Germania sempre più nell’occhio del ciclone. La crisi di governo è ormai di fatto aperta. Giovedì 7 novembre il cancelliere Olaf Scholz ha nominato Jörg Kukies (suo consigliere economico ed ex Goldman Sachs) come ministro delle Finanze al posto del liberale Christian Lindner che si è opposto alla riforma del freno del debito e alla legge di bilancio nel tentativo di recuperare voti. La coalizione di governo formata da Spd, Verdi e liberali è esplosa. Friedrich Merz, leader della Cdu in testa nei sondaggi, ha chiesto di anticipare le elezioni a gennaio. Nel frattempo dall’economia continuano ad arrivare segnali negativi. Ieri l’ufficio di statistica Destatis ha reso noto che la produzione industriale tedesca a settembre è scesa del 2,5%, mentre il consenso di mercato si aspettava un -1%. L’attuale livello è del 10% inferiore al picco più recente di febbraio 2023 e del 13% rispetto al pre-pandemia.
«L’ulteriore calo della produzione sottolinea che la crisi dell’industria sarà una delle tante questioni che il nuovo governo dovrà affrontare», ha osservato Capital Economics. «Le prospettive per l’industria tedesca sono pessime. Le indagini sull’attività manifatturiera sono rimaste in territorio di contrazione in ottobre». Oltre alle questioni congiunturali, l’industria tedesca sta affrontando «diverse sfide strutturali» secondo gli economisti, tra cui i prezzi elevati dell’energia e le difficoltà del settore automobilistico a convertire la produzione verso veicoli elettrici tenendo il passo con i concorrenti cinesi. «La manifattura continuerà a frenare l’economia», ha osservato Commerzbank.
La vittoria di Donald Trump e i possibili dazi del 10-20% sui prodotti europei «aumentano i rischi» per l’economia tedesca secondo Capital Economics. Gli scambi con gli Usa diminuirebbero nel medio termine, anche se nel breve potrebbero aumentare nel tentativo di anticipare le misure di Trump. Le esportazioni verso gli Stati Uniti rappresentano il 3,8% del pil della Germania.
Prima ancora di osservare l’effetto dei dazi di Trump, le esportazioni tedesche sono scese dell’1,7% a settembre, più del -1,4% previsto dal mercato. La Germania dovrà rivedere nei prossimi anni un modello economico sbilanciato sull’export puntando maggiormente su domanda interna e investimenti. In tal senso il freno del debito potrebbe rivelarsi presto insostenibile. È significativo che nelle ultime ore la Cdu abbia aperto alla riforma delle regole fiscali nazionali.
«La Germania ha bisogno di un governo stabile e orientato alle riforme per rispondere alle possibili misure di Trump che avranno un impatto sulle politiche commerciali, fiscali e di difesa», ha rilevato Scope che prevede un calo del pil tedesco dello 0,1% quest’anno, con un rialzo dello 0,1% l’anno prossimo (stima abbassata dal precedente +0,9%).
La debolezza della Germania è una pessima notizia per gli altri Paesi dell’Eurozona, in primis per l’Italia. L’Europa è in una sostanziale stagnazione da fine 2022. Le politiche di Trump potrebbero ulteriormente frenare il pil. Non ci sono segnali di una maggiore integrazione nell’area euro. Anche il governo francese è in difficoltà, nonostante il presidente Emmanuel Macron abbia invitato l’Europa a «svegliarsi» e a diventare «carnivora» nel contesto globale, non più «erbivora».
Il vicepresidente Bce Luis De Guindos ha avvertito che una guerra commerciale avrebbe impatto «significativo» sull’economia globale. La Bce potrebbe aumentare i tagli dei tassi secondo gli economisti. Ieri Deutsche Bank ha abbassato il tasso terminale atteso dal 2,25% all’1,5%, in parte a causa dei dazi di Trump e in parte per i crescenti rischi di frenata economica e inflazione sotto il target del 2%. Di conseguenza per Deutsche Bank i tassi scenderanno sotto il livello neutrale (quello che non comprime né stimola il pil) entro fine 2025. Anche Goldman Sachs ha abbassato la previsione sul tasso terminale dal 2 all’1,75%. La banca Usa prevede una crescita nell’Eurozona dello 0,8% l’anno prossimo dal precedente 1,1%. Deutsche Bank ha abbassato la stima di aumento del pil 2025 allo 0,8% da 1,5%. (riproduzione riservata)