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Tecnologia, in Italia investimenti in calo del 40%
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Tecnologia, in Italia investimenti in calo del 40%

19 novembre 2025, 06:00

Il report di Atomico rivela che nell’ultimo anno i capitali sono scesi da 1,3 miliardi a 758 milioni di dollari. Ma c’è un unicorno in più: Namirial

Nel corso di un anno gli investimenti in tecnologia in Italia sono crollati del 40%, passando dai 1,3 miliardi di dollari del 2024 ai 758 milioni stimati per il 2025. Questa la fotografia scattata dall’undicesimo rapporto del fondo di investimento Atomico - in collaborazione con Amazon Web Services, Orrick, HSBC Innovation Banking e Slush - sullo stato della tecnologia in Europa, che MF-Milano Finanza ha visionato in anteprima. Però aumenta l’ottimismo degli italiani: il 56% dei fondatori di imprese innovative si è dichiarato più ottimista sul futuro della tecnologia rispetto al 2024. E da non sottovalutare è il fatto che il numero degli unicorni tricolore è aumentato a nove: Namirial si aggiunge a Bending Spoons, Domyn, Technoprobe, Tatatu, Moltiply Group, ScalaPay, Satispay e Kong.

La crescita del settore tecnologico in Europa

Allargando lo sguardo a tutta Europa, dal report emerge che il settore tecnologico continentale vale 4.000 miliardi di dollari, il 15% del pil. Impennano i capitali destinati alle tecnologie della difesa (+55%), toccando 1,6 miliardi di dollari, e il 31% di tutti i finanziamenti europei raccolti nel 2025 è destinato ad aziende che sviluppano AI. Il numero delle aziende tecnologiche è salito a 40 mila (dalle 13 mila del 2016) mentre investitori attivi ammontano a 2.850 (dai 1.350 nel 2016). Da non sottovalutare la crescita del bacino di talenti europeo nel mondo della tecnologia (+4%), che ha raggiunto quota 4,6 milioni nel 2025.

Atomico evidenzia inoltre il 7% degli investimenti in venture capital, pari a 44 miliardi di dollari, e il +55% delle allocazioni in venture capital dei fondi pensione europei, passate da 650 milioni a un miliardo di dollari. Nell’ultimo anno si è anche registrata la rivincita del venture capital europeo, i cui rendimenti hanno superato quelli statunitensi su un orizzonte temporale di dieci anni e sovraperforma i mercati azionari del Vecchio Continente el 10% su oltre 10 anni.

I problemi ancora esistenti 

Tuttavia ci sono lacune strutturali in Europa che non permettono di sfruttare a pieno il potenziale. Innanzitutto quasi il 70% dei fondatori di imprese innovative afferma che il contesto normativo europeo è troppo restrittivo e il mercato troppo frammentato. Non a caso circa il 18% delle aziende tecnologiche fondate in Europa si trasferisce in altri continenti.

Allo stesso manca una cultura del rischio, segnala il rapporto. Basti pensare che solo il 20% delle aziende europee interagisce attivamente con le startup, contro il 50% che si registra negli Stati Uniti. L'Europa investe solo il 9% degli appalti pubblici nell'innovazione contro il 20% degli Usa. Rispetto al mercato a stelle e strisce il Vecchio Continente è più indietro anche sugli investimenti dei fondi pensione nel venture capital: se raggiungessero i livelli di allocazione statunitensi, ulteriori 210 miliardi di dollari potrebbero confluire nel venture capital nel prossimo decennio.

Serve la sovranità tecnologica europea

La tecnologia non può essere più trattata come «un settore, ma è la forza trainante che rimodella tutto: il modo in cui governiamo, difendiamo, alimentiamo le nostre case, gestiamo il denaro e forniamo assistenza sanitaria», ha spiegato Tom Wehmeier, partner e responsabile Intelligence di Atomico. Ecco perché l’Europa deve puntare alla «sovranità nella tecnologia per riuscire a plasmare il suo futuro agendo in modo indipendente». Serve quindi «una regolamentazione più semplice, più capitale paziente e impegno pubblico per fa sì che l’Europa guidi l’era tecnologia nel prossimo decennio», ha aggiunto Sarah Guemouri, principal di Atomico. (riproduzione riservata)



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