L’Europa continua a sorprendere e, questa volta, Wall Street se ne è accorta. Goldman Sachs e JP Morgan hanno alzato le loro previsioni sullo Stoxx Europe 600, sostenute da una crescita economica più resiliente del previsto e soprattutto da utili societari che stanno battendo le attese. Goldman Sachs vede ora l’indice a 670 punti, JP Morgan a 680, mentre il consenso degli strategist indica 651 punti a fine anno.
A rendere interessante il quadro è l’AI. Non tanto perché l’Europa possa sfidare direttamente i grandi hyperscaler americani, ma perché offre un’esposizione più diversificata al tema. Un paniere di società europee legate all’adozione dell’intelligenza artificiale, elaborato da Bank of America, è salito del 12% nel 2026, mentre i grandi hyperscaler Usa hanno perso il 2,3%. E le attese sugli utili dello Stoxx 600 restano robuste: +15% nel 2026 e +9% nel 2027.
Ma il Vecchio Continente deve fare i conti con un problema molto più antico dell’AI: l’acqua. La siccità estiva sta mettendo sotto pressione agricoltura, industria, trasporti ed energia. Paradossalmente, però, anche la siccità crea vincitori. Riassicuratori, logistica e società con forte pricing power possono beneficiare dell’aumento dei prezzi e della domanda di soluzioni alternative. AlphaValue segnala, tra gli altri, Kuehne + Nagel, Brenntag, D/S Norden, AP Moller e Glencore. Anche Novonesis: con le sue soluzioni a base di enzimi meno energivore può trasformare il problema climatico in un’opportunità.
Restando in tema energia, un caso interessante è Enel. Barclays ha alzato le stime sugli utili del gruppo dopo un semestre sopra le attese e confermato il giudizio overweight. La banca vede una crescita dell’utile per azione fino al 2028 e un dividendo in aumento. La scommessa è soprattutto sulle reti e sulle rinnovabili, ma anche sulla domanda in aumento di elettricità legata ai data center.
È poi in atto tra i super alcolici una rivoluzione: quella della lattina. Negli Stati Uniti i consumatori più giovani stanno bevendo meno, ma i ready to drink crescono a doppia cifra. Il fenomeno è destinato a espandersi anche in Europa e Campari prova a cavalcarlo con Aperol Spritz e Campari Spritz in formato pronto da bere.
Invece Generali prende fiato. La compagnia ha sovraperformato il settore assicurativo europeo di oltre il 45% dall’inizio del 2024 e ora JP Morgan ha deciso di fare una cosa piuttosto curiosa: alzare il target price, ma abbassare il giudizio da overweight a neutral. Tradotto: la compagnia piace ancora, ma il titolo ha corso abbastanza. Il broker non solo vede una crescita dell’eps superiore al 13% annuo nel periodo 2024-2027 e dividendi in aumento ma anche la possibilità di un buyback straordinario da circa 1 miliardo di euro qualora non vengano effettuate importanti operazioni di m&a.
Una dinamica simile, anche se con caratteristiche molto diverse, riguarda Amplifon. Il titolo ha perso quasi il 3% dopo i risultati trimestrali deboli della divisione Hearing del gruppo GN Store Nord che Amplifon sta acquisendo e che dovrebbe entrare nel perimetro entro fine 2026. Ma gli analisti invitano a non confondere un trimestre difficile con una tesi d’investimento compromessa. Citi e Intermonte continuano infatti a vedere valore nell’acquisizione, soprattutto per le sinergie attese (70-80 milioni di euro annui) e per il rafforzamento della presenza di Amplifon negli Stati Uniti, che potrebbe arrivare a rappresentare circa il 30% dei ricavi.
Sui mercati valutari sta andando in scena un’altra partita importante: il dollaro perde terreno. L’euro è arrivato a ridosso di 1,17, mentre i rendimenti dei Treasury a lunga scadenza hanno raggiunto livelli che non si vedevano dal 2007. Il problema è che gli Stati Uniti devono continuare a finanziare deficit enormi proprio mentre il mondo potrebbe essere meno disposto di un tempo a riciclare i propri surplus nei Treasury americani. Secondo diversi strategist, tra cui Kit Juckes di Société Générale, gli Stati Uniti si trovano davanti a una scelta poco piacevole: ridurre la spesa pubblica, accettare rendimenti più elevati oppure lasciare che il dollaro si indebolisca. E il mercato, con una certa ironia, sembra aver già deciso quale delle tre opzioni sia la più probabile.
Se il dollaro perde appeal, qualcuno deve pur guadagnarci. E quel qualcuno è l’oro. Il metallo prezioso ha registrato il terzo rialzo settimanale consecutivo, sostenuto dal dollaro debole, dalle aspettative sui tassi e dagli acquisti delle banche centrali. La Cina continua ad aumentare le proprie riserve auree e i flussi verso gli Etf stanno tornando a crescere anche in Europa. Ubs mantiene una previsione di 4.600 dollari l’oncia a fine 2026 e vede addirittura 5.400 dollari a settembre 2027. La storia rialzista, però, ha bisogno di tre ingredienti chiave, scopriteli.
È tutto per oggi. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter.
Francesca