Borse asiatiche poco convincenti con i titoli tecnologici di nuovo sotto pressione e l’incertezza geopolitica che hanno spinto gli investitori a ridurre l’esposizione al rischio in vista dei risultati di Nvidia mercoledì 26 agosto e dell’indicatore Pce sull’inflazione preferito dalla Federal Reserve statunitense (gli economisti si aspettano un unico rialzo dei tassi di 25 punti base entro la fine del 2026). I futures sugli indici azionari statunitensi sono in frazionale rialzo con quello sull’S&P500 in crescita dello 0,14% dopo che Wall Street ha chiuso la seduta del 24 agosto in ribasso.
Il colosso Usa dei chip Nvidia dovrebbe registrare ricavi trimestrali pari a 92 miliardi di dollari, un banco di prova importante per capire se il rally alimentato dall’intelligenza artificiale sia in grado di soddisfare le aspettative sempre più elevate. Il clima di avversione al rischio si è ulteriormente rafforzato dopo che l’amministrazione Trump ha minacciato di estendere le sanzioni secondarie ai Paesi che intrattengono rapporti commerciali con Teheran nell’ambito dell’economic D-Day, sebbene le misure annunciate finora siano rimaste al di sotto di una vera e propria escalation. Di conseguenza, i prezzi del petrolio ripiegano con il future sul Brent a 90,52 dollari al barile (-0,04%).
L’indice Kospi della Corea del Sud ha annullato il calo iniziale ed è salito dello 0,49%. Ma nel comparto dei semiconduttori SK Hynix è arretrata del 2% e Samsung Electronics dell’1,17% dopo il rimbalzo della seduta precedente con il nuovo piano per la remunerazione degli azionisti che ha deluso gli investitori.
In Giappone l’indice Nikkei è salito dello 0,39% e il più ampio Topix dello 0,38%, mentre i titoli legati ai semiconduttori hanno avuto un andamento contrastato: Kioxia ha perso lo 0,47%, Sony si è mossa poco, Largan Precision ha guadagnato il 2,14% e Tdk è scesa dello 0,5%.
Lo yen è sceso nei confronti del dollaro, mentre i titoli di Stato giapponesi hanno perso terreno, in attesa di capire se gli Stati Uniti daranno seguito alla minaccia di imporre sanzioni ai Paesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran. Il cambio dollaro/yen registra un rialzo dello 0,15% a 159,3.
Gli investitori guardano anche all’intervento del presidente della Fed, Kevin Warsh, di venerdì a Jackson Hole, alla ricerca di indicazioni più chiare su come la banca centrale reagirà a un’inflazione che continua a dimostrarsi ostinata. Takeru Yamamoto, trader presso Sumitomo Mitsui Trust Bank a New York, si aspetta che il cambio dollaro-yen rimanga intorno a 159. La Bank of Japan probabilmente aumenterà i tassi a settembre e potrebbe procedere con un ulteriore aumento a gennaio, ha dichiarato in un’intervista l’ex membro del consiglio della BoJ, Seiji Adachi.
Anche l’indice Asx 200 australiano è salito dello 0,62%. Coles ha guadagnato il 3% dopo aver pubblicato risultati per l’esercizio 2026 superiori alle aspettative come Ampol (+0,84%). Di segno opposto Woodside Energy che ha perso quasi l’1%. La società australiana di esplorazione e produzione petrolifera ha registrato un aumento del 7% dell’utile nel primo semestre, ma ha abbandonato il proprio obiettivo di investire 5 miliardi di dollari nell’energia pulita, tornando a concentrarsi su petrolio e gas.
Cina e Hong Kong più dimesse con l’indice Shanghai Shenzhen CSI 300 piatto, lo Shanghai Composite in rialzo solo dello 0,2% e l’Hang Seng in calo dello 0,20%.
Ma Pechino non sembra scoraggiata dal rallentamento sempre più marcato della sua economia. Una serie insolita di commenti pubblicati quotidianamente dal People’s Daily, il quotidiano ufficiale del Partito Comunista al potere, ha sostenuto la necessità di guardare oltre la volatilità economica di breve periodo, soprattutto mentre la Cina deve affrontare difficoltà sia all’estero sia sul fronte interno.
Gli articoli hanno iniziato a essere pubblicati sabato 22 agosto con lo pseudonimo Zhong Caiwen, che secondo un’opinione diffusa sarebbe utilizzato dall’Ufficio della Commissione centrale per gli affari finanziari ed economici, l’organismo responsabile delle politiche economiche guidato dal vicepremier, He Lifeng.
L’articolo di martedì 25 agosto afferma che le autorità accelereranno la spesa pubblica e adegueranno la politica monetaria in modo «tempestivo» per sostenere l’economia nella seconda metà dell’anno. I commenti pubblicati nei tre giorni precedenti avevano definito la crescita del 4,7% registrata nel primo semestre come «di alta qualità».
Per l'intero 2026 Pechino ha fissato un obiettivo di crescita del pil tra il 4,5% e il 5%. Quindi il dato del secondo trimestre a +4,3% su base annua, in forte rallentamento rispetto al +5% del primo trimestre, è al di sotto del livello più basso del range atteso dal governo cinese.
«Dobbiamo accelerare il ritmo della spesa di bilancio e l’impiego dei proventi delle emissioni obbligazionarie», afferma l’ultimo articolo, chiedendo che i fondi vengano trasformati il più rapidamente possibile in investimenti concreti. Inoltre, promette di portare avanti i grandi progetti previsti dal piano quinquennale fino al 2030, accelerando l’utilizzo del programma da 119 miliardi di dollari destinato a sostenere gli investimenti.
I messaggi che arrivano da Pechino sono probabilmente parte del tentativo delle autorità di trasmettere fiducia in un momento di vulnerabilità economica, mentre la Cina deve affrontare il rischio di protezionismo all’estero con la debolezza dei consumi interni aggravata dalla crisi immobiliare.
Le autorità studieranno anche l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione, mentre la Cina deve fare i conti con 200 milioni di lavoratori impiegati in forme di lavoro flessibile e con un record di 12,7 milioni di laureati universitari quest’anno.
Un aspetto non menzionato negli articoli è che l’indebitamento della Cina rappresenta già una fonte di difficoltà. Secondo le previsioni di Bloomberg Economics, il debito combinato dei governi centrale e locali salirà al 101% del pil entro la fine del 2035 rispetto al 69% registrato alla fine dello scorso anno. (riproduzione riservata)