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Gas, consumi record: così le forniture americane salvano l’Europa
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Gas, consumi record: così le forniture americane salvano l’Europa

26 agosto 2026, 11:40 Ultimo aggiornamento: 11:48

Il Global Gas Report 2026 di Snam e Igu mostra un sistema più flessibile di fronte agli shock geopolitici. Crescono l’industria e la richiesta di energia per i data center, mentre gli Usa si confermano primo esportatore mondiale

Il sistema globale del gas è entrato nel 2026 con una capacità di tenuta maggiore rispetto a quella mostrata durante la crisi energetica del 2022. Nonostante lo shock geopolitico legato allo Stretto di Hormuz, la domanda di gas naturale ha raggiunto il record di 4.202 miliardi di metri cubi nel 2025, in aumento dell’1,7% su base annua.

È la fotografia scattata dal Global Gas Report 2026 realizzato da Snam e dall'International Gas Union, in cui emerge un sistema più diversificato, più flessibile e decisamente più resiliente alle interruzioni. A trainare i consumi sono stati soprattutto il settore residenziale e commerciale, cresciuto di 32 miliardi di metri cubi, l’industria (+20 miliardi) e la generazione elettrica (+17 miliardi). Quest'ultima resta il principale utilizzo finale del gas, con il 34% della domanda globale.

Hormuz mette alla prova la resilienza 

Il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz ha rappresentato la principale minaccia per il sistema globale di del gas dalla crisi del 2022. L’interruzione di flussi ha interessato circa il 20% delle forniture mondiali di gnl, pari al 3% dell’offerta complessiva di gas. Nel 2026 la produzione mondiale è così attesa in calo di 4 miliardi di metri cubi, lo 0,1%, mentre la domanda dovrebbe ridursi di 7 miliardi, lo 0,2%. Sarebbe il primo calo di offerta e consumi dal 2022

La differenza rispetto alla precedente crisi, però, è evidente sul fronte dei prezzi. Al Ttf le quotazioni hanno superato i 20 dollari per milione di Btu, equivalenti a circa 60 euro per MWh, ben lontano dai picchi di oltre 70 dollari per milione di Btu, pari a 227 euro per MWh, raggiunti nel 2022. A fare da cuscinetto sono state proprio le infrastrutture e le forniture alternative sviluppate negli ultimi quattro anni.

Oltre la metà dell’import europeo di gnl è coperto dagli Usa 

La produzione globale, intanto, aveva raggiunto nel 2025 il massimo storico di 4.147 miliardi di metri cubi. Il Nord America ha fornito il contributo maggiore alla nuova offerta, con 54 miliardi di metri cubi aggiuntivi, più di tutte le altre regioni in crescita messe insieme. Gli Stati Uniti hanno inoltre superato la Russia come principale esportatore netto di gas al mondo, con 167 miliardi di metri cubi esportati nel 2025. Il gnl americano ha coperto oltre la metà delle importazioni europee di gnl .

La crescita della domanda, tuttavia, non sembra destinata a fermarsi. Se le tendenze attuali proseguiranno, i consumi globali potrebbero raggiungere tra 4.516 e 4.575 miliardi di metri cubi entro il 2030. Una prospettiva che rende necessario continuare a investire nella produzione di gnl, nella rigassificazione, negli stoccaggi e nella diversificazione dei portafogli di approvvigionamento.

La spinta dei data center

A cambiare le prospettive del mercato energetico è anche la crescita dell'intelligenza artificiale. Alla fine del 2025 la capacità globale dei data center aveva raggiunto 141 GW, distribuiti in quasi 7.000 strutture, oltre il doppio rispetto a cinque anni prima. La pipeline dei nuovi progetti potrebbe superare i 500 GW entro il 2030 e circa il 64% sarebbe destinato all’AI. 

Il problema è anche temporale: un data center può essere costruito in uno-tre anni, mentre per realizzare le infrastrutture di rete possono essere necessari da cinque a quindici anni. La conseguenza è un possibile disallineamento tra la velocità con cui cresce la domanda di elettricità e quella con cui il sistema riesce ad adeguare le proprie infrastrutture. A questo si aggiungono l’aumento della domanda di raffrescamento e la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi, che possono mettere contemporaneamente sotto pressione consumi, produzione e reti.  

«La resilienza non è un risultato casuale. È il frutto di investimenti, diversificazione, flessibilità e capacità di adattamento», ha spiegato Menelaos Ydreos, segretario generale dell’Igu. La maggiore capacità di reazione mostrata dal sistema nel 2026 rispetto al 2022, secondo Ydreos, è il risultato degli investimenti effettuati nel frattempo in gnl, stoccaggi, infrastrutture e fonti di approvvigionamento.

Una lettura condivisa dall’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, secondo cui la sfida dei prossimi anni sarà quella di integrare maggiormente le diverse componenti del sistema energetico. «È giunto il momento di passare dal concetto di transizione energetica, intesa come sostituzione progressiva di diverse fonti, a quello di integrazione energetica, in cui molecole ed elettroni collaborano», ha sottolineato. (riproduzione riservata) 



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