Tenaris archivia il secondo trimestre del 2025 con conti superiori alle attese, ma l’outlook debole fa scivolare l’azione in borsa del 3,89% a quota 15,82 euro (minimo intraday a 15,53 euro).
Il periodo da aprile a giugno si è chiuso con un fatturato pari a 3,08 miliardi di dollari (consenso 2,96 miliardi), in aumento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2024, grazie a prezzi medi di vendita più alti (+6% trimestre su trimestre) e volumi leggermente superiori (-1% trimestre su trimestre a 982 mila tonnellate), trainati dalle maggiori vendite in Usa +13% per prezzi più alti e maggiori vendite offshore).
Invece, in Sud America il fatturato è calato a seguito della riduzione delle spedizioni per il progetto offshore Raia in Brasile, compensate dall’avvio delle consegne per il gasdotto Vaca Muerta Sur in Argentina e dall’aumento dei servizi di rivestimento nei Caraibi. In Europa le vendite sono rimaste stabili sequenzialmente, mentre su base annua hanno registrato un calo nelle vendite offshore. In Asia Pacifico, Medio Oriente e Africa il fatturato è rimasto stabile.
In crescita del 5% anche l'ebitda a 733 milioni (708 milioni il consenso) con un ebitda margin al 23,7% (23,8% nel primo trimestre del 2025; era atteso al 23,3%). Un trend simile all'utile netto, +5% a 542 milioni (465 milioni il consenso).
Vendite che, invece, nel primo semestre sono diminuite dell'11% a 6,008 miliardi a causa del -5% dei volumi di prodotti tubolari spediti e del -7% dei prezzi medi di vendita dei tubi a causa del calo dei prezzi in Nord America. L'utile netto è sceso del 4% a 1,06 miliardi (da 1,09 miliardi) e l’ebitda del -13% a 1,43 miliardi di dollari con un margine ebitda anch’esso in calo al 23,8%.
Il flusso di cassa generato dalle attività operative è risultato pari a 1,5 miliardi, inclusa una riduzione del capitale circolante per 250 milioni. Dopo investimenti per 309 milioni, il free cash flow è stato pari a 1,2 miliardi. Infine, in seguito al pagamento di dividendi per 600 milioni e al riacquisto di azioni proprie per 474 milioni, la posizione di cassa netta è risultata pari a 3,7 miliardi (3,61 miliardi il consenso).
Guardando avanti, in seguito al recente aumento dei dazi sulle importazioni di prodotti in acciaio, passati dal 25% al 50%, Tenaris si aspetta una riduzione delle importazioni di tubi Octg Usa rispetto agli alti livelli registrati nella prima metà dell’anno e un progressivo aumento dei prezzi dei tubi Octg negli Stat Uniti (+0,3% mese su mese a luglio, +11% da inizio anno).
Tenaris ha anche osservato che i prezzi del petrolio si sono indeboliti poiché l’Opec+ ha accelerato il ritiro dei tagli volontari alla produzione di 2,2 milioni di barili al giorno, mentre la crescita della domanda è stata contenuta in un contesto di elevata incertezza economica e geopolitica. Tuttavia, l’attività di perforazione è rimasta relativamente resiliente, nonostante una certa riduzione negli Stati Uniti, in Canada e in Arabia Saudita. Il Messico, grazie al recente finanziamento di Pemex, potrebbe iniziare a recuperare dopo un calo prolungato.
Per il secondo semestre, quindi, il gruppo si aspetta un calo modesto delle vendite rispetto al primo (il consenso stima 5,8 miliardi, -4% rispetto al semestre precedente), riflettendo una minor attività di perforazione, mentre i margini saranno influenzati dal recente incremento dei costi legati ai dazi. Il consenso prevede un margine del 22%/23% nel secondo semestre, -180/-80 punti base (1,26/1,33 miliardi). Invece, per l’intero esercizio il consenso ha stimato un ebitda a 2,77 miliardi, un margine al 23,3% e ricavi a 11,9 miliardi.
Con il titolo Tenaris che tratta a un p/e 2025 di 12 volte e a un ev/ebitda di 6,6 volte, con una cassa netta a fine giugno di 3,7 miliardi (il 16% della capitalizzazione di mercato), Equita ha confermato il rating buy e il target price a 18,80 euro sull’azione.
Nonostante la guidance debole anche Banca Akros ha confermato il rating buy (target price a 19 euro), giudicando i risultati dell'azienda «buoni e superiori alle aspettative sia grazie a ricavi più elevati sia a un'aliquota fiscale più bassa del previsto. Il flusso di cassa generato dalle attività operative è stato di 673 milioni nel solo secondo trimestre (821 milioni nel primo trimestre del 2025) e, dopo investimenti in conto capitale per 135 milioni, il free cash flow è ammontato a 538 milioni. La liquidità netta è scesa a 3.758 milioni ma segnaliamo che l’azienda ha pagato dividendi per 600 milioni e ha riacquistato azioni per 237 milioni nel secondo trimestre». Per Jefferies l’outlook è in linea alle attese, da qui la conferma del giudizio buy e di un target price a 21 euro.
Più cauta Mediobanca Research che ha ribadito un rating neutral (prezzo obiettivo a 17 euro), pur riconoscendo i buoni risultati del secondo trimestre 2025 con Ebitda e utile netto superiori al consenso. «Riteniamo che le prospettive per il secondo semestre siano sostanzialmente in linea con quanto indicato dal management nel primo trimestre. È interessante notare come le vendite in Nord America siano aumentate del 13%, probabilmente grazie al contributo di Pipelogix. Invece, nonostante i nuovi investimenti in Argentina, le vendite in Sud America sono calate del 4%», precisa la banca d’affari. (riproduzione riservata)