L'Italia avrà mai un social network in grado di competere con i giganti americani e cinesi del settore, da Facebook e Instagram, da Twitter a TikTok? La strada è ancora molto lunga, ma l'esordio in borsa di TaTaTu, «la super app dove si guadagna per ogni azione che si fa», come racconta a Milano Finanza il suo fondatore e amministratore delegato Andrea Iervolino, potrebbe aver tracciato il percorso per fare concorrenza ai colossi di un mercato che al momento appare ancora cristallizzato intorno a pochissime big tech.
Iervolino ha scelto di quotare la sua creatura in Francia, sull'Euronext Growth Paris, e in pochi giorni ha messo a segno numeri da capogiro: all'esordio, avvenuto il 19 ottobre, le azioni valevano 2 euro, corrispondenti al prezzo di sottoscrizione di un'operazione di private placement guidata dall'advisor Bnp Paribas, per un totale di 1,6 miliardi di capitalizzazione. In pochi giorni il titolo ha registrato una crescita esponenziale, più che quadruplicando il suo valore raggiungendo gli 8,5 euro. Che tradotto significa circa 6,9 miliardi di capitalizzazione.
Perché Iervolino, che a Piazza Affari è già presente con la casa di produzione cinematografica Ilbe (che capitalizza circa 50 milioni), ha scelto il mercato d'Oltralpe per far debuttare il suo social? «Sostanzialmente», racconta il manager, «perché a Parigi c'è il miglior mercato possibile per gli investitori istituzionali che vogliono scommettere sulla tecnologia». Un «motivo di visibilità», aggiunge, «senza nulla togliere a Milano, un bellissimo mercato pubblico che tra l'altro fa parte dello stesso gruppo Euronext».
La lezione di Iervolino però è chiara: un'azienda con ambizioni internazionali e un modello di business che non dipende dalla presenza fisica in un luogo specifico va a cercare fortuna dove lavorano i grandi fondi specializzati nel tech. Pur avendo la ragione sociale in Italia, TaTaTu si definisce un'azienda europea. In questa filosofia rientra anche l'acquisizione, lo scorso luglio, del 75% di Mercato Metropolitano, azienda operativa a Londra che si occupa di gestione della ristorazione sostenibile e comunitaria.
Nata nel 2018 ma decollata ufficialmente soltanto due anni dopo, TaTaTu si è proposta di rivoluzionare il modo in cui gli utenti interagiscono con i social network: «Non guadagna solo chi produce un contenuto, quindi il content creator, ma anche l'utente passivo», spiega Iervolino. Ogni interazione con l'app, da una chat a una chiamata, passando per la condivisione di foto e video, offre agli utenti, a prescindere dal numero di follower, monete virtuali (Ttu coin) che vengono depositate nel proprio portafoglio interno all'applicazione. «Attenzione però», avverte il manager, «il Ttu coin non è una criptovaluta, perché non si può scambiare con denaro liquido né utilizzare all'infuori dell'ecosistema di TaTaTu: il concetto è quello di creare un modello di economia circolare». I coin si possono utilizzare nell'e-commerce della piattaforma, per vivere specifiche esperienze, o nei punti vendita fisici di Mercato Metropolitano. «Per ora gli acquisti fisici sono limitati a esperienze ed eventi, ma entro fine anno pensiamo di mettere a disposizione anche la possibilità di comprare cibo tramite Ttu coin».
Un altro concetto chiave è quello che Iervolino definisce «sharing economy dei dati, cioè condividere la creazione di valore con gli utenti attraverso la moneta virtuale dell'app».
A gennaio 2022 gli iscritti a TaTaTu erano 95 mila e ad agosto sono quasi quadruplicati, arrivando a superare i 350 mila. «Prevediamo di arrivare entro fine anno in una forchetta compresa tra mezzo milione e 1,5 milioni, per poi raggiungere l'obiettivo dei 60-80 milioni per il 2026». Nel 2021 la società ha registrato 47 milioni circa di ricavi, e ora con la quotazione punta a crescere sia internamente sia per linee esterne. «Vogliamo consolidare la nostra presenza nei principali Paesi europei e sbarcare in Canada e Usa nel prossimo anno, per poi cercare di espanderci a livello globale». Dopo l'operazione Mercato Metropolitano il fondatore del gruppo si dichiara inoltre «molto interessato a operazioni di fusione e acquisizione, per espandere il più possibile le linee di business che consentano di utilizzare i nostri coin in punti vendita fisici». (riproduzione riservata)