonostante ciò, non si è verificato un calo significativo del prezzo del titolo, poiché gli investitori riconoscono la resilienza del gruppo in un contesto difficile. In sintesi, gli azionisti sembrano disposti ad aspettare condizioni migliori, così come i potenziali acquirenti. Siamo d’accordo con questo approccio», concludono gli analisti di AlphaValue, «a patto che ci sia prontezza ad agire rapidamente quando si manifesteranno segnali di ripresa dei prezzi. il nostro rating sull’azione è buy con un prezzo obiettivo a 19,7 euro». (riproduzione riservata)



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