Stellantis frena in Sud America. Il gruppo guidato da Antonio Filosa ha rivisto sensibilmente al ribasso il programma produttivo 2026 di Fiat Titano e Ram Dakota nello stabilimento argentino di Córdoba, rispondendo a una domanda più debole del previsto sia sul mercato locale sia, soprattutto, in Brasile.
Secondo quanto riportato dalla stampa sudamericana, il piano iniziale prevedeva la produzione di circa 27 mila pickup nell’intero anno, mentre la nuova programmazione è scesa a circa 16.500 unità. Si tratta di un taglio di 10.500 veicoli, pari a quasi il 40%, che arriva proprio mentre Stellantis sta trasformando il complesso industriale di Ferreyra in uno dei pilastri della propria strategia per il Sud America.
La revisione diventa ancora più evidente guardando agli ultimi quattro mesi dell’anno. Tra settembre e dicembre Stellantis prevedeva inizialmente di assemblare circa 8 mila Ram Dakota, ma il nuovo programma ne contempla soltanto 3 mila. Per Fiat Titano la produzione prevista nello stesso periodo scende invece da circa 1.500 a mille esemplari. Sull’intero 2026, la nuova pianificazione dovrebbe così attestarsi attorno a 12 mila Dakota e 4.500 Titano.
Stellantis ha spiegato che lo stabilimento sta adeguando i propri processi produttivi «all’evoluzione della domanda» sul mercato argentino e su quelli di esportazione. Al momento non sono però stati annunciati né licenziamenti né sospensioni e il gruppo ha ribadito il ruolo strategico del polo di Córdoba.
Dietro la frenata c’è soprattutto il deterioramento dello scenario regionale. Il Brasile rappresenta il principale mercato di destinazione delle auto prodotte in Argentina e un rallentamento della domanda brasiliana si trasmette rapidamente agli stabilimenti del Paese vicino.
Il problema non riguarda soltanto Stellantis. Anche Ford ha ridotto il ritmo produttivo della Ranger nello stabilimento argentino di Pacheco, mentre l’intero settore deve fare i conti con una domanda meno dinamica e con la crescente pressione competitiva dei costruttori cinesi.
I numeri dell’industria argentina restituiscono un quadro contrastato. Le esportazioni hanno raggiunto 150.270 veicoli nel primo semestre, leggermente sopra le 147.849 unità dello stesso periodo del 2025. La produzione complessiva, invece, ha registrato una contrazione a doppia cifra, anche per effetto delle riconversioni industriali in corso in diversi stabilimenti.
Il taglio dei volumi non significa però un passo indietro nella strategia industriale, anzi. Stellantis ha confermato i progetti di investimento a Córdoba, dove ha stanziato circa 380 milioni di dollari per trasformare Ferreyra in un hub regionale dedicato alle pickup e rafforzarne l’integrazione produttiva.
Il progetto comprende anche una nuova linea per la produzione locale del motore 2.2 Multijet a partire dal 2027. L’obiettivo resta quindi quello di utilizzare l’Argentina come base produttiva ed esportatrice per il mercato sudamericano, nonostante l’aggiustamento dei volumi nel breve periodo.
La frenata arriva peraltro mentre Filosa sta puntando proprio sul Sud America come una delle aree più solide del gruppo. Stellantis conserva una posizione di leadership nella regione e sta ampliando la propria offerta, anche attraverso l’arrivo dei modelli del partner cinese Leapmotor, e l’obiettivo di una revisione della strategia. Herlander Zola, capo di Stellantis per il Sud America, ha annunciato che ci saranno novità entro fine anno sulla roadmap tecnologica del gruppo nella regione, proprio per rispondere alla rapida evoluzione del mercato e alla concorrenza dei marchi cinesi.
L’avanzata dei marchi cinesi è una variabile sempre più importante. Byd e altri costruttori asiatici stanno accelerando l’espansione in Brasile e negli altri principali mercati della regione, aumentando la pressione sui prezzi e costringendo i gruppi tradizionali a calibrare con maggiore attenzione produzione e scorte.
La revisione di Titano e Dakota mette in evidenza una delle principali sfide per la strategia sudamericana di Stellantis: difendere la redditività e la leadership regionale mentre il gruppo di Filosa aumenta gli investimenti e rinnova la gamma, senza produrre più veicoli di quanti un mercato diventato più competitivo sia in grado di assorbire. (riproduzione riservata)