Stellantis non vuole chiudere fabbriche in Francia e punta a utilizzare le partnership industriali con i costruttori cinesi, per riempire la capacità produttiva oggi inutilizzata in Europa. È il messaggio lanciato dall’amministratore delegato Antonio Filosa alla Rencontre des Entrepreneurs de France del Medef, organizzata a Parigi.
Il ceo ha riconosciuto apertamente il problema strutturale del gruppo nel Vecchio Continente: la riduzione dei volumi ha creato un eccesso di capacità industriale. Ma la soluzione, ha spiegato, «non è chiudere le fabbriche». Stellantis conta attualmente 12 stabilimenti in Francia e circa 38 mila dipendenti, mentre il 22% delle attività mondiali di ingegneria del gruppo viene realizzato nel Paese.
Alla domanda se tra cinque anni Stellantis avrà ancora tutti gli attuali impianti francesi, Filosa ha confermato la volontà di mantenere l’impronta industriale. La strada passa però da un utilizzo più flessibile delle fabbriche, aprendole anche ai partner.
L’esempio più concreto è Rennes, dove Stellantis prevede di ospitare la produzione di un marchio cinese nell’ambito dell’accordo con Dongfeng. «Invece di chiudere la fabbrica, condivideremo questa capacità con uno dei loro marchi», ha spiegato Filosa, con riferimento al brand Voyah del costruttore asiatico. Secondo il manager, lavorare con costruttori cinesi può consentire di affrontare «in modo intelligente» il problema della sovracapacità europea continuando a mantenere l’occupazione.
La strategia si collega direttamente all’intesa annunciata a maggio con Dongfeng. Stellantis e il gruppo cinese puntano a creare una joint venture europea controllata al 51% dal gruppo guidato da Filosa, inizialmente dedicata alla distribuzione dei modelli premium elettrificati Voyah e, in prospettiva, anche alla loro produzione in Europa. Il principio è lo stesso alla base del rapporto con Leapmotor: sfruttare tecnologie, prodotti e competitività dei partner cinesi senza rinunciare alla rete industriale e commerciale europea.
Le parole pronunciate in Francia confermano una linea che Stellantis aveva già indicato con grande chiarezza per gli stabilimenti italiani. Il 29 maggio, incontrando la stampa a Mirafiori dopo la presentazione del piano FaSTLAne 2030, il responsabile Europa Emanuele Cappellano aveva escluso che il taglio di 800 mila unità di capacità produttiva previsto in Europa avrebbe coinvolto l’Italia. «Non ci sono azioni in Italia, non c’è nulla che riguarda la capacità produttiva in Italia», aveva affermato, assicurando che tutti gli stabilimenti italiani avrebbero ricevuto nuovi modelli, piattaforme o sviluppi.
Cappellano aveva inoltre confermato il piano di investimenti sul Paese, indicando l’intenzione di rafforzarlo con nuovi progetti a Melfi, Pomigliano e negli altri siti italiani. La riduzione della capacità europea da circa 4,3 a 3,5 milioni di unità sarebbe dunque dovuta avvenire senza interventi sulle fabbriche italiane. La posizione era stata poi ribadita dallo stesso Filosa nell’audizione del 17 giugno davanti alle commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato, dove aveva confermato il ruolo degli stabilimenti italiani e indicato soluzioni specifiche per i siti più in difficoltà, come Cassino e Termoli, ma anche Atessa.
L’impegno a non chiudere fabbriche non elimina però il nodo centrale. Filosa ha riconosciuto che Stellantis deve adattare una rete industriale costruita per volumi più elevati a un mercato europeo che si è progressivamente ridotto.
Il ceo individua cinque grandi trasformazioni che stanno cambiando l’automotive: regionalizzazione dei mercati, elettrificazione, avanzata dei costruttori cinesi, pressione sui costi e nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale. La precedente strategia del gruppo, ha ammesso, era stata «troppo ottimista» soprattutto sulla velocità dell’elettrificazione e sull’espansione mondiale. Ora, dopo il reset strategico, Stellantis sarebbe entrata nella fase di recupero.
Filosa ha citato un miglioramento dei principali indicatori nel primo semestre 2026, con «ricavi in crescita del 10%, un incremento della profittabilità di 1,5 miliardi di euro e un miglioramento di 2,1 miliardi nella generazione di free cash flow» rispetto al periodo precedente.
Il manager ha inoltre chiesto a Bruxelles di rafforzare il principio del «Made in Europe», sostenendo che costruttori europei e importatori debbano operare con regole comparabili. Stellantis sottolinea che l’86% delle auto vendute dal gruppo in Europa viene prodotto nel continente.
Filosa chiede anche maggior flessibilità sulle norme Co2, soprattutto per i veicoli commerciali leggeri, dove la domanda di elettrico resta molto distante dagli obiettivi regolamentari. (riproduzione riservata)