L’addio di Leonardo Maria Del Vecchio a EssilorLuxottica è stato un fulmine a ciel sereno.
Ai vertici del colosso dell’occhialeria da oltre 28 miliardi di euro di fatturato e quotato alla borsa di Parigi nessuno si attendeva il passo indietro del quartogenito del fondatore. Dal quartier generale milanese, dove ieri sono rientrati sia il presidente Francesco Milleri sia Lmdv (com’è conosciuto Del Vecchio jr in sigla, mettendo in fila le iniziali del nome e cognome), hanno dovuto gestire lo scossone per l’uscita del giovane manager, simbolica anche perché era l’unico erede diretto del fondatore a ricoprire ruoli in azienda.
In mattinata la notizia rivelata da MF-Milano Finanza è stata confermata con una nota asciutta nonostante le critiche profonde mosse da Leonardo Maria allo stile di gestione di Milleri, il delfino di Leonardo Del Vecchio cui l’imprenditore milanese ha lasciato le chiavi dell’ammiraglia EssilorLuxottica e dell'ìmpero finanziario da 40 miliardi di valore di Delfin.
Milleri è il top manager che finora ha ben traghettato il colosso dell’occhialeria nella svolta industriale medtech, centrando tutti i target del piano su ricavi e redditività e potenziando il titolo alla borsa di Parigi. Oggi quota 159 euro, 26 euro sopra i valori di quando il fondatore scomparve il 27 giugno 2022, sebbene in arretramento rispetto ai massimi di novembre 2025 quando il titolo toccò 323,8 euro.
Da Essilux hanno spiegato che Lmdv lascerà gli incarichi operativi, ovvero la presidenza di Ray-Ban e le deleghe da chief strategy officer, per dedicarsi a nuovi progetti imprenditoriali. «Ringraziamo Leonardo Maria per aver contribuito alla crescita del gruppo e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre. Gli auguriamo uguale successo nella sua nuova avventura», è la chiusa della nota del colosso italo-francese. Non una parola e nessun commento sui precisi rilievi mossi da Del Vecchio jr sulle modalità di conduzione aziendale relativa al people management, da cui Lmdv fa direttamente dipendere le proprie dimissioni.
Nella lettera dal titolo «Perché lascio» – che questo giornale ha pubblicato ieri in esclusiva – il figlio di Del Vecchio parla di una gestione «distante», «impersonale», lontana dalle «persone che devono tornare al centro» del gruppo com’era nella «Luxottica di vent’anni fa». Dice che il «patto» con i dipendenti che è alla base di un’azienda si «è indebolito» e ricorda anche lo stile «leale» di conduzione del padre.
Sono critiche che in quella EssilorLuxottica che il fondatore ha reso pioniera del welfare aziendale in Italia non possono che amareggiare Milleri, che ha sempre cercato di portare avanti in continuità il pensiero di Del Vecchio, anche concedendo una partecipazione crescente ai dipendenti nell’azionariato di Essilux.
Nelle sue ultime dichiarazioni prima dell’estate Lmdv aveva continuamente riconosciuto questa continuità fra il padre e il manager scelto. Da cui ora però prende le distanze: «Non voglio diventare il figlio del fondatore utilizzato per rappresentare una continuità nella quale, su alcuni principi fondamentali, io stesso non mi riconosco più».
Cos’è successo dunque quest’estate per generare questa inversione dei rapporti tra i due, incrinando quello che fino a pochi mesi fa era un rapporto sereno?
Raccolto il timone nel 2022, Milleri aveva subito «promosso» Lmdv assegnandogli le deleghe di chief strategy officer e portandolo nella stanza dei bottoni di Essilux. E lo stesso Leonardo Maria, non più tardi di aprile, aveva motivato la sua volontà di rilevare le quote di Delfin dei fratelli Luca e Paola anche per chiudere dopo quattro lunghi anni l’esecuzione del testamento con l’assegnazione del legato da circa 2,1 milioni di titoli Essilux a Milleri.
C’è un passaggio della lettera di dimissioni che può aiutare a capire quanto può essere succersso.
È questo: «Non puoi celebrare i tuoi manager quando vincono e scoprire improvvisamente la distanza istituzionale quando attraversano un momento difficile», scrive Del Vecchio jr riferendosi a Milleri.
Fonti spiegano che la stessa «distanza» sarebbe stata avvertita dal giovane imprenditore in un momento complesso della propria vita privata: prima Del Vecchio ha dovuto affrontare la chiusura delle indagini per il caso Equalize e più di recente la delicata situazione che si è venuta a creare con l’ex partner circa l’affidamento della figlia nata un anno fa, vicenda finita sotto i riflettori dei media e nelle aule del tribunale. Lmdv si sarebbe atteso non certo una presa di posizione formale da parte dei vertici del gruppo ma un maggiore interessamento e gesti di vicinanza, che al contrario non ci sarebbero stati.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, l’uscita dal gruppo sarebbe poi anche da legarsi al riassetto che Lmdv sta portando avanti in Delfin. Come hanno spiegato ieri gli analisti di Equita e Intesa Sanpaolo nel commentare le dimissioni, la scelta di Del Vecchio jr rafforza la distinzione fra proprietà famigliare e gestione industriale, affidata al management. Ciò permetterebbe al rampollo di avere mani libere nel portare avanti il piano di semplificazione del litigioso azionariato della cassaforte.
Saltato a giugno il piano per rilevare il 25% di Delfin dai fratelli per l’indisponibilità della holding a fargli da garanzia di un mega-prestito bancario da 11 miliardi, Lmdv ha adesso terminato le trattative con il fondo Apollo che sarebbe disponibile a concedergli un analogo prestito.
Ma data l’entità anche degli interessi da sostenere, in Lmdv Capital stanno continuando a sondare alternative con altri fondi e banche. Nelle prossime settimane una nuova proposta di riassetto potrebbe essere recapitata sul tavolo della cassaforte,perché – fanno sapere fonti vicine al dossier – lo stallo dentro Delfin non può durare ancora a lungo, dopo oltre quattro anni dall’avvio della successione. (riproduzione riservata)