Nel corso di un anno gli investimenti in tecnologia in Italia sono crollati del 40%, passando dai 1,3 miliardi di dollari del 2024 ai 758 milioni stimati per il 2025. Questa la fotografia scattata dall’undicesimo rapporto del fondo di investimento Atomico - in collaborazione con Amazon Web Services, Orrick, HSBC Innovation Banking e Slush - sullo stato della tecnologia in Europa, che MF-Milano Finanza ha visionato in anteprima. Però aumenta l’ottimismo degli italiani: il 56% dei fondatori di imprese innovative si è dichiarato più ottimista sul futuro della tecnologia rispetto al 2024. E da non sottovalutare è il fatto che il numero degli unicorni tricolore è aumentato a nove: Namirial si aggiunge a Bending Spoons, Domyn, Technoprobe, Tatatu, Moltiply Group, ScalaPay, Satispay e Kong.
Allargando lo sguardo a tutta Europa, dal report emerge che il settore tecnologico continentale vale 4.000 miliardi di dollari, il 15% del pil. Impennano i capitali destinati alle tecnologie della difesa (+55%), toccando 1,6 miliardi di dollari, e il 31% di tutti i finanziamenti europei raccolti nel 2025 è destinato ad aziende che sviluppano AI. Il numero delle aziende tecnologiche è salito a 40 mila (dalle 13 mila del 2016) mentre investitori attivi ammontano a 2.850 (dai 1.350 nel 2016). Da non sottovalutare la crescita del bacino di talenti europeo nel mondo della tecnologia (+4%), che ha raggiunto quota 4,6 milioni nel 2025.
Atomico evidenzia inoltre il 7% degli investimenti in venture capital, pari a 44 miliardi di dollari, e il +55% delle allocazioni in venture capital dei fondi pensione europei, passate da 650 milioni a un miliardo di dollari. Nell’ultimo anno si è anche registrata la rivincita del venture capital europeo, i cui rendimenti hanno superato quelli statunitensi su un orizzonte temporale di dieci anni e sovraperforma i mercati azionari del Vecchio Continente el 10% su oltre 10 anni.
Tuttavia ci sono lacune strutturali in Europa che non permettono di sfruttare a pieno il potenziale. Innanzitutto quasi il 70% dei fondatori di imprese innovative afferma che il contesto normativo europeo è troppo restrittivo e il mercato troppo frammentato. Non a caso circa il 18% delle aziende tecnologiche fondate in Europa si trasferisce in altri continenti.
Allo stesso manca una cultura del rischio, segnala il rapporto. Basti pensare che solo il 20% delle aziende europee interagisce attivamente con le startup, contro il 50% che si registra negli Stati Uniti. L'Europa investe solo il 9% degli appalti pubblici nell'innovazione contro il 20% degli Usa. Rispetto al mercato a stelle e strisce il Vecchio Continente è più indietro anche sugli investimenti dei fondi pensione nel venture capital: se raggiungessero i livelli di allocazione statunitensi, ulteriori 210 miliardi di dollari potrebbero confluire nel venture capital nel prossimo decennio.
La tecnologia non può essere più trattata come «un settore, ma è la forza trainante che rimodella tutto: il modo in cui governiamo, difendiamo, alimentiamo le nostre case, gestiamo il denaro e forniamo assistenza sanitaria», ha spiegato Tom Wehmeier, partner e responsabile Intelligence di Atomico. Ecco perché l’Europa deve puntare alla «sovranità nella tecnologia per riuscire a plasmare il suo futuro agendo in modo indipendente». Serve quindi «una regolamentazione più semplice, più capitale paziente e impegno pubblico per fa sì che l’Europa guidi l’era tecnologia nel prossimo decennio», ha aggiunto Sarah Guemouri, principal di Atomico. (riproduzione riservata)